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Somma Vesuviana, mercoledì sarà presentato il "Movimento a difesa dell’acqua pubblica"

venerdì 16 aprile 2010


Somma Vesuviana. Sbarca anche a Somma Vesuviana il “Movimento a difesa dell’acqua pubblica”. Il gruppo mercoledì prossimo, alle ore 19,30, effettuerà una raccolta firme presso l’enoteca di via Ferrante D’Aragona nell’Antico Borgo del Casamale. A lavorare nel movimento, presente con una propria pagina su facebook, alcuni cittadini sommesi che hanno sposato la causa dell’acqua pubblica. “Sono stati depositati presso la Corte di Cassazione di Roma i quesiti per i tre referendum che chiedono l’abrogazione di tutte le norme che hanno aperto le porte della gestione dell’acqua ai privati e fatto della risorsa bene comune per eccellenza, una merce” ha dichiarato Antonio De Stefano, co-fondatore del movimento ed amministratore della pagina virtuale sul socialnetwork più famoso del pianeta. “Il gruppo ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema molto importante, fornire utili informazioni a riguardo e dare un supporto alla campagna referendaria”. Il comitato sommese è nella rete del “Forum italiano dei Movimenti per l’acqua”. Quest’ultimo è costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione del bene primario per eccellenza ed insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010. A sostegno dell’iniziativa si sono mosse anche diverse forze politiche nazionali. A partire dal sabato 24 aprile comincerà la raccolta delle firme, ed in tre mesi gli organizzatori sperano di arrivare alla fatidica soglia delle 500mila per poter richiedere i referendum. I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti su tutto il territorio nazionale. L’obbiettivo del Forum è quello di ricorrere ad aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione. Il tutto come disciplinato dall’articolo 114 del decreto legislativo 267 del 2000 mai pienamente preso in considerazione dalle autonomie locali.

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