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Pomigliano. Gli 88 operai licenziati hanno incontrato il vescovo di Nola che lancia un appello alle istituzioni

La Chiesa: “Dalla Regione sostegno ai lavoratori Fiat”

domenica 18 aprile 2010, di Isabella Esposito


Pomigliano d’Arco. Il futuro delle tute blu del “Gian Battista Vico” sembra ancora appeso ad un filo e ancora una volta in vista dell’incontro presso i vertici Fiat la Chiesa interviene per sostenere gli 88 lavoratori, tra cui i 36 licenziati del 31 dicembre e i 55 apprendisti il cui rapporto si è risolto a marzo scorso.
”Il Vescovo di Nola, Monsignor Beniamino Depalma, insieme all’intera comunità diocesana, ha lanciato un appello alle Istituzioni perché sia assicurato un futuro di sicurezza e di speranza a tutte le famiglie” lo ha reso noto don Aniello Tortora, celebre testimone ecclesiastico in queste vicende aziendali, che oramai durano da mesi. Ieri i lavoratori licenziati hanno incontrato il vescovo che si è nuovamente interessato alla loro vicenda.
“E’ assolutamente necessario che la Regione Campania, finora intervenuta per assicurare ai lavoratori un provvisorio reddito, prolunghi per quanto più tempo possibile il sostegno al reddito, per permettere una vita degna per loro e per i loro figli”: è questo il principale appello che arriva dalla comunità ecclesiastica. Uno sguardo più attento invece, è ancora quello che la Chiesa del territorio porge al 21 aprile, giorno in cui i sindacati incontreranno l’Amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne a Torino. E se l’intesa per il Piano industriale pomiglianese ancora non ha trovato l’unità aziendale sulle condizioni del Lingotto e la Fiom dichiara di scendere in piazza anche da sola, la Chiesa di Nola ricorda di “non trascurare nella prossima, la drammatica situazione di questi nostri fratelli in ansia, ormai da mesi, e preoccupati, dopo quattro anni di impegno e di sacrifici per l’Azienda, per rischio della perdita del loro lavoro”. Si auspica in un percorso che possa far risorgere dalle possibili ceneri l’azienda punto cardine del Meridione. Anche se non si sa questo piano industriale a quali condizioni debba essere accettato. Condizioni di tutti gli stabilimenti italiani, aggiungono alcuni da casa Fiat, anche se per molti l’aumento delle 40 alle 80 ore di straordinario, i tre turni per sei giorni, diminuzioni di pause lavorative, passare la mensa a fine turno e molte altre disposizioni sembrano essere programmi industriali da terzo mondo. Ma si tenta il tutto per tutto per aver Panda made in Pomigliano, si spera che l’accordo del 21 aprile sia condiviso da ogni dove sindacale, credendo che questo farà terminare la fiaba Fiat con “vissero felici e contenti”.
Nell’ultimo Documento dei vescovi italiani “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno” la Chiesa afferma che “i giovani del Meridione non devono sentirsi condannati ad una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”. La precarietà tanto ricercata fino a qualche mese fa, forse perché confusa con la flessibilità del lavoro in un Paese come l’Italia che liberale non è, provocò diatribe tra i Ministri Brunetta e Tremonti. Alla ricerca di un lavoro nuovamente a tempo indeterminato, che poi non si sa quali garanzie possa offrire dati gli sviluppi degli ultimi tempi, la Chiesa di Nola dichiara: “E’ indispensabile l’impegno di tutti per far crescere le nuove generazione nella giustizia e nella pace, salvando i livelli occupazionali attuali”.

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