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Terzigno. Maestra aggredita per essere troppo premurosa

domenica 9 maggio 2010, di Giovanna Salvati


Terzigno. Picchiata, aggredita, insultata da una madre di un alunno, solo per essere un insegnante premurosa. Una storia assurda, una confessione tenuta nascosta per tutelare i diritti e l’infanzia di un bambino nonostante sua madre avesse invece preferito aggredirla per essere stata per un secondo non insegnante ma madre. Spesso si dice che la scuola è come una famiglia, dove le insegnanti come genitori attenti ed educatori, affettuosamente si prendono cura dei propri alunni come fossero figli. E anche nel plesso periferico di Terzigno, quella maestra aveva data a quel bambino forse troppa attenzione. Non era un suo alunno, ma al suono della campanella, quel bambino attraversava di corsa la strada trafficata per correre in macchina dalla madre, che di fretta doveva correre a lavoro. Lo aveva più volte richiamato, suggerendogli di farsi accompagnare dalla madre, che però invece di prendere il rimprovero come un amorevole solerzia è stata invece interpretata come un invasione e un rimprovero non dovuto e non necessario. Motivazioni queste che hanno generato un aggressione dopo nemmeno ventiquattro ore dal richiamo. All’uscita della scuola infatti, la madre senza nemmeno chiedere spiegazioni alla docente in questione, ha subito preferito aggredirla prima in modo verbale che poi fisico, causandogli una prognosi di sette giorni, dopo le cure mediche presso la Clinica Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano. Ma nessuna ricetta medica riuscirà invece a far rimarginare le ferite che la docente nasconde dentro. “Alla luce di quanto mi è accaduto mi chiedo e chiedo a voi – ha commentato la maestra che ha preferito conservare l’anonimato – chi protegge un cittadino nell’espletamento della sua professionalità? Chi tutela il suo sacrosanto diritto alla salute e alla incolumità? Questo è il trattamento che merita una persona come me dedita a compiere con coscienza e onestà il proprio dovere, convinta di contribuire, nel suo piccolo, al progresso morale e civile della società?”. E poi sottolinea “tutti i docenti come me che ogni giorno inseguono un sogno devono ritornare bruscamente alla realtà scontrandosi con un mondo dove il rispetto per il ruolo non è più un valore, dove l’unico linguaggio ormai universalmente riconosciuto è quello della violenza gratuita, della sopraffazione, della prevaricazione”. Parole dure, forti che fanno riflettere sull’impegno di una docente come di altri mille professionisti, che ogni giorno si impegnano in una promozione e mobilità sociale cercando di ripristinare e conservare i valori del rispetto e dell’educazione, di lavorare per una società che sia una copertina viva di valori veri e concreti e non per nulla fatta di falsità e soprusi. Una vicenda che nel contempo evidenzia la dignità di chi onestamente segue dei principi che in un solo gesto vengono poi offesi, cancellati, contaminati dalla cattiveria e dall’ignoranza. Sulla vicenda ora, seppur non ci sia nessuna denuncia ufficiale, indagheranno i carabinieri.

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