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Al via la seconda rassegna di "Fuori Luogo"

Al Volver Cafè il progetto di Vincenzo Maria Lettica

venerdì 19 ottobre 2007, di Gabriella Castiello


NAPOLI - A teatro gratis, in un bar del centro storico. Osservando talenti e fenomeni dell’underground che incarnano forme e funzioni differenti del teatro.

Ecco il fascino e la sorpresa della seconda edizione della rassegna “Fuori luogo”, progetto di Vincenzo Maria Lettica dedicato al teatro di ricerca che da questa sera, 19 ottobre 2007, fino a febbraio 2008 verrà ospitato nel Volver Cafè di via Bellini.

Il primo a esibirsi è Francesco De Stefano, che porta in scena “Sei nell’anima”, copione firmato da Alfonso Antoniozzi che racconta della storia di un amore adolescenziale tra Filippo e Angela.
A seguire, settimana dopo settimana, altre diciassette performance che trasformeranno le sale del bar-ludoteca in atelier spettacolare. In scena, saranno rappresentati esclusivamente testi in formato di monologo.

Al termine della rassegna la giuria composta da Salvatore Cipolletta, Claudio Catanese, Giovanni Capobianco e Linda Martinelli decreterà il vincitore, al quale andrà un “Premio di produzione” del valore di 1.000 euro da investire in una successiva messinscena.

«Fuori dai luoghi convenzionali, come i teatri. Fuori dai circuiti dipendenti e fuori dalle logiche assistenziali la rassegna ripropone il suo intento: lo studio dell’attore, solo. Nell’espressione della sua drammaturgia al pubblico, alla giuria e agli altri partecipanti. Un’occasione per confrontarsi, un laboratorio, uno stage aperto. Un atelier. 19 progetti provenienti, quest’anno, da tutta Italia, partoriti dietro accurato bando di concorso e scelti da un’autonoma commissione». Ecco le volontà creative di Vincenzo Maria Lettica.

Di seguito il programma.

Sintesi dei monologhi in calendario:
Da Nietzsche a Dio, da Eugenio Montale a Charles Bukowski. Dalla mafia al conflitto amore-sesso, dalla psicoanalisi ad Alice nel paese delle meraviglie. Da Sartre agli sbarchi della Seconda Guerra Mondiale.

OTTOBRE

19 / “Sei nell’anima”, Francesco De Stefano: una storia d’amore adolescenziale, con il liceale Filippo innamorato di Angela, già fidanzata con Akim.

26 / “Disavventure a terra di un marinaio di mare”, Giovanni Nurcato: epistolario comico tra Girolamo Sinarcia, marinaio, e Restituita Protopapa, la moglie. In scena, oltre l’attore (me), un leggìo e un chitarrista.

NOVEMBRE

02 / “Intravista”, Margherita Romeo.

09 / “W la mafia”, Aldo Rapè: Calogero Nicosia ha 30 anni. Da bambino aveva visto cadere sotto i colpi della mafia i suoi genitori, e diciottenne ha deciso di vivere in alto, ad un passo dal cielo. Il testo nasce da una piccola frase pronunciata da una buffa signora, incontrata a mare a Catania all’età di sedici anni: “Le esperienze che viviamo da bambini ci segnano per tutta la vita”. La frase mi colpì in modo particolare sia per l’effetto del contenuto, ma anche per il modo e la giornata in cui fu pronunciata. Era il 19 Luglio del 1992. Il giudice Paolo Borsellino insieme ad altri innocenti veniva barbaramente ucciso in via d’Amelio a Palermo.

16 / “Mia”, Andrea Pauletto: diretto da Matteo Gavi e accompagnato dalle canzoni divulgate da un cd-player, Pauletto racconta la storia della sua convivenza con Ilir, compagno di stanza in una stanza doppia. E della lontananza da Mia.

23 / “Comunque se ci pensi in fondo in fondo un po’ ti amo”, Alessandro Ricci: performance che rappresenta la chiara manifestazione di un conflitto tra amore e sesso, raccontato con cinismo ed ammirevole consapevolezza. 30 minuti fra poesie e storie brevi derivanti da donne probabilmente esistite.

30 / “Erostrato”, Giancarlo Greca: liberamente ispirato al racconto di Jean Paul Sartre, nel quale si dice di un personaggio folle per eccesso di lucidità.

DICEMBRE

07 / “D’altronde”, Gioia Fusco: “Mi dispiace davvero, amore mio. Mi dispiace è l’unica cosa che continuo a ripetermi, le uniche parole che la mia mente riesce a mettere insieme. Le uniche impronunciabili. Parole mute”.

14 / “Sì la muerte”, Vozla: concerto di poesie e dissertazioni filosofiche di autori contemporanei – per voce e suoni – di e con Vozla in collaborazione con Antonella Iengo. Le poesie (testi di Heidegger, Cesare Pavese, Wyslawa Szymborska) sono elaborate alla maniera di pop-rock-kabarett song, con refrain presi in prestito da famosi hit, e nello stravolgerli sta parte del gioco creativo insieme a costruzioni vocali che rimandano per assonanza allo stile Dada.

21 / “Le parole per dirlo”, Ambra Quaranta: tratto dal romanzo scritto nel 1975 da Marie Cardinal (nata ad Algeri nel 1929). Il libro parla della lunga analisi che porta la protagonista ad una presa di coscienza dei suoi traumi infantili e del suo rapporto con una madre rigida e repressiva.

28 / “Del nuovo idolo”, Luisa Guarro: Del nuovo idolo è il titolo di un brano contenuto in "Così parlò Zarathustra" di F. Nietzsche. Il nuovo idolo è lo stato democratico il cui fetore di ipocrisia e ingiustizia fu profeticamente sentito da Nietzsche.

GENNAIO

04 / “Melahel”, Arcangelo Corinti: testo scritto da Alfonso Antoniozzi per Arcangelo Corinti, che nasce da alcune loro riflessioni fatte sulla pazzia, immaginata come il momento di non ritorno dalla conoscenza di Dio e/o dell’impossibilità di comunicarla agli altri.

11 / “Seppia”, Eugenia D’Alterio: liberamente ispirata a “Ossi di seppia” di Eugenio Montale, la performance sarà di carattere ed atmosfera surreale, fortemente connotata dal trittico “ciò che sono” / “come io mi percepisco” / “come gli altri percepiscono me”.

18 / “Di-co di-me”, Lucio Celaia: liberamente ispirato a “Storie di ordinaria follia” di Bukowski e in particolare all’incipit “La razza umana mi ha sempre disgustato”.

25 / “Crisotemi”, Matilde De Feo: liberamente tratto da “Quarta dimensione” di G. Ritsos, “L’elettra” di Sofocle, “Elettra” di Hofmannsthal. Crisotemi non racconta la sua storia, non ha interesse a farlo. Rievoca ricordando solo quel che conviene, ha interiorizzato le vicende della sua esistenza senza mai prenderne parte: “L’inapparenza, diceva il mio vecchio precettore, è la maschera della profondità”. Una sola attrice in scena più un’installazione video.

FEBBRAIO

01 / “’U sbarco”, Cinzia Mirabella: storie di guerra nella Sicilia del ’43. Una pièce teatrale recitata in messinese. Il lavoro – editing musicale di Giulio Fazio; editing video di Amedeo Veneruso – è una raccolta di testimonianze verbali di alcune donne durante lo sbarco degli alleati americani a Messina.

08 / “Mancino”, Stefano Moffa: riconoscersi in una minoranza e far parte di un piccolo mondo è alla base della comprensione del fenomeno dell’intolleranza e della discriminazione.

15 / “Vieni a vedere quant’è profonda la tana del Bianconiglio”, Ramona Tripòdi: dedicato a tutti quelli che non hanno paura di dire ho paura. Questo progetto è una ricerca condotta attraverso i sensi. All’interno di noi stessi le certezze crollano. Crediamo di sapere chi siamo ma sappiamo cos’è sapere?

INFO: 081.06 06 630 / eventi@volvercafe.it
VOLVER, via Bellini 56. 80125 Napoli.

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