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Pomigliano, La trattativa Fiat per il "G.B.Vico" spostata a venerdì

martedì 8 giugno 2010, di Isabella Esposito


Pomigliano d’Arco- Niente di nuovo sui tavoli di trattative con Fiat: l’incontro di Torino tra i sindacati e il Lingotto si è concluso con un ennesimo rimando al tanto discusso piano Marchionne. Dopo nove ore di estenuante trattativa, il risultato è stato un bel nulla tra le mani. Posticipato a venerdì 11, questa volta nella capitale, l’ultimo incontro nel quale sarà definito una volta e per sempre il destino del “G.B. Vico”.

Quarantotto ore di riflessione, sono quelle che i sindacati hanno preso per poter discutere di una bozza di accordo presentata dal gigante del capitalismo automobilistico. «Ci hanno consegnato un documento - ha spiegato Bruno Vitali, coordinatore nazionale auto della Fim - e abbiamo concordato con l’azienda di prenderci due giorni per discutere al nostro interno”. Questi i primi commenti a caldo dopo l’incontro. Ed infatti, i sindacati nel corso di questa settimana, che rincorre venerdì 11, già hanno fissato per giovedì 10 un tavolo comune per tutti i confederali. Commenti arrivano anche dall’accesa ala Fiom. Enzo Masini, responsabile Auto del sindacato di categoria Cgil ha affermato: «se la Fiat conferma l’impianto del precedente documento non si potrà chiudere. Ma questo vale non solo per noi». «Le critiche delle organizzazioni sindacali, più o meno accentuate –ha aggiunto Masini - riguardano gli stessi argomenti: le clausole punitive e la malattia. Noi abbiamo sollevato anche altri problemi non chiariti dalla Fiat: la proposta dell’azienda sull’orario sembra in alcune parti in contraddizione con la direttiva europea».

I 14 punti delle tavole di Sergio Marchionne, ad Fiat, rimangono punti cardine per i rappresentanti del Lingotto presenti tra i quali il responsabile delle relazioni industriali Fiat, Paolo Rebaudengo. ll piano industriale proposto da Fiat, secondo l’amministratore delegato sarebbe tutto da rifare. Tutto da prendere o lasciare. Ed ecco ricapitolate le condizioni: deroghe al contratto nazionale, 18 turni già ampiamente discussi, che il sindacato cerca di rendere più dolci con la proposta di un aumento salariale, riduzione delle pause riposo del 25%, spostamento della mensa a fine turno, facoltà di cambiare la cadenza durante la giornata lavorativa ( numero di auto da produrre in giornata ) . E ancora adozione di una nuova metrica ERGO UAS ( la quale è stata già sentenziata dal procuratore Guariniello come metrica che non risponde ai requisiti del Dlgs 81, dunque non certificata come salutare per i lavoratori .Ed ancora si legge: un comando a distacco presso le aziende fornitrici, 80 ore aggiuntive per lo straordinario in deroga al contratto nazionale e senza preavviso alle rsu, riforma della pianta organica fra lavoratori diretti ed indiretti. Niente pagamento per la malattia nei primi tre giorni , forme di contrasto verso l’uso della legge 104 e dei permessi elettorali oltre formazione dei lavoratori durante la CIG senza costi aggiuntivi per l’azienda.

Più di 5mila sono le tute blu pomiglianesi chiamate a scegliere questo disegno economico. Le stesse sulle quali pende la spada di Damocle, dopo il commento di Marchionne pre-trattativa sulla Nuova Panda a Pomigliano: “Si sbrighino sennò l’andiamo a fare altrove”. Sulle spalle il ricatto e 22 mesi di Cig per i lavoratori che la prossima settima saranno chiamati, attraverso lo strumento referendario stabilito dallo statuto dei lavoratori, a scegliere il futuro della propria fabbrica.
Sempre per la prossima settimana ed in particolare mercoledì, giovedì e venerdì i cancelli del “Vico” riapriranno per un nuovo step, che riporterà sulla catena di montaggio gli addetti al modello Alfa 159. Lo stabilimento pomiglianese produce 280.000 automobili all’anno, poche troppo poche per l’ad Fiat rispetto alle 640.000 ottenute in Polonia con la manodopera a basso costo di 6400 operai. Si spera in un accordo. Un accordo stipulato a parità di condizioni tra i giocatori delle parti sociali tenendo presente il fatto che il “G.B. Vico” rappresenta il 12% della Pil campano e assieme all’indotto conta più di 15.000 operai.

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