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Palma Campania. L’ultimo saluto a Genny, cittadina sotto choc

mercoledì 9 giugno 2010, di Giovanna Salvati


Palma Campania. “Basta fare le cose che piace fare e non ci si pentirà mai di nulla “Cosi la giovane Genny aveva commentato un post relativo alla vita sul social network Facebook, domenica mattina, qualche ora prima della sua cruda morte, avvenuta nel primo pomeriggio quando Genny Muzio, 32enne di Palma Campania, si è lanciata dalla Torre di Pisa ed è morta sul colpo. Lei che considerava la vita una cosa splendida ma pericolosa, per quanti effettivamente come lei avevano il coraggio di viverla e trasformarla in un attimo magnifica. Ma poi qualcosa è cambiato, e tutto il suo potivismo e la sua grinta sono volati via come lei. “Non può essere Genny in quella bara” ha commentato in lacrime Lucia una delle sue amiche ieri mattina durante i funerali. E poi un applauso forte e un palloncino bianco via verso il celo, li ad accompagnare la sua anima nel celo, tra altri giovani angeli che hanno deciso improvvisamente di mettere fine alla sua esistenza. Scegliere di morire da soli, di mettere fine all’ingarbugliato senso di depressione, tristezza e solitudine, pur stando con amici, parenti, pur vivendo in uno stato di apparente serenità. Ma quella serenità per Genny non era nulla e niente. Si era trasferita da due anni nella cittadina pisana, in un appartamento al secondo piano di una palazzina nella parte periferica di Pisa, appartamento che condivideva con i suoi genitori. Un trasferimento avvenuto improvvisamente e per esigenze lavorative. Li Genny aveva cercato di ricostruirsi una vita ma non vedeva l’ora di ritornare a casa, nella sua cittadina palmese. Ricominciare punto e a capo con nuove amicizie, nuovi amori e nuovi sogni non era stato per nulla facile. A darle una mano sua madre, animo sprint e giovanile come lei,e non era raro vederle insieme prendere un aperitivo o andare a feste. Genny amava molto i suoi genitori, la sua famiglia era tutto per lei. Ma nonostante ciò nulla le sembrava più bello della solitudine. E cosi erano cominciati i suoi problemi. In silenzio, nei suoi pensieri, come la maggior parte delle persone che soffrono di depressione. Più era tra la gente e più Genny si sentiva sola, più cercava un sorriso e più quel sorriso le sembrava insipido tanto da chiudersi in se stessa e li cercare la propria dimensione. Viveva con i suoi genitori e nonostante nulla le mancasse, quel sorriso non era cosi radiante come prima. Diplomatasi nel 97’ al Liceo Classico Rosmini di Palma Campania, Genny aveva scelto gli studi giuridici laureandosi all’Università di Giurisprudenza. Ma Domenica la tragedia. Si è confusa in mezzo ai turisti ed ha salito quasi tutti i 293 gradini che conducono alla sommità della Torre di Pisa. Poi si è lanciata dal settimo anello, quello appena sotto la cella campanaria. Un volo di oltre 30 metri. Nessuno l’aveva notata, e la depressione, questa sarebbe la causa del suicidio, l’ha uccisa in mezzo alla folla come se fosse un fantasma. Ha scavalcato la balaustra e si è lasciata cadere senza un grido precipitando per circa 30 metri proprio di fronte all’ingresso principale del monumento dove in coda per entrare c’erano altre decine di persone. Non è la prima volta che la Torre pendente di Pisa fa da sfondo a un suicidio. Era già capitato prima della chiusura imposta nel 1990 per procedere ai lavori di messa in sicurezza. Ed è capitato di nuovo dopo la riapertura del 2001: nel dicembre del 2002 fu una donna di 61 anni, residente in provincia di Pisa, a togliersi la vita gettandosi dal celebre monumento. Poi il 30 aprile 2003 scelse quel luogo simbolico per dire addio al mondo anche un giovane, 21 anni, anche lui originario del Pisano. Lasciò una lettera per spiegare i motivi del gesto: si era ammazzato per una delusione d’amore. Oggi, invece, per il suicidio di Genny, le radici affondano nella malattia che la tormentava da tempo, una depressione per la quale era in cura. Per oltre due ore la Torre è rimasta chiusa al pubblico per consentire ai carabinieri di ricostruire l’accaduto. Poco prima delle 15 il monumento è tornato alla normalità. Centinaia di turisti, pronti a scattare foto, hanno ripreso a salire le scale e la Torre da testimone muta di una tragedia privata è tornata al suo ruolo di simbolo universale di arte e cultura. Al funerale anche il primo cittadino Vincenzo Carbone “sono sconvolto e vicino al dolore della famiglia”.

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