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Pomigliano, Bonanni commenta il 62% dei sì

giovedì 24 giugno 2010, di Isabella Esposito


Pomigliano d’Arco. L’esito del referendum Fiat viene commentato dai piani alti. Il 62,2% dei sì, chiama nella cittadella operaia in prima linea Raffaele Bonanni segretario Cisl- Fim ad esprimersi su quello che definisce “un grande risultato, nonostante la politicizzazione”. E’ soddisfatto nel parlare in conferenza stampa, non una remore non un ripensamento né sulla trattativa né sui termini numerici del voto. “Sono state fatte valutazioni su una bufala” dice in tono rabbioso, “non sono stati violati i diritti dei lavoratori, è una fregnaccia, soprattutto detto da chi non firma tre contratti nazionali”. Implicito il riferimento alla Fiom, verso la quale ribadisce che “tutti hanno accettato il referendum e lo dimostra il 95% dei votanti”. Spiega ancora: “Noi diciamo alla Fiat di dare serenità, i tempi d’investimento saranno di un anno e mezzo o due,Intanto continuiamo a prendere accordi per scongiurare che a Pomigliano avvenga quello che succede a Termini”. Intanto nell’aria non manca il rinvio ad un famoso piano C, per la costituzione di una Newco. Sorride Bonanni, lo fa quasi in tono sarcastistico e dice: “Primum vivere dicevano i latini. Oggi la notizia è che l’investimento è confermato, poi pensiamo al resto". Non si sbilancia, neanche un “nì”. Il “sì” invece, quello dei 62,2% rispetto al 36% dei “no”, a due giorni dall’esito referendario neanche sembra dare tutta questa certezza immediata che ci si aspettava. Da parte di Sergio Marchionne nessuna risposta flash né tanto meno una conferenza. Ora l’ad Fiat è impegnato in America, Pomigliano a scrutinio fatto sembra poter aspettare. Bonanni in merito aggiunge: “Mi rifiuto di pensare che Marchionne non accetti l’accordo e non ci voglio neanche credere, la cisl farà di tutto come sempre per farlo rispettare”. E se c’è chi ha fatto notare al leader nazionale Cisl che il 36% dei “no” rappresenta una percentuale superiore al “G:B.Vico” di Fiom e Cobas, lo stesso aggiunge e rincara la dose: “Anche i sì hanno avuto più consensi di coloro i quali hanno firmato i piani. Qui mi sembra che l’un terzo dei no sia più importante dei due terzi. Voglio precisare che rispettiamo l’un terzo, ma mai più dei due terzi”. E’ diretto, senza mezzi termini sostenuto da un braccio destro che sa gestire la partita Beppe Farina, segretario nazionale Fim il quale afferma: “ "Non c’é nessun accordo sindacale che possa prevaricare la Costituzione", sottolinea. Farina dice anche che "con i lavoratori si è avuta poca possibilità di parlare visto che
erano in cassa integrazione. Il sindacato si misura nei diversi contesti, qui si trattava di dare lavoro. E noi abbiamo scelto questo”. Intanto il governatore Stefano Caldoro assicura: “ "La Regione Campania sarà in campo con tutti gli strumenti amministrativi e legislativi per sostenere il rilancio dell’impianto di Pomigliano secondo l’accordo sottoscritto fra la Fiat e le organizzazioni sindacali, che si è rafforzato con l’esito del referendum". E aggiunge: "Sono certo che l’azienda troverà nel senso di responsabilità dimostrato dai lavoratori un ulteriore stimolo per favorire gli investimenti nella nostra Regione", conclude il presidente. Esulta di gioia all’esito referendario anche Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti affermando: "I lavoratori di Pomigliano hanno compreso e condiviso le ragioni del nostro accordo”. "Credo che l’opzione che si presenta a Fiat sia quella di confermare la validità dell’accordo e quindi l’investimento da realizzare nei prossimi mesi per trasferire la produzione della Panda nello stabilimento di Pomigliano" ha continuato Angeletti . "Se si dovesse sostenere che in Italia le uniche cose che si possono fare sono quelle che si fanno all’unanimità non si farebbe assolutamente nulla", ha detto il sindacalista. Notizie rivelatrici e nuove arrivano anche dal blocco Fiom. "Prendiamo atto della decisione della Fiat, ma non crediamo che sia la soluzione migliore" ha dichiarato il segretario della Fiom, Maurizio Landini, replicando alla decisione di Fiat di andare avanti con l’intesa, discutendo con chi ha votato sì all’accordo. "Gli atti condivisi sono meglio degli atti di forza", ha detto Landini, che chiede invece di tornare tutti al tavolo. Dichiara di fare “accordi alla luce del sole e se non gli troviamo scioperiamo: altre cose non ci appartengono, né nei linguaggi né nei comportamenti", ha aggiunto lo stesso. Ha ringraziato i lavoratori e ha detto: “La Fiat voleva organizzare un plebiscito con ricatto e invece i lavoratori hanno detto con chiarezza che vogliono l’investimento, che vogliono lavorare ma che vogliono anche dignità, tre elementi inscindibili".

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