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Striano. E’ ancora bagarre politica sul licenziamento dell’Assessore alla Cultura

giovedì 29 luglio 2010, di Giovanna Salvati


Striano. Non ci stanno i due amministratori silurati dal sindaco Antonio Del Giudice dopo il loro voto favorevole espresso nell’ultima seduta dell’assise pubblica di lunedi. E cosi carichi di collera e ancora feriti dal gesto inaspettato spiegano “E’ un gesto assolutamente sbagliato e antidemocratico – spiega il capogruppo della maggioranza Francesco D’Andrea – è stato lo stesso sindaco in aula ad affermare che dopo la mia dichiarazione si vedevano forti segni di democrazia poi subito dopo il consiglio, ci ha riuniti per comunicarci che ci avrebbe tolto le deleghe. Infatti non ci ha pensato due volte e il mattino dopo mi è stata recapitata la lettera da parte del sindaco dove, secondo lui mi sfiducia. La fiducia a me l’ha data la maggioranza – incalza D’Andrea - e pertanto la maggioranza me la toglie e non il sindaco e poi sarei curioso di sapere perché la lettera di sfiducia mi è arrivata su carta intestata del comune e non su carta intestata del gruppo, ovvero "Striano Cambia"altro errore o altro segno di illudersi che il comune è proprietà privata?” Parole pungenti e dirette di chi non aspettavo il duro colpo e con lui l’assessore Trippa, con delega allo Sport e Cultura, altrettanto sfiduciato dopo il voto favorevole accompagnato da tanto di intervento in consiglio comunale che sembra aver cosi aperto una vera e propria crepa politica. Nemmeno lui sembra aver mandato giù la sfiducia e spiega “Nella mia carriera breve di assessore ho fatto due interventi nel consiglio comunale il primo secondo gli ordini di scuderia e ho ricevuto pacche sulle spalle e complimenti, nel secondo intervento ho detto quello che pensavo per il bene della cittadinanza e sono stato licenziato. Viva il pensiero democratico secondo il sindaco Aantonio Del Giudice”. Ma a spiegare le sue ragioni è anche il primo cittadino, lui che con ferma decisione si rammarica solo di aver puntato sulle persone sbagliate “credevo in ambedue i miei amministratori – spiega Antonio Del Giudice – ma entrambi hanno deluso. Il capogruppo D’Andrea non ha ancora capito in un anno di attività politica quale sia il reale ruolo di un capogruppo, e probabilmente non ha ben interpretato nemmeno il suo ruolo, e per entrambi la mia è una decisione finalizzata ad un crollo di fiducia che non è maturato solo ed esclusivamente per il loro voto nell’ultimo consiglio comunale per comportamenti costanti e perpetui, è venuto a mancare il principio di fiducia, ma rimangono entità della maggioranza”.

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