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Terzigno. Don Luigi Merola al Museo Emblema "non lasciate i vostri figli per strada"

martedì 3 agosto 2010, di Giovanna Salvati


Terzigno. Ha parlato di legalità, lotta alla camorra, solidarietà e volontariato e con tono forte ha concluso “oggi l’ignoranza è la vera malattia”. Protagonista indiscusso della manifestazione tenutasi domenica sera nella favolosa cornice del Museo Emblema è stato lui, il sacerdote che nulla teme ma che tanto predica in fatti e parole, don Luigi Merola. L’incontro organizzato da Genny Galantuomo ha cosi visto il parroco partenopeo cimentarsi in un lungo dibattito, con lui la dottoressa Anna Bellobuono, comandante della Polizia Municipale e l’avvocato Angelo Bianco. Per un giorno arte e legalità insieme in una serata unica, che ha lasciato un marchio nella cittadina, nonostante in pochi abbiano però deciso di aderirvi. “Le difficoltà che si incontrano ogni giorno nell’assolvere i propri compiti istituzionale,- ha commentato la Bellobuono - che possono dare maggiori frutti se si ottiene una maggiore collaborazione della cittadinanza, una maggiore fiducia per il controllo dell’intero territorio dove è stato segnato da innumerevoli abusi sia edilizi che commerciali, ma posso vantarmi di avere degli ottimi collaboratori che hanno inciso con il loro impegno un impronta importante nel sostegno ai principi di legalità”. La parola è poi passata a don Luigi Merola che non ha esitato nel condividere la sua esperienza nella parrocchia di Forcella, dal 2000 ad oggi, vivendo momenti di tragedia e forza allo stesso tempo come la morte della giovane di appena 14 anni, Annalisa Durante, che fu uccisa per caso in un agguato, e fu proprio don Merola nell’omelia ad attaccare duramente la camorra. Da quel momento per Don Luigi, minacce, intimidazioni fino alla scorta, fino alla nomina a consulente per la commissione parlamentare antimafia. “Il prete deve essere il pescatore delle anime – ha esordito Don Luigi - i ragazzi devono essere strappati dalla strada, quella strada che può mietere vittime perché i vostri figli si riversano li perché non sanno cosa fare, oggi l’ignoranza è come una malattia, dove c è più ignoranza, più vige la camorra - prosegue ancora don Luigi - l’80% dei ragazzi reclusi non ha terminato le scuole d’obbligo. Manca purtroppo il dialogo di una volta di una famiglia seduta attorno al tavolo, quell’ambiente salutare, vero, fatto di valori e ideali vivi e sani, ecco perchè invece oggi si assiste a tanta criminalità, bisogna vivere in aggregazione sociale”. Poi prendendo in prestito una frase da don Tonino Bello, conclude “ il solista fa sempre una brutta fine,la politica deve essere al servizio della collettività e non viceversa – ed infine con tono speranzoso commenta - la droga è morte non è un mezzo per guarire, i miracoli li facciamo noi stando lontani da strade pericolose”. Un segnale importante, una testimonianza fondamentale soprattutto in territori, che spesso lamentano comportamenti, connivenze e atteggiamenti camorristici, dove il vero segnale è stato in coloro che hanno deciso di partecipare all’incontro, in quanti in silenzio lo hanno ascoltato, un tesoro fatto di parole e soprattutto di impronte che hanno suggerito un unico percorso da seguire, quello che irrompe il silenzio, un silenzio che troppo spesso, comodo e semplice da scegliere, distrugge la legalità.

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