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Terzigno. Rissa in un ristorante cinese, un morto e un ferito

giovedì 26 agosto 2010, di Giovanna Salvati


Terzigno. Sulla tavola ancora le pietanze e quel che rimane di un bicchiere ormai in frantumi. Qualche posata, le sedie e le panche ormai alla rinfusa sulla piattaforma esterna del locale. Sul pavimento tanta acqua, quanta ne è bastata per cancellare quelle macchie di sangue. Una scena del crimine da brivido, che complice il calore ha reso l’aria persino irrespirabile. Questa la cornice del delitto consumatosi la scorsa notte in un locale cinese di via Zabatta. Ancora una volta la mattanza cinese diventa la protagonista dell’hinterland vesuviano e persino negli eventi di cronaca nera, tende a distinguersi, come un popolo ormai radicato che persino alla parola sangue mette la firma con quelle lame che ormai tutti conoscono. Un morto ed un ferito in fin di vita, questo il bilancio della rissa tra cittadini cinesi avvenuta all’interno del locale Chanellal. Un delitto consumatosi con mano fredda e gelida, quella di una lama che per otto volto ha trafitto l’addome di un dei tre cinesi seduto a quel tavolo. Stavano cenando, nel locale con loro solo altri pochi clienti, ma come sempre nessuno ha visto niente. Nessuno sa niente. E cosi il groviglio di interrogativi si fa sempre più difficile da sciogliere. Erano da poco passate le ore 01,30 di notte. In via Zabatta il civico 125 si sta per trasformare in una scena da miglior horror. Tre uomini, sono seduti ad un tavolo. Ordinano la cena: carne e pesce e qualche bicchiere di vino. Tuji Nguang, 33 anni, pregiudicato, privo di permesso di soggiorno, era seduto ad un tavolo con Yun Meng Yang, 35 anni, immigrato regolare, con loro altri due uomini, le cui generalità ancora non sono state rese note. Tutto sembra tranquillo, ma qualcosa durante il loro dialogare va storto. I due iniziano a discutere, tra di loro si muove un terzo uomo che cerca di calmare la situazione. I toni si fanno sempre più duri e caldi, fino all’intervento di colui si scoprirà solo qualche ora più tardi essere l’assassino. La lite sembra placarsi, ma è solo l’inizio del triste epilogo. Non è chiaro quale delle due vittime sia stata colpita per prima, ma una serie di colpi da entrambi i cinesi iniziano a sferrare. Tuji Nguang viene stato aggredito da un connazionale, armato di un grosso coltello da cucina, che lo ha colpito con almeno otto fendenti all’addome ed uccidendolo praticamente all’istante. Lo stesso uomo si è scagliato anche su Yun Meng Yang, colpito da cinque o sei fendenti; in gravi condizioni, è stato trasportato all’ospedale di Scafati dove è stato sottoposto ad una delicata operazione chirurgica e si trova attualmente ricoverato in prognosi riservata. La paura e tanta e il sangue riverso in ogni angolo della sala esterna subito fa scattare l’allarme che viene dato da una cameriera, anch’ella cinese, che corre in strada a cercare aiuto. A chiamare i carabinieri è la guardia giurata del servizio di vigilanza che si trovava di turno nella fabbrica adiacente al locale. Attimi di paura, e mentre cmuore sul colpo, la corsa all’ospedale è per l’altro uomo. Nel frattempo altri due uomini, sempre di nazionalità cinese, probabilmente pregiudicati si danno alla fuga. Scatta la caccia all’uomo e per uno dei due ritrovato qualche ora più tardi in un appartamento di Boscoreale , nessun reato se non quello di essere al momento sbagliato nel posto sbagliato. Il quarto uomo, il vero colpevole dell’omicidio ancora nessuna traccia, anche se i carabinieri del Nucleo Operativo di Torre Annunziata, coordinati dal Capitano Francesco Panebianco, in stretta collaborazione con i carabinieri della locale stazione ai comandi del Maresciallo Giuseppe Marchese, in queste ore continuano la ricerca dell’uomo. Nel frattempo il corpo di Tuji Nguang è stato trasportato al II Policlinico di Napoli in attesa di autopsia. Movente dell’intero giallo, un regolamento di conti. Secondo infatti quanto scoperto dalla fitta attività di intelligence messa in campo dai carabinieri i quattro cinesi, soci, stavano discutendo su una probabile cessione o cambio di gestione del locale. Da qui sarebbe nata qualche probabile incomprensione punita, per chi contraddiceva, con la lama tagliente di un coltello. I residenti della zona non si sono accorti di nulla. Nemmeno quelli che abitano proprio sopra al locale, in via Zabatta 125, hanno sentito qualcosa. Circostanza che avvalora la tesi che l’aggressione sia avvenuta da un momento all’altro, che non ci sia stato il tempo per far degenerare una lite e che il coltello sia spuntato quasi subito. Una storia dai contorni ancora troppo fumosi perché si possa avere uno scenario chiaro, quello che per ora rimane una certezza e la spedizione punitiva, dopo i minuti di pace che sono serviti all’assassino per mettere appunto l’agguato. Tante le tesi ma il curriculum dei coinvolti parla chiaro e ancora una volta mette in primo piano una grande piaga ormai incanalata sul territorio che prende forma nelle parole di un residente che commenta “ non bastava la camorra ora ci si mette pure la mafia cinese”.

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