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Giovanni Coffarelli (03-01-35/31-08-2010), l’ultimo canto a figliola di un "antropologo nativo"

mercoledì 1 settembre 2010


Somma Vesuviana. “Somma Vesuviana non ha perso solo la massima istituzione in materia di tradizioni popolari, ma anche un grande uomo di cultura che con il suo contributo ed il suo impegno ha acceso i riflettori sulle ricerche nella nostra terra”. E’ emozionato Ciro Raia nel commentare a caldo la scomparsa di Giovanni Coffarelli, il maestro di tradizioni popolari sommesi, spentosi all’età di 75 anni a causa di una lunga malattia. Non si sottrae il professore Raia, che aveva instaurato un rapporto con Coffarelli più che trentennale, di tracciare un breve, ma intenso ritratto dell’amico Giovanni. “Era sempre proiettato verso il futuro, anche nei giorni della malattia. A questa comunità mancherà l’uomo di grande bontà capace di imbastire solidi rapporti basati sui sentimenti. Era- prosegue Raia che nel 98 curò un libro su Coffarelli (E’ ghiut’ o tren dint’ ‘e fave?)- un uomo completo”. Il professore entra anche nel merito del carattere spigoloso di Cofarelli lanciando un messaggio a Somma Vesuviana. “Io penso che la cittadina sommese debba pagare un debito nei confronti di un uomo troppo spesso boicottato da invidie e gelosie. Inoltre- conclude Raia- il mio augurio è che il “suo” laboratorio venga mantenuto aperto nel solco della tradizione da lui lasciatoci”. Il laboratorio in questione è quello del “La Paranza” aperto qualche anno fa e che racchiude la cinquantennale carriera di “Antropologo Nativo” (la definizione è del professore Paolo Apolito) Coffarelli. Da lì sono passati tra gli altri Eugenio Bennato, Fausta Vetere, Ginette Herry, Lina Sastri, Paolo Apolito, Peppe Barra, Anna Lomax e Giovanni Pizza. Gente che in qualche modo ha legato le proprie fortune artistiche ed accademiche con il mondo della cultura popolare. L’incontrò che però cambiò la vita a Coffarelli fu senza dubbio con il maestro Roberto De Simone. Era il 1972, durante le celebrazioni della Madonna di Castello e Giovanni Coffarelli mostrò all’eclettico intellettuale “il canto a figliola” il quale molti lo ritenevano scomparso in Campania, ma che invece a Somma era presente nella sua forma più autentica, religiosa e funzionale. Da quel giorno De Simone diventò il nume tutelare dell’artista. Un’artista elegante ed imponente capace di occupare la scena con carisma sciamanico. Giovanni cantava, poi si intratteneva sul significato del canto, presentava e spiegava gli strumenti musicali (doppio flauto, scetavaiasse, putipù, tammorra), salvo poi avventurarsi in vezzose analisi di costume. In Campania come in Italia, in Francia come negli Usa dove è stato acclamato ed osannato per la sua voce e per i suoi canti alla potatora. Da autodidatta ha scoperto e divulgato il mondo antico delle tradizioni, dei cunti e cuntarielli, delle fiabe napoletane, delle storie di munacielli e mbriane. Oggetto di tesi universitarie rifugiava dal nichilismo e dal consumismo di una certa modernità. I funerali del maestro si terranno quest’oggi, alle 15,30, presso la chiesa Collegiata dell’Antico Borgo Casamale, il luogo che gli ha dato i natali e nel quale è vissuto per tutta la sua vita.

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