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Somma Vesuviana, l’ultimo affettuoso abbraccio a Giovanni Coffarelli

giovedì 2 settembre 2010


Somma Vesuviana. Se n’è andato a modo suo. Tra la sua famiglia, la gente, gli artisti e gli studiosi che hanno gravitato nella sua semplice esistenza. L’ultimo saluto al feretro di Giovanni Coffarelli è stato un bagno di folla scandito da un sole morbido, vellutato, accarezzato da un leggero soffio di vento. C’erano tutti quelli che l’hanno amato, tutti quelli che l’hanno incrociato. Fausta Vetere, bella ed eterea che non ha trattenuto lacrime ed emozioni. Corrado Sfogli della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Eduardo De Crescenzo, Angelo De Falco dei Zezi, Paolo Apolito. C’era l’ex sindaco di San Giorgio a Cremano Aldo Vella. C’era Antonella Morea, Antonella Bruno, Amato Lamberti. Le istituzioni cittadine rappresentate dal sindaco Raffaele Allocca; l’Ente Parco del Vesuvio con il direttore generale Matteo Rinaldi. La mattina erano arrivati Marcello Colasurdo (“O cantor rà muntagn o purtamm’ semp’ rint’ò cor’ dirà dopo la sua visita), Carlo Faiello e le affettuose condoglianze di Eugenio Bennato e Lina Sastri. Non c’era Roberto De Simone, ma il suo segretario che ha portato i saluti ed il cordoglio alla famiglia del defunto da parte del maestro. Invece delle campanilistiche defezioni nessuno si è accorto.
Il rito funebre l’ha aperto Sara Tramma, in completo nero, che ha intonato Madonna delle Grazie. Un classico. “Se il chicco di grano non muore rimane solo ; se invece muore, produce molto frutto”. Ha letto il vangelo di Giovanni padre Franco Marinelli. Prima della benedizione il ricordo. Il sindaco Raffaele Allocca ha rimarcato l’impegno a realizzare il progetto che Coffarelli gli aveva proposto prima di andarsene e lo ha ringraziato per quanto fatto per la cittadina sommese. Però il luogo dei ricordi e della memoria si scalda con l’intervento di Ciro Raia. “Ho perso un fratello” ha affermato il professore scuro in volto. “Se sulla nostra cittadina è stato acceso un faro lo dobbiamo proprio a Giovanni Coffarelli, un uomo che non camminava come noi per una strada, ma cavalcava praterie. Un uomo che guardava sempre avanti, sempre dedito ai progetti, a tessere rapporti ed amicizie in modo semplice e genuino. Un uomo che conosceva il dovere della morte. Giovanni, vedendo tutti voi qui sarebbe stato sicuramente contento”. Ciro Raia però ha riservato una parte del suo intervento anche all’immediato futuro appellandosi al sindaco Allocca. “Sindaco, facciamo in modo che il suo laboratorio non chiuda”. Un laboratorio che potrebbe continuare a vivere grazie all’impegno del nipote Luigi. “Giovanni aveva individuato in lui il suo erede artistico” ha affermato Raia. “Ci mancherà- ha concluso il professore- la sua andatura, i ragionamenti, la voce, la verve culturale”. L’ultimo atto glie lo recita ancora la Tramma. Gli intona Madonna di Castello. Ad accompagnarla Angelo Tuorto, il musicista e l’amico che più di tutti è stato vicino a Coffarelli negli ultimi anni. Mister John Coffy, questa volta "O tren dint’ ‘e fave è ghiut’".

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