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Saviano. L’uomo soffre di unA rara malattia neurologica è a letto da 4 anni e pesa 24 chili: l’Inps gli ha tolto la pensione

“Lo Stato farà morire mio marito invalido”

giovedì 2 settembre 2010, di Gabriella Bellini


DA METROPOLIS DEL 2 SETTEMBRE

Saviano. “Lo Stato farà morire mio marito, senza la sua pensione non so dove prendere i soldi per curarlo e dargli da mangiare”. Parole crude ma verissime quelle della moglie di Pasqualino, un uomo di 63 anni, tetraplegico, costretto a letto da oltre 4 anni, nella fase terminale di una rara malattia neurologica degenerativa che lo ha portato a pesare soltanto 24 chili. L’inps di Nola da ieri gli ha sospeso la pensione di invalidità per quello che è evidente essere soltanto un errore burocratico, un errore che però rischia di accelerare la sua morte, come racconta proprio la consorte. “Tutto è cominciato da una lettera”, spiega la donna, “L’istituto previdenziale ci aveva scritto che mio marito ai primi di ottobre avrebbe dovuto passare la visita per confermare la pensione, ma considerato che da quattro anni non si muove dal suo letto ho presentato la documentazione per far sì che si procedesse alla visita domiciliare. Il 6 aprile di quest’anno è arrivata la risposta che mi informava che avevano accettato la mia richiesta e che quindi la commissione medica aveva fissato la visita domiciliare per il 29 aprile. Quel giorno a casa mia non si è presentato nessuno, ma con tanti problemi non mi sono preoccupata più di tanto. Ho creduto che avessero preso in considerazione la certificazione medica che avevo allegato alla richiesta e che in base a quella avessero deciso per la riconferma dell’invalidità. Ed invece non è stato così. Il 9 agosto mi è arrivata una nuova comunicazione in cui mi dicevano che non essendosi mio marito presentato alla visita medica, e non avendo consegnato nessuna giustificazione per quest’assenza, sospendevano il pagamento della pensione a partire dal 10 settembre. Assurdo, mi sono recata agli uffici dell’Inps di Nola e mi hanno comunicato che dovevo aspettare il medico legale responsabile che sarebbe tornato il 1 settembre. Così ci sono riandata, ma anche lui mi ha ribadito la stessa cosa. Che avevano revocato la pensione direttamente da Roma considerato che mio marito non era stato trovato in casa. Eppure noi c’eravamo, non lascio mai mio marito da solo, e altre due volte aveva passato la visita in questa stessa casa dove viviamo da 13 anni. C’è stato un errore che però ora mette in serio pericolo la vita di mio marito”. La donna, infatti, vive della pensione di Pasqualino, con la quale mantiene anche i due figli di 18 e 21 anni, ora ad aiutarla è la sua famiglia. Ma si tratta di un aiuto sul quale non potrà contare per molto tempo. “Mio marito percepisce 744 euro al mese”, continua, “con questo si cura e mangia, adesso come faccio? Lui mangia solo omogeneizzati e yogurt e deve avere le sue medicine posso mai privarlo anche di questo poco? Non mi vergogno a dire che ora mio padre è venuto a darmi un po’ di soldi, ma quanto dureranno? Dov’è lo Stato in casi come il mio, andassero a verificare davvero chi sono i falsi invalidi non è possibile che il giusto si trovi a pagare per il peccatore. Ho 90 giorni di tempo per fare ricorso, ed è chiaro che già domattina mi rivolgerò ad un avvocato. Che vengano a casa mia in qualsiasi momento e si renderanno conto di come sta mio marito. Vedranno un uomo che pesa appena 24 chili ed è gravemente ammalato, un invalido che ha bisogno dello Stato e lo Stato non può abbandonarlo”. A denunciare la drammatica situazione anche il medico di Pasqualino. “La farsa si trasforma in dramma”, spiega Gennaro Esposito, Dirigente psichiatra Uosm di Nola, “dopo lo stupore dei familiari e le mie proteste. Conosco bene il caso perché è un paziente che ho in cura da circa dieci anni. Ora si rischia un blocco dei pagamenti di circa sei mesi, in attesa del suo ripristino una situazione insostenibile. Non si esclude un’opportuna comunicazione per conoscenza anche alla Procura per stabilire se ci sono state omissioni nelle procedure di accertamento della disabilità”.

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