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Saviano. Avevano revocato la pensione ad un malato terminale per il quale la moglie aveva chiesto aiuto

Errore dell’Inps, dopo l’appello arrivano i medici

venerdì 3 settembre 2010, di Gabriella Bellini


Saviano. Quando si compie un errore è giusto rimediarvi al più presto. Devono averlo pensato i dirigenti dell’Inps di Nola che avevano revocato, per un intoppo burocratico, la pensione ad un uomo invalido.
Dopo l’appello che la donna aveva rivolto alle istituzioni, ieri la visita a domicilio. Visita che era stata fissata lo scorso aprile e poi mai effettuata.
“I medici sono venuti ieri mattina intorno alle 12,30”, racconta la moglie di Pasqualino. Pasqualino è un uomo di 63 anni, tetraplegico, costretto a letto da oltre 4 anni, nella fase terminale di una rara malattia neurologica degenerativa che lo ha portato a pesare soltanto 24 chili.
Lo scorso aprile l’Inps aveva informato la signora di una visita della commissione per verificare le perduranti condizioni di invalidità, ma quel giorno a casa sua non si era presentato nessuno. Salvo poi inviare una lettera con cui si informava che la pensione a Pasqualino era stata revocata. Una decisione che ha mandato nello sconforto la donna.
“Così lo Stato farà morire mio marito, con i soldi della sua pensione, compriamo le medicine e gli omogeneizzati per lui ora cosa faremo”. Ad aiutare la famiglia in difficoltà, era arrivato il suocero di Pasqualino, ma quei soldi non sarebbero potuti durare a lungo.
“Avevano visto solo la foto dei documenti di mio marito”, spiega la donna, “e non avevano capito la gravità della situazione, ma quella risale a quando lui stava bene, allora pesava 140 chili e portava la 67 come taglia dei pantaloni. Quando sono venuti i medici io ero appena ritornata dalla farmacia dove avevo speso 60 euro di medicinali, con mio marito era rimasta mia figlia, lei ha 18 anni ed ha rinunciato all’università per stare vicino al padre. La commissione resosi conto delle condizioni di Pasqualino hanno detto che si era trattato di un errore”. Secondo l’Inps la visita ad aprile era “saltata” perchè i medici non avevano trovato l’abitazione di Pasqualino, o peggio che nessuno fosse in casa e che ieri per arrivare si erano rivolti al Comune ed erano stati accompagnati. Una tesi che non convince la donna.
“Eppure noi viviamo qui da 13 anni e già altre due volte mio marito ha passato visite domiciliari allo stesso indirizzo. Come potevamo non esserci? Quando sono arrivati hanno trovato Pasqualino con la flebo in vena e con il respiratore, come sta ormai da anni. Hanno detto che quanto prima la pensione verrà riattivata. Speriamo che questo avvenga davvero quanto prima, quei soldi sono necessari alla sopravvivenza di mio marito”.

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