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Marigliano, cade dall’impalcatura che stava smontando. Muore un operaio

sabato 25 settembre 2010


Marigliano. Un operaio edile è morto, dopo un tragico volo di quattro metri, in un incidente sul lavoro a Marigliano. E’ accaduto nella mattinata di ieri in corso Vittorio Emanuele III al civico 96. Un uomo –Domenico Vecchione, 62 anni residente a Faibano, una frazione del comune mariglianese - è caduto da un’impalcatura, che era stata montata sulla facciata di uno stabile delle ex palazzine popolari di Corso Vittorio Emanuele III, a poche centinaia di metri dal centro della città. L’uomo aveva un regolare contratto di lavoro con l’ “Ap” di Marigliano, ditta edile di proprietà di Felice Mautone il sarebbe stato iscritto presso il registro degli indagati della Procura della Repubblica di Nola. L’ipotesi di reato per lui è di violazione delle norme della sicurezza sul lavoro. Felice Mautone però, oltre ad essere un costruttore noto in città, è anche ed assessore alle Politiche Sociali con delega al Cimitero, ai Vigili Urbani, al Patrimonio, al Verde Pubblico e alla Protezione Civile dell’ amministrazione Sodano. A raccontare la cronaca dell’incidente sono stati alcuni testimoni che a quell’ora affollavano il bar e sito proprio di fronte al luogo della sciagura i quali hanno visto volare giù Domenico. Probabilmente l’uomo stava tentando di smontare alcune sbarre di ferro di traverso che componevano uno dei piani dell’impalcatura . Quest’ultima, senza la rete di protezione intorno, era di tre piani e Vecchione si trovava al secondo piano, in corrispondenza del balcone di uno degli appartamenti dello stabile. E’ a quel punto che, presumibilmente, la sbarra si è sbloccata provocando una specie di rinculo il quale ha fatto si che Vecchione cadesse nel vuoto di quattro metri, in uno spazio compreso tra lo scheletro dell’impalcatura ed il muro. Per lui non c’è stato niente da fare, inutile il soccorso degli uomini 118 giunti tempestivamente sul luogo della tragedia avvisati da una pattuglia dei carabinieri che si trovava a passare di lì per caso. Troppo violento l’urto con la trave in legno poggiata al suolo precedentemente dagli stessi operai. Trave sulla quale, a poche ore dall’incidente mortale, è ancora impressa la pozza di sangue del capomastro. Un sangue rosso rubino che fa a pugni con i caschi lindi presenti sul luogo del dramma. Si perché a quanto pare Domenico Vecchione il casco di sicurezza non lo indossava, ma lo teneva tra gli altri utensili del cantiere. E proprio su questa eventualità sta indagando il pubblico ministero del tribunale di Nola, Luigi Miraglia, giunto sul posto assieme a Raffaele Di Donato, comandante della stazione dei carabinieri di Marigliano e ai medici legali i quali hanno svolto i controlli di rito per comprendere se sul cantiere venissero rispettate tutte le norme inerenti alla sicurezza sul lavoro. Chi conosceva Domenico Vecchione lo descrive come un gran lavoratore. “Gli mancava un anno per andare in pensione” raccontano i testimoni affollavano il luogo della sciagura. “Una persona perbene, stimato per quello che faceva e che sapeva stare tra le gente” racconta Enzo, mentre con gli occhi fissi, e sotto un cielo plumbeo, osserva il lenzuolo posto dai carabinieri per coprire il corpo dalla curiosità dei passanti. “Io ci ho lavorato” ammette invece Giovanni, anch’egli della piccola frazione di Faibano, “e posso garantire che era una persona dall’animo gentile”. Domenico Vecchione, il cui corpo ora è a disposizione degli inquirenti per l’esame autoptico, lascia una moglie e due figli.

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