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Crisi economica, tra soluzioni e dubbi

giovedì 30 settembre 2010


Riceviamo da un nostro lettore una riflessione sulla crisi economica e una possibile ripresa, per avviare un dibattito sull’argomento la pubblichiamo di seguito.

Cari lettori, cari amici,non vi e’ dubbio che la crisi economica iniziata piu’ di tre anni fa’,non ci ha ancora lasciato,viviamo costantemente in un altalena di dati che ci proiettano ottimismo e pessimismo a giorni,se non ad ore di distanza,la paura di una doppia recessione e’ piu’ reale di un forte e consolidato rilancio.
Tra gli economisti vi e’ un accesso e a volte polemico dibattito sulle ricette da prescrivere a un sistema economico in difficolta’,in alcune aree del mondo debilitato,in altre malato in altre ancora in forte salute,tra i fautori di piu’ stato e quelli piu’ liberali,tra i monetaristi e non, e’ un bel sentire,in effetti uscire da questo tunnel non e’ affatto facile.
I paesi occidentali vivono quasi tutti delle stesse malattie,elevati deficit pubblici e privati,invecchiamento della popolazione,scarse liberalizzazioni,ruolo dello stato troppo ingombrante,banche troppo potenti,lobby e corporazioni pure,negli stati uniti l’elevato deficit privato ed ora anche pubblico,annulla quasi completamente i vantaggi di un economia tra le piu’ liberali e flessibili al mondo.
I paesi emergenti in questo scenario sono quelli piu’ in buona salute,tanto che il debito privato come quello statale e’ per certi aspetti piu’ affidabile di quello occidentale,uno scenario impensabile 10 anni fa.
Sono tanti a pensare che la crisi in una parte consistente del mondo sia di natura esclusivamente finanziaria,non e’ cosi’,e’ una crisi politica prima che economica.
Troppe diseguaglianze si sono accumulate negli ultimi venti anni,interi pezzi della societa’ e’ quasi tagliata fuori dai consumi necessari per una vita dignitosa,i sistemi di protezione sociale appaiono insufficienti,bisogna ripensare a un nuovo e sostenibile modello di sviluppo,riportando le classi medie e la famiglie al centro dell’azione politica,bisogna liberalizzare in quei settori ove le lobbies e corporazioni scaricano sull’utente finale rendite di posizioni parassitarie e dominanti,un patto fiscale tra classi e’ opportuno per riequilibrare i flussi reddituali,ingenti investimenti in ricerca e formazione anche x disegnare un nuovo scenario nei prossimi venti anni,le fonti alternative come le biotecnologie rappresentano una grande opportunita’,un piu’ salutare modo di alimentarsi rappresenta un fattore nuovo dalle enormi capacita’ di risparmio in spesa sanitaria.
Bisogna lavorare x un nuovo patto tra capitale e lavoro,abbassando quella soglia conflittuale tipiche delle societa’ liberiste e di un sindacato troppo arroccato nel passato,un nuovo patto e’ possibile,un patto che pone al centro i redditi,la partecipazione e la conoscenza,un imprenditore non e’ un nemico,un operaio non e’ un alieno.
Bisogna smetterla di pensare,come e’ stato negli usa fino alla vittoria di Obama che nei sistemi economici pochi possono sostituirsi a i tanti,in questo modo si sono create enormi e pericolose,se non vergognose diseguaglianze ai danni dello stesso capitalismo,che ha avuto bisogno della finanza creativa per giustificare se stesso e assorbire una sovra capacita’ produttiva inutile e dannosa
Un nuovo mondo e’ possibile,basta volerlo tutti insieme, gli ideali del socialismo liberale sono piu’ che attuali e opportuni per disegnare un nuovo equilibrio e societa’ piu’ giuste,ove le opportunita’ x tutti sono un diritto e non un optional.
Ciro Spadaro

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