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Afghanistan, rientrate le salme dei militari uccisi

lunedì 11 ottobre 2010, di Giovanna Salvati


Avvolte nel tricolore, avvolte nelle lacrime, nella rabbia e nell’incessante quesito "perchè morire cosi giovani?". Anche il cielo piange in questi minuti mentre rientrano a casa all’aeroporto romano di Ciampino le salme dei quattro alpini rimasti uccisi due giorni fa in Afghanistan, in un’imboscata talebana. Ad accogliere i feretri ci sono anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano ed il premier Silvio Berlusconi. In silenzio forse perchè nessuna parola potrebbe servire a regalare rassegnazione alle famiglie dei quattro giovani. Minuti di strazio che continueranno domani quando saranno ufficializzati i funerali solenni a Roma.
Le vittime, tutte del 7/o reggimento alpini di Belluno, sono tre primi caporalmaggiori - Francesco Vannozzi, 26 anni, originario del pisano, Gianmarco Manca, 32, di Alghero, Sebastiano Ville, 27, di Francofonte, in provincia di Siracusa - e il caporalmaggiore Marco Pedone, 23 anni, il più giovane di tutti, che viveva con la famiglia a Patù, nel basso Salento. Insieme al ferito - il caporal maggiore scelto Luca Cornacchia, 31 anni, della provincia dell’Aquila - si trovavano a bordo di un blindato Lince che, con altri mezzi del contingente italiano, scortava un convoglio di camion civili. Nel distretto del Gulistan - uno dei tre della provincia di Farah di cui i militari italiani hanno assunto solo di recente la responsabilità - c’é stata l’imboscata. Numerosi ’insorti’ hanno cominciato a far fuoco, gli alpini hanno risposto e, durante la battaglia, il Lince è saltato su un ordigno ad elevatissimo potenziale. Lo scontro a fuoco è proseguito anche dopo l’esplosione fino a quando i militari italiani sono riusciti a mettere in fuga gli aggressori, che si erano impossessati dei camion civili. Per i quattro alpini non c’é stato niente da fare, mentre il militare ferito è stato trasferito in elicottero nell’ospedale militare da campo Usa di Delaram, dove si trova tutt’ora in attesa di essere trasferito. Sulla dinamica dell’attentato sono ancora in corso accertamenti. I quattro piccoli ma cosi grandi eroi si uniscono alla lunga lista di giovani vittime che per difendere il proprio territorio ancora una volta rimangono vittime della mano che uccide, senza se e senza ma.
In allegato il video dell’Ansa sul racconto scioccante dell’agguato

http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2010/10/09/visualizza_new.html_1734526796.html

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