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San Giuseppe Vesuviano. Bomba carta, ombra del racket o semplice bravata?

lunedì 18 ottobre 2010, di Giovanna Salvati


San Giuseppe Vesuviano. Una semplice bravata ma tanto lo spavento andato in scena la scorsa notte in via Astalonga. Una forte esplosione, un boato fortissimo ha svegliato i residenti della zona per una delle tante scene che purtroppo si verificano nella cittadina. Vittime i negozianti che con tanto sacrificio mettono su attività che finiscono poi nella rete di ignoti ragazzini che disseminano solo ed esclusivamente panico. L’ultima esplosione si era verificata meno di un anno fa, sempre ai danni di un negoziante, nella stessa strada, ed ora l’incubo dei raid ritorna. Erano da poco passate le 23,30 quando in via Astalonga, un negozio di sanitari ha visto le proprie serrande esplodere. Un forte botto, uno scoppio fortissimo che ha cosi fatto pensare al peggio. In pochi minuti la strada in questione si è trasformata in un andirivieri continuo di volanti dei carabinieri e vigili del fuoco per un bilancio che oltre danni economici ha portato danni morali. Si è infatti subito pensato al peggio: un intimidazione, l’ombra del racket ed invece solo nella tarda mattinata di ieri i carabinieri della locale stazione ai comandi del maresciallo Antonio Prete e il suo vice Giuseppe Sannino, dopo aver a lungo ascoltato i testimoni che si trovavano in quel momento dinnanzi al bar a pochi metri dal negozio. Una ricostruzione lenta e frammentaria che ha però permesso ai carabinieri di avere chiaro il quadro per far rientrare subito l’allarme e delineare il profilo dei due ragazzi che hanno messo in atto la bravata. I due a bordo di un autovettura si sono avvicinati al negozio e senza esitare hanno lanciato dal finestrino l’ordigno artigianale che dopo qualche istante, il tempo di vedere andar via i due giovani, è esploso. La serranda e i vetri dell’esercizio commerciale in frantumi , una grossa nube bianca e tanto spavento. Pochi istanti e la fuga dei giovani clienti che al momento dell’esplosione si trovavano all’esterno del Bar Carlino, proprio di fronte al negozio sanitari, per la troppa paura. “Siamo subito andati via – spiega Antonio – credevamo stesse per esplodere tutto, il boato è stato troppo forte, inspiegabile e quando ci hanno detto che era solo un pesante fuoco d’artificio, l’hanno chiamata la cipolla non ci volevamo credere”. E mentre c’è chi racconta quegli istanti, c’è chi invece cerca di darsi una spiegazione “sarà stata anche una bravata di qualche ragazzino – commenta un genitore – ma una bravata che va punita, poteva finire in modo diverso,lo scoppio poteva far male qualcuno e poi che sfizio c’è a far saltare le serrande di un negozio?”. Seppur trovata la spiegazione ad un simile atto, i carabinieri continuano nell’approfondire il caso. Da parte suo il proprietario del negozio non riesce proprio a spiegarsi la motivazione che ha visto finire il suo negozio nella rete dei malfattori. Per gioco? Per caso? O per un motivo preciso? Al momento gli inquirenti, seppur aver identificato la causa dell’esplosione in una bravata, non abbandonano nessuna pista e cercano di delineare il profilo dei due ragazzi, solo dopo averli identificati ed ascoltati il quadro sarà completo per escludere qualsiasi collegamento o movente diverso da quello della semplice bravata. Un caso analogo si era verificato lo scorso aprile, sempre in via Astalonga, in quel caso a finire nel mirino era stato un negozio di abbigliamento, i danni in quel caso furono maggiori.

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