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I lavoratori del Trianon Viviani e i sindacati: «Dopo la festa con Turturro, il nulla»

venerdì 22 ottobre 2010, di Comunicato Stampa


Ritorna la protesta dei lavoratori del teatro Trianon Viviani, in assemblea permanente da febbraio, che contestano ai soci, la Regione e la Provincia, di dimenticare gli impegni assunti, tra cui promuovere un tavolo ufficiale di confronto con i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori del teatro, secondo gli accordi presi col presidente del consiglio provinciale Luigi Rispoli, sottoscritti dall’assessore regionale Marcello Taglialatela. «Con grande senso di responsabilità e disponibilità – dichiarano i dipendenti con le segreterie regionali di categoria Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil – il 12 ottobre scorso abbiamo partecipato attivamente al corretto e regolare svolgimento della prima mondiale del film “Passione” di John Turturro nel “nostro” teatro, “ammainando” anche simbolicamente lo striscione che campeggiava sulla pensilina dello stabile, certi che qualcosa si sarebbe mosso, ma allo stato attuale nulla di quanto promesso si sta avverando». «Lo stato dell’arte – dichiarano i lavoratori – è che non abbiamo visto il piano industriale, che pure avremmo dovuto conoscere il 21 settembre; non prendiamo più gli stipendi, nonostante ci sia stata più volte assicurata la loro copertura – per tamponare la situazione contingente che ci vede senza offerta e nelle more dell’implementazione del piano industriale – con il saldo del contributo regionale annuale del 2009 e quello di un ente strumentale della stessa Regione; così come non c’è ancora nulla per la nostra collega Carmela Sermino, vedova Veropalumbo, vittima della camorra, con un contratto scaduto e senza prospettive». «La nostra protesta è in campo da mesi – sottolineano in conclusione le maestranze del teatro di Forcella e i sindacati – sempre contraddistinta da grande fair play, ma ora siamo stanchi e bisognosi di certezze e di un futuro concreto per le nostre famiglie: attendiamo legittimamente risposte in tempi strettissimi, senza le quali ci troveremmo costretti ad attuare nuove forme di protesta».

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