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Prima il “Werther” poi ancora la ‘Carmen’ per il tenore Raffaele Sepe

Lo scenario d’eccezione sarà ancora il leggendario teatro ‘Latvian National Opera’ di Riga, in Lettonia, il cui direttore, Martins Ozolins, sembra aver ‘adottato’ l’artista di casa nostra, consentendogli finora due rappresentazioni della ‘Carmen’ - opera in 4 atti di Georges Bizet, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845) – e concedendogli un’ulteriore replica il 12 novembre prossimo, con protagonista femminile l’artista polacca Malgorzata Panko.

sabato 30 ottobre 2010, di Mauro Romano


Il sei novembre segnerà un’ulteriore considerevole tappa nell’invidiabile percorso artistico del tenore piazzollese Raffaele Sepe. Parliamo del suo debutto nel complesso ruolo del personaggio principale del “Werther”, opera in quattro atti con musica del maestro Massenet, liberamente tratta dall’opera letteraria precursore del ‘romanticismo’ “I dolori del giovane Werther” di Wolfgang Goethe.

Partner sarà il soprano canadese Nora Souruzian (la ‘Carmen’ del debutto di Bologna e della prima a Riga) che impersonerà la Charlotte destinata a negare il suo amore al Sepe/Werther inducendolo al suicidio alla fine di una storia struggente, complessa, avvincente, nostalgica, malinconica … componenti tutte che hanno richiesto nei protagonisti un impegno estenuante per ‘coprire’ in modo virtuoso la sfera emotiva che l’opera richiede.

“Werther è cresciuto senza la figura paterna che potesse occuparsi di lui”, spiega il tenore nolano. “Per colmare i suoi ‘vuoti’ affettivi vorrebbe che il suo amore fosse ricambiato dalla magica ed affascinante figura di Charlotte. Ma questo non avverrà e la sua disperazione, dopo varie peripezie, non trova altro sbocco che il darsi la morte con un colpo di pistola sparatasi alla tempia. Solo in questo modo riesce a darsi quella pace che non ha mai avuto sulla terra, a ricongiungersi col padre mai conosciuto e con Dio … trovando, col passaggio nell’aldilà, la sua dimensione, la sua liberazione, la sua benedizione! Un personaggio complesso”, prosegue il Sepe emozionandosi nel racconto che gli procura ogni volta brividi, “… difficile ed sfibrante da interpretare capace di sfinirmi nelle prove! Nonostante tutto l’ho amato subito e nonostante il dispendio di energie psico/fisiche, ogni volta che sono tornato a casa, mi sono sentito vivo e lusingato dell’interpretazione di questo personaggio così controverso, fino ad immergermi completamente nella parte! Dico solo che, nel secondo atto, quando Io/Werther mi rivolgo al padre mai conosciuto ... piango per tutta la recita! Mettiamoci pure la struggente musica del maestro Massenet, ricca di ‘colori’ … ed ecco l’inevitabile catarsi! Ed anche per questo la stanchezza mi è sembrata un pegno così leggero che ho ringraziato Dio per avermi concesso il privilegio di questa interpretazione!”.

Dalle premesse si intuisce che il debutto del Sepe sarà ancora più emozionante nel rappresentare la ‘poesia’ del personaggio, a partire dalla “Oh natura piena di grazia e tu sole vieni ed irradia le mie giornate!”. Ma così non fu! … Così non è! Ma che sicuramente sarà, si spera, per il ventinovenne tenore Raffaele Sepe, già protagonista internazionale del canto lirico. E’ ciò che ci auguriamo per una questione di prestigio campanilistico. E’ ciò che gli auguriamo con tutto il cuore!

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