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Somma Vesuviana. Letteratura e gusto insieme per il primo evento all’insegna della cultura

mercoledì 17 novembre 2010, di Vincenzo De Cicco


Incontro con la storia e con la cultura quello di ieri che si è svolto nella sala consiliare di Palazzo Torino.
La presentazione del libro "Abbiamo perso la bussola" lettere da Capri di Ferdinando IV a Maria Carolina di Nadia Verdile è stato per molti intellettuali,politici locali
ma soprattutto persone comuni giunte in loco per assistere a qualcosa di diverso dalle vicende che negli ultimi tempi colorano la nostra quotidianità,e vivere un momento di estraneazione.
La numerosa affluenza di persone, circa 50(nonostante la pioggia)ha suscitato la felicità dell’autrice Nadia Verdile e dell’organizzatore dell’evento il dott.Aurelio Cerciello,direttore della Biblioteca comunale di Somma Vesuviana, rappresentate dell’Associazione casertana "Pianeta Cultura", di cui era presente anche il presidente Paolo Mandato.
Erano presenti il sindaco Raffaele Allocca, che ha giocato molto sul nome del monarca della famiglia Borbone(Ferdinando), il presidente del consiglio Carmine di Sarno, e rappresentanti del Forum dei Giovani.
Introduzione del dott.Aurelio Cerciello che offre una breve delucidazione sulla storia di Ferdinando IV,sovrano Borbone(e non Borboni),napoletano,che fino al 1787,2 anni prima della Rivoluzione francese amava ritirarsi nel periodo primaverile nell’isola di Capri per dedicarsi alla caccia di quaglie e di allodole(su questo punto c’è stata una critica proveniente da uno spettatore sui tipi di uccelli),criticando e mostrando un sovrano come distaccato da tutto e da tutti, che si dedica esclusivamente alla caccia, mostrando la scarsa cultura, la pigrizia e la poca accortenza alla politica.
La risposta alla critica non si è fatta aspettare molto,interviene infatti Simonetta Conti,docente di Geografia della facoltà di Lettere e Filosofia della SUN che sostenendo invece la forte connotazione familiare e personale delle lettere private,ci mostra il lato umano del sovrano che scrive a sua moglie, rimasta a Napoli a causa della sua quindicesima gravidanza (in tutto 18),chiedendo dei figli,del loro stato di salute e utilizzando un dialetto napoletano caratterizzato da doppie consonanti(es: libbri ; subbito)). La professoressa ne approfitta per darci qualche lezione di storia sulla famiglia Borbone esaltando le opere costruite sotto il loro dominio(la 1a ferrovia, cantieri di Castellammare, Reggia di Portici,scavi di Pompei)e sulla diffusa pratica della caccia per le famiglie reali,come anche Vittorio Emanuele III che a causa della caccia prese una brutta bronchite che ne provocò la morte. L’autrice del libro Nadia Verdile, donna molto interessante e studiosa della storia delle delle donne,da storica ha dichiarato la sua posizione di imbarazzo nello studiare queste lettere definendosi come una persona che spia dal buco della serratura la vita privata dei regnanti e attraverso le 27 lettere vuole far trapelare la personalità del sovrano e della regina asburgica. Un sovrano innamorato della sua donna tanto da chiamarla "corazzone mio adorato" e quindi Nadia Verdile pone una forte critica alla faziosità di Dumas, scrittore francese anti-borbonico che ci mostra una realtà differente da quella che veramente è,perciò di parte.
Il tutto si è concluso con un assaggio di vino rosso di una famosa tenuta locale, rigorosamente in bicchieri di cristallo,accompagnato da stuzzichini.

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