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Somma. L’importante scoperta nell’area sottostante il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo

Cappella dell’anno mille sommersa dai detriti

martedì 23 novembre 2010, di Gabriella Bellini


da metropolis del 23 novembre

Somma Vesuviana. Un tesoro nascosto per secoli da cumuli di spazzatura e detriti, è stato riportato alla luce in questi giorni sotto la chiesa di Santa Maria del Pozzo. Grazie, infatti, all’intervento del team di tecnici (l’architetto Antonio Auriemma e gli ingegneri Giancarlo Dimitry e Antonio Rocco) che si stanno occupando del restauro del complesso monumentale del trecento, è riemersa un’ampia area sottostante la chiesa in cui appaiono, appena visibili, alcuni affreschi a quanto pare risalenti all’anno mille. Come quelli che si trovano dall’altra parte della cappella appena scoperta e che da anni sono invece noti. Una scoperta che potrebbe portarne ad altre.
Intanto, agli inizi di dicembre la chiesa si trasformerà in un vero sito archeologico, grazie soprattutto alla caparbietà del direttore dei Beni Culturali del convento, Emanuele Coppola, che da tempo spinge per il restauro della struttura e che ha radunato il gruppo di esperti che sta effettuando i lavori. A dicembre, dunque, le prime novità, come spiega Dimitry che è il consulente per la sicurezza. “Faremo in modo che la cappella con affreschi paleocristiani sia aperta al pubblico, i visitatori seguiranno un percorso guidato dove saranno sistemati alcuni reperti archeologici, che sono stati ritrovati nella chiesa, in modo che si possa godere di tutte queste bellezze nella massima sicurezza”. Importante anche il ruolo svolto dal nuovo impianto di illuminazione, di cui si sta occupando, come consulente elettrotecnico Rocco. “Gli impianti che stiamo realizzando rispondono agli standard previsti, le luci che non danneggeranno in alcun modo le opere d’arte”. A parlare nello specifico della scoperta delle nuove ampie aree è l’architetto Auriemma. “Seguendo delle infiltrazioni di acqua siamo arrivati a questi due ampi locali”, afferma, “queste sono collegate da un lungo e stretto cunicolo alla cisterna che rifornisce d’acqua il pozzo del chiostro. Erano pieni di detriti e spazzatura, in pratica negli anni ‘60 nel corso di altre opere di restauro buttarono tutto il materiale di risulta attraverso delle ‘bocche’ che sono tuttora nel chiostro, detriti che sono finiti in queste stanze coprendole. Le stiamo ripulendo e per ora ci siamo aperti piccoli varchi”. Ad occuparsi della pulizia, che va fatta con attenzione per evitare di danneggiare le strutture architettoniche presenti, è Antonio Porricelli, direttore tecnico dell’impresa “Edim Costruzioni”, con lui stanno lavorando gli operai dell’imprenditore Angelo D’Alessandro, mentre per l’impiantistica è al lavoro l’azienda “Due P” di Pasquale De Stefano.

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