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Striano. Allagamenti, partono i lavori, ma i cittadini se li fanno da soli

mercoledì 24 novembre 2010, di Giovanna Salvati


Striano. Hanno chiesto più volte aiuto alle istituzioni, ma senza nessuna risposta e nell’indifferenza completa hanno deciso di rimboccarsi le maniche e fare autonomamente “ciò che in due mesi non ha fatto lo Stato”. Hanno lavorato con ruspe e pale meccaniche tutta la notte, nonostante la pioggia continuasse a battere incessante, per tentare di risolvere la questione degli allagamenti. Con le mani sporche di fango hanno scavato,cercando di evitare che l’acqua, fiumi di acqua, entrassero a devastare le proprie abitazioni “la dignità ce l’hanno già uccisa, ignorandoci” ha commentato un residente di via Nuova Poggiomarino, la strada che già due mese fa era finita nel mirino delle polemiche perchè chiusa dal sindaco, dato lo stato di calamità nel quale versava. Ma da quel giorno nulla è cambiato e cosi il sindaco di Striano Antonio Del Giudice torna alla ribalta più deciso che mai a proteggere i suoi cittadini e difendere i diritti di vivibilità degli stessi. Era stato lui ad ordinare la chiusura della strada con una diga di sacchi di sabbia per evitare che sulla strada provinciale arrivasse l’acqua, il fango e i detriti che tracimano dalla vasca al Pianillo, nella vicina San Giuseppe Vesuviano. "Si trattò di una provocazione – spiega il primo cittadino Del Giudice - un modo per chiedere l’intervento delle istituzioni, ma da allora nulla si è mosso”. Ma la scorsa notte l’epilogo. La diga è stata completamente distrutta e smantellata da alcuni cittadini di Poggiomarino (quelli che cioé stanno dall’altra parte del muro di sacchetti e continuano ad allagarsi). Attimi di tensione per entrambi i vicini della strada di confine oggetto di tanta diatriba, e a scendere in campo è stato lo stesso sindaco che recatosi sul posto ha cercato di placare i momenti di tensione. "I cittadini di Poggiomarino ce l’avevano con noi di Striano ma, - ha spiegato Del Giudice - alla fine, hanno capito il nostro problema e ci hanno aiutato ad allargare una stradina di campagna, dove abbiamo fatto defluire l’acqua della vasca. Resta il fatto che siamo totalmente abbandonati – denuncia con rabbia il tricolore strianese - A parte qualche riunione sporadica in Prefettura e alla Regione nessuno intende aiutarci seriamente". Ma sul fronte opposto, anche il sindaco di Poggiomarino Vincenzo Vastola visto il degenerare della situazione ha commentato "Capisco la provocazione del sindaco di Striano, che è servita ad accendere i riflettori sulla questione, ma non è coi muretti e coi sacchi di sabbia che si risolvono i problemi". "E’ bene che si sappia – continua Vastola - che noi siamo penalizzati più degli altri. A Poggiomarino non arriva solo l’acqua della vasca al Pianillo ma anche di altre vasche a tenuta, oltre che quella dei Comuni vesuviani. Siamo in una situazione drammatica da anni, la gente individua nelle amministrazioni comunali i responsabili di questo stato di cose, ma dovrebbe sapere che noi sollecitiamo da sempre l’intervento delle istituzioni sovracomunali. Su questo punto sono d’accordo con gli altri sindaci: Regione, Provincia, Autorità di bacino e Commissariato per la bonifica del Sarno devono intervenire subito, siamo in piena emergenza. E’ necessario realizzare un collettore e completare il sistema fognario, ma ci vogliono tempi rapidi e risposte certe". Insomma, un braccio di ferro che non accenna a terminare, viceversa sempre intensificarsi sempre di più, sopratutto con il persistere del maltempo che diventa sempre più incessante. Due sindaci sulla linea di frontiera, che in modo diverso cercano di difendere entrambi i diritti dei propri cittadini e mentre il sindaco di Poggiomarino Vastola conclude esprimendo “la mia totale solidarietà a tutti i cittadini che vivono da decenni questo problema, siano essi di Striano o Poggiomarino. Tra i Comuni non devono esserci muri, né reali né simbolici, ma confronto e dialogo", il sindaco di Striano con malinconia guarda quei detriti inondare le case dei suoi cittadini e preannuncia “non mi fermerò ad un muro di sabbia”.

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