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Pomigliano: Sciopero della fame di don Peppino per il mancato sostegno al terzo settore

sabato 18 dicembre 2010, di Isabella Esposito


Pomigliano d’Arco: Continua lo sciopero della fame del parroco della Chiesa di San Felice in Pincis, don Peppino Gambardella e di altri venti operatori del terzo settore. Da due anni non ricevono alcun sostegno per le cooperative ed i vari centri presenti sul territorio. Fondi economici il cui mittente non si è ancora individuato. Fatto sta che tali associazioni e strutture presenti per il bene sociale sono costrette a chiudere. Quattrocentomila sono gli euro che attendono come manna dal cielo, “ e con questa crisi, ora non si può più aspettare” dichiara don Peppino presiedente della cooperativa. «Protestiamo per due motivi – dice –. A livello generale, per i tagli alle politiche sociali fatti, con la riduzione del 5 per mille, dal governo. A livello locale perché, dopo la riduzione dei finanziamenti di quest’anno, la Regione prevede un ulteriore diminuzione dei fondi pari al cinquanta per cento. Tutta l’assistenza sociale è a rischio». In realtà lo sciopero della fame, “nasce come strumento di sensibilizzazione verso coloro i quali possono ascoltare il nostro grido e possano risolvere il problema” aggiunge il parroco. E ci tiene a sottolineare quanto la protesta coinvolga più associazioni e centri presenti sul territorio. “La nostra decisione nasce quando il 14 dicembre abbiamo camminato e protestato per le strade di Napoli fino ad arrivare al municipio” spiega il parroco 70enne. Irene95 è una di questi centri, una onlus che svolge attività sociali nell’area vesuviana. “Abbiamo due case famiglia a Marigliano, un centro per le famiglie e per il recupero dei ragazzi e collaboriamo con numerose amministrazioni comunali per l’assistenza ai disabili, come a Sant’Anastasia, e agli anziani”. Ed anche in questa situazione si è aperto un vortice. Molti centri sono già stati chiusi dei centri, come quello di psichiatria per i malati mentali di Scampìa, a Napoli,mentre il Leonardo Bianchi è occupato. Per poter sostenere la situazione le cooperative e i centri hanno aperto mutui con le banche, “ma così dobbiamo pagare gli interessi e anche le tasse, perché anche se non abbiamo ricevuto i fondi, allo Stato non interessa. Adesso che la liquidità è finita e non possiamo più fare debiti per pagare i collaboratori, non sappiamo come andare avanti» dice il parroco. E’ per tali ragioni che ha pensato di organizzare una veglia di preghiera ieri sera in parrocchia. Perché come sostiene, “bisogna imparare ad aprirsi agli altri. Dio si trova nel fratello, soprattutto negli ultimi e nei bisognosi”.

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