Home > Speciali > Facimm Ammuin! > Somma Vesuviana. O’Fuocarazzo tra tradizione, storia e tammorre

Somma Vesuviana. O’Fuocarazzo tra tradizione, storia e tammorre

sabato 22 gennaio 2011, di Giovanna Salvati


Somma Vesuviana. “Sant’Antuono s’arape a sunà ‘a tammorra” cosi recita un antico detto, per sottolineare come questa data, il 17 Gennaio, determini l’inizio di un nuovo periodo dell’anno in cui la vita trionfa sulle tenebre. Ed infatti, la tammorra, per il suo stesso suono ritmato e forte, per la gestualità allusiva e vitale che impone, viene a rappresentare, per traslato, la vita stessa che rinasce.
In Campania in questa data convergono e si fondono, in una dimensione festiva e surreale dalle molteplici valenze. È il giorno in cui gli animali vengono benedetti e non lavorano, il giorno in cui il lento ed inesorabile calare delle tenebre si stempera nel tremulo bagliore delle fiamme (i Focarazzi) che, effimere e imponenti, prendono vita e corpo tra piazze e volti antichi, come antiche sono le radici di riti e miti ad esso collegati, e che rimandano ad una civiltà agro-pastorale in cui la periodizzazione dell’anno era scandita da rituali propiziatori volti ad evocare il benefico influsso degli dèi. Nei focarazzi vengono bruciati solitamente, oltre ai mobili vecchi, anche ‘o scoglio (la struttura di legno e carta del presepe), l’albero di Natale, se si è seccato, e la fiurella (immaginetta) del santo. Intorno ai fucarazzi si canta, si balla e si consuma ritualmente del cibo, talvolta cotto sullo stesso fuoco. Consumata la fiamma, spesso si raccoglie la brace incandescente nei bracieri, la si porta a casa e la si sparge nel camino o nella stufa a legna, pe’ prutezione. La protezione elargita dal santo è a vasto raggio. Infatti Sant’Antonio Abate, più familiarmente detto Sant’Antuono, protegge i bambini, i lavori agricoli, gli animali, e la sua ricorrenza (il 17 Gennaio) regola attività legate alla coltivazione e all’allevamento del bestiame. La festa di Sant’Antuono rimanda a tempi remoti. Le sue origini riconducono, in epoca romana, alle celebrazioni augurali collegate al ciclo delle stagioni o all’inizio del nuovo anno, all’offerta rituale degli animali che, addobbati con nastri, fiori o frutta, venivano condotti all’ara sacrificale. Ancora più antico è il rituale del fuoco. Come energia vitale, è chiamato ad evocare, per simpatia, la forza umana e quella naturale. Inoltre il fuoco è stato, sin da epoche lontane, considerato anche simbolo di purificazione, di cacciata dei demoni, e, quindi, come mezzo per sconfiggere il Male. Accesi al calar della notte, i focarazzi di Sant’Antuono assumono la valenza di argine alle Tenebre e al tenebroso arcano della notte, soprattutto invernale. Sant’Antuono diviene, in poche parole, l’entità positiva che rende il fuoco una potenza benefica. D’altronde racconti e leggende, che si tramandano da tempo immemorabile, fanno di Sant’Antuono un personaggio sanguigno che con arguzia, intelligenza e, soprattutto, pazienza diede più volte scacco al demonio, signore delle Tenebre. Recita una canzone popolare: “Sant’Antuono a lu deserto se magnava li maccaruni. Satanasso pe’ dispetto, s’arrubbaie la forchetta. Sant’Antuono nun se lagna e cu le mani se li magna. Sant’Antuono, Sant’Antuono lu nemico de lu demonio”. Con gli stessi ritmi, con lo stesso spirito anche la cittadina di Somma Vesuviana e Sant’Anastasia hanno dato via ai magnifici spettacoli dei focarazzi. In ogni rione piccoli fuocarazzi sono stati accessi, tanta la gente scesa per le strade nelle vecchie masserie a gustare il doppio spettacolo: quello delle altissime fiamme accompagnato dalle degustazioni di tipici prodotti locali offerti agli ospiti. Non sono mancati gli spettacoli canori dove primo fra tutti il concerto del beniamino locale Fabio Fiorillo: voce, tammorre e soprattutto cuore.

HTML - 112.4 Kb
YouTube - Fabio Fiorillo

Un messaggio, un commento?

moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Chi sei?
I tuoi messaggi
  • Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.