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La Rassegna Teatrale di Saviano saluta “’A morte ‘e Carnevale”

Un ‘tuor de force’ apprezzato dal numerosissimo pubblico che ha assistito ad uno spettacolo vibrante, intenso, senza pause di sorte, per l’occasione creata dai venti personaggi alternatisi sulla scena, bene o male in grado di mostrarsi convincenti nel ruolo loro assegnato, a testimonianza dell’aver carpito la natura aggressiva, irruente, decisa dal regista/attore Francesco Amoretto, ovvero ‘Carnaval’.

domenica 23 gennaio 2011, di Mauro Romano


La quarta opera in concorso, la commedia in tre atti di Raffaele Viviani presentata dalla compagnia “Omega” di Cercola, fa registrare ancora il pienone all’auditorium savianese diretto magistralmente dal direttore della kermesse, Giovanni Palladoro. Una rappresentazione dai toni forti che richiedeva una vigorosa risposta da parte degli attori, in termini di recitazione, ma anche dal punto di vista della fisicità e della concentrazione, soprattutto nei protagonisti principali, quali gli interpreti di ‘Carnavale’ nel primo atto, figura dominante ‘persa’ nell’anima e nel corpo in quegli indicibili conti sui debiti che il vicinato aveva con lui; del ‘nipote’ ‘Rafele’ e della cameriera/amante ‘Ntunetta’, presenti sulla scena virtualmente dall’inizio alla fine!

Nel dettaglio del primo atto tengono bando le ‘bordate’ del protagonista in titolo in tutta la sua perfidia ed ingordigia di ‘usuraio’, legato ai suoi averi fino in punto di morte … e del camaleontico nipote ‘Rafele’, capace di cambiare ‘pelle’ a secondo che debba scroccare soldi o maledire lo zio per il diniego, e metterci ogni energia pscico/fisica per tenergli testa dinanzi ad una ‘Ntunetta chiamata a fare da paciera tra le due ‘criticità’ rappresentanti l’avaro e lo sfaticato. Il tutto attorniato dalle ‘scorrerie’ dei vicini o dai becchini pronti a sbranarsi per accaparrarsi le esequie, ed ancora dal notaio chiamato a fare il famoso testamento, rigorosamente segreto dopo il proverbiale: “Lascio tutto a …”.

Il secondo atto viene trasposto nel vicolo del quartiere Arenella, dove è ambientata la commedia. Lo scorrere degli eventi in attesa che venga ‘preso’ il morto, configura ogni ‘patologia’ del tempo, quali il cantante che dovendosi guadagnare qualche soldo, stornella nell’osteria vicina irriverente al lutto; le vicine che, benché raccolte in pseudo preghiere, si offrono di cucinare i ‘cartocci’ portati da un Rafele che, speranzoso dell’eredità, si era dato a spese folli; la ‘guantiera’ del barista svuotata con ingordigia dalla ‘straziata’ nuova padrona di casa che non ci mette tanto a ‘stappare’ lo stomaco ‘chiuso’; la consolazione tra ‘zia’ e ‘nipote’ di volere ‘unire’ eventuali ‘fortune’, nel caso il testamento pendesse a favore dell’uno e non dell’altra … con conseguente promessa di matrimonio, da celebrarsi tassativamente dopo un ragionevole periodo di lutto!

Ovviamente, benché la scena nei casi di inevitabili affollamenti si presenti un po’ frammentaria, bisogna dare atto agli attori di ‘seconda linea’ di tenere costantemente il filo della recitazione senza eccessive sbavature. La chiave di svolta avviene all’apertura del testamento, con la drammatica rivelazione del lascito di ogni bene di ‘Carnevale’ alle ‘Opere Pie’, forse nel tentativo di quest’ultimo di volersi redimersi per le ripetute malefatte, per aver messo lo zampino nella morte della figlia, della vera moglie, e non ultimo, per le grandi somme di danaro prestato e ritornatogli con interessi oltremodo esagerati.

Ad eccezione di un insignificante vitalizio di trenta lire al mese lasciato alla furba ‘Ntunetta, che, ancora amareggiata per l’amara sorpresa, confessa al promesso sposo Rafele , della messa da parte del ‘premio di consolazione’, consistente in centomila lire ‘grattata’ al ‘suo tiranno’ alla stregua di indennizzo per i sedici anni di convivenza/connivenza.

Nel terzo e conclusivo tempo la scena è riportata ancora all’interno del desolato ‘basso’, in tutti i sensi! Con l’immissione di esempi di condizionamenti passati, vengono evocate presunte apparizioni dello spirito di ‘Carnaval’ coi soliti soggetti ‘suggestionati’ a crederci e a farsela sotto dalla paura, quando poi, nel nostro caso, è il focoso Rafele a provocare rumori, nascosto sotto il letto per non essere sorpreso a voler chiedere un ‘anticipo carnale’ alla richiesta sposa.

La ‘normalità’ sembra riprendere con la festa dedicata alla figlia del padrone dello stabile, alla quale aderiscono tutti e tutte con estrema naturalità! Una ‘normalità’ comunque interrotta dal colpo di scena finale rivelato dal camposantaro ancora stordito per l’accaduto, a ‘Ntunetta e Rafele! L’apertura della bara a seguito di incessanti rumori sospetti, ha rivelato che ‘Carnaval’ era ancora vivo, per cui ogni bel proposito ed ogni progetto per il futuro dei figuranti, va a farsi benedire!

Come dar torto a Rafele, quando più disperato che mai, rievoca la sfortuna negli episodi più importanti della sua vita! “ E mo’ ca me putevo rifà na vita … pur ‘o muort è resuscito!”. E allora, che ora e Dio è questa! Morale della favola e ricetta finale della eclettica ‘Ntunetta: “Per vivere devi faticà Rafè!”

E come non dare ragione ad Amoretto e company, raggianti e soddisfatti a fine spettacolo nella consapevolezza di aver offerto una prova superlativa per certi aspetti e comunque dignitosa e di buon livello nel suo complesso!

Eccoli i protagonisti della serata: Alberto Cocozza, Raffaela Rocco, Filomena Grasso, Monica Cardillo (anche aiuto regia), Andrea Liguori, Liana Gallo,Giuseppe Borrelli, Mario Paparo, Pasquale Cozzolino, Cristiano Sollo, Stefano Gallo, Olga Imperatore, Maria Rosaria Fascia, Antonella Montanino, Salvatore Alletta, Francesco Avallone, Mario Borrelli, oltre al factotum Francesco Amoretto.

‘Trucchi e Costumi’, Maria Rosaria Rizzo; ‘Costruzioni e Allestimenti Scenografici’ e ‘Pubbliche Relazioni’, Raffaele Capasso. Trasporti di attrezzerie, Luigi Capasso”.

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