Home > Politica > FEDERALISMO MUNICIPALE, SUCCESSO O DISFATTA?

FEDERALISMO MUNICIPALE, SUCCESSO O DISFATTA?

Sulle maggiori testate nazionali e internazionale, da diverso tempo, sta tenendo banco il tormentone federalismo municipale. Ma se per qualcuno può sembrare un successo, come i comuni della Lega e per altre regioni ricche come il Piemonte, per il Sud Italia rappresenta una disastrosa debacle.

venerdì 4 marzo 2011, di Mauro Romano


a cura di Pietro Dragone

Infatti per Federalismo fiscale si intende quella dottrina economica che tende a stabilire quali sono le competenze che vanno delocalizzate tra un ente pubblico (Stato) e un ente locale quale Comune, Provincia, Regione. Già delocalizzare.

Cioè, in parole povere, gli entilocali diventano più autonomi in materia economica e tributaria e - come ha dichiarato lo stesso Bossi - "le regioni saranno più autonome in materia fiscale e non metteremo le mani nelle tasche dei cittadini ma lasceremo che siano gli enti locali a farlo.

"Tra i provvedimenti che tale legge prevede c’è anche dal 2014 l’ accorpamento di imposte nazionali a locali e la cosiddetta"tassa sull’ ombra" e il cambiamento della cedolare secca sugli affitti da applicare ai proprietari. Sono previste infatti due aliquote, una al 21 per cento per il canone libero e una al 19 per cento per il canone concordato.

La tassa non varierà in base al reddito, ma la percentuale sarà uguale per tutti i proprietari; oggi invece vengono detratte le spese forfettarie, gli affitti entrano a far parte del reddito, su cui poi si pagano le tasse. Le entrate stimate se il decreto entrasse in vigore sarebbero di circa 2,700 miliardi»: con una perdita di gettito di 500 milioni di euro rispetto ad adesso. Una perdita di gettito che da una parte deve essere compensata, magari dalle tasche dei poveri contribuenti della Regione Campania, una delle regioni dove la pressione fiscale è più aggravata.

Fino all’ approvazione ne sono stati approvati tre: quello sul federalismo demaniale (votato da Lega, PdL e Italia dei Valori) che attribuisce parte del patrimonio dello Stato (soprattutto edifici e aree pubbliche) a comuni, province e regioni; quello sull’ordinamento di Roma Capitale, dotata provvisoriamente di autonomie speciali; e quello sui "fabbisogni standard", cioè una norma che nelle intenzioni dovrebbe modificare il criterio un po’ cretino seguito finora in base al quale lo Stato finanziava gli enti locali sulla base della loro "spesa storica", cioè in pratica dava più soldi agli enti locali che in passato avevano speso di più.

In pratica se da un lato pò rappresentare un successo o, com’ è stato definito da alcuni, una svolta storica, sta di fatto che questa dottrina va a dividere l ’Italia in 20 staterelli, proprio quest’ anno che stavamo festeggiando i 150 anni della nostra unità nazionale.

PIETRO DRAGONE

Un messaggio, un commento?

moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Chi sei?
I tuoi messaggi
  • Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.