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“ ‘O miedeco d’e pazze “ di Eduardo Scarpetta

A rappresentarla la compagnia teatrale "G. Toniolo" proveniente da Barra, per la regia di Margherita Cirella. Prima della chiusura del sipario, nel saluto finale al pubblico, si è ricordato un grande del teatro, attore di vivacità ironica e comica, Enzo Cannavale, di recente scomparso.

lunedì 21 marzo 2011, di Mauro Romano


RASSEGNA TEATRALE ALL’AUDITORIUM/TEATRO DI SAVIANO, a cura di ANTONIO ROMANO

Saviano – Rassegna teatro Festival città di Saviano. Il gruppo teatrale “ Toniolo” di Barra è alla sua seconda presenza e ha proposto Il medico dei pazzi di Eduardo Scarpetta per la regia di Margherita Cirella. Erano presenti autorità amministrative locali, della VI municipalità di Napoli, di Barra. La serata, è stato affermato, è stata dedicata alla solidarietà: proventi dello spettacolo alla comunità missionaria di Villaregia “ Piazzola di Nola”.

Il gruppo teatrale, ed è una nota di merito, da ampio spazio alla solidarietà: anche per la prossima rappresentazione prevista al teatro Sannazzaro di Napoli; il ricavato andrà a un ospedale per la cura e ricerca di malattie tumorali. L’autore, Scarpetta, fu il più importante attore e autore del teatro napoletano tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. Un teatro dialettale moderno che tendeva all’adattare la lingua napoletana in moltissime pochade francesi.

“’O miedeco d’e pazze” è una commedia del 1908. Da quest’opera, da questa nota commedia scarpettiana, il divenire anche un film del 1954, diretto dal regista Mario Mattòli. Celebre, a quei tempi, fu l’interpretazione di Totò. La vicenda racconta di un giovane, figura poco edificante, che da anni vive a Napoli a spese dello zio Felice Sciosciammocca, personaggio di grande umanità ma altrettanto d’ingenuità. Lo zio crede di pagare al nipote gli studi di medicina. Felice Sciosciammocca è, chiaramente, un archetipo, un modello di pulcinella la celebre maschera napoletana, che ritorna spesso e volentieri in altri lavori scarpettiani.

Quando Felice dal suo paese Roccasecca, giunge a Napoli ecco in scena, un nuovo imbroglio. Il giovane finge e ne fa un vanto, di essere diventato psichiatra. Inventa di dirigere una clinica. Il giovane “Ciccillo” tale è il nome del protagonista, dice di aver bisogno di 500 lire. Il tragico – comico è che i soldi gli servono per onorare un debito di gioco. In breve la clinica, nella loro finzione, diviene la Pensione Stella, e i presunti pazzi sono i bizzarri clienti della pensione, del tutto sani di mente. Da tutto questo prenderanno forma degli stuzzicanti episodi da commedia degli equivoci. Alla fine tutto si risolverà; un epilogo della serie “e vissero felici e contenti”, nel quale Ciccillo è perdonato, e sono saldati tutti i debiti.

Fu uno degli ultimi grandi successi di Eduardo Scarpetta. Dopo questo lavoro, le vicende del personaggio narrano che nell’anno successivo, l’autore deluso, amareggiato, si ritirò dalle scene, dopo aver preso parte alla parodia "La Regina del Mare", composta dal figlio Vincenzo. Afferma Margherita Cirella, tornata, a dirigere i suoi ragazzi – attori, nel ruolo di regia, dopo aver superato un periodo di gravi condizioni di salute: “ abbiamo impostato questo lavoro teatrale nel rispetto della grande tradizione della nostra cultura partenopea”. “Abbiamo rispettato tutto, secondo copione, con l’evitare personalismi, cercando di valutarne il senso artistico, di tutelare questo grande patrimonio culturale, di trasmetterlo alle giovani generazioni nel rispetto della tradizione”.

Prima della chiusura del sipario, nel saluto finale al pubblico, si è ricordato un grande del teatro, attore di vivacità ironica e comica, Enzo Cannavale, di recente scomparso. Recitò in Nuovo cinema Paradiso, il film di Giuseppe Tornatore vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 1989 e dell’Oscar per il miglior film straniero. Un doveroso omaggio.

Autore/Fonte: Antonio Romano

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