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Rassegna teatrale Saviano: "G. Toniolo", quando l’arte diviene impegno sociale

Entrando nel merito del contenuto dell’opera, ci teniamo a dire che, contrariamente ad occasioni più classiche, la componente sorpresa si sviluppa per l’intera programmazione, senza attendere il finale per assestare il colpo di scena ad effetto. Quello di ‘’O miereco d’e pazze’ diviene, così, un finale bonario, scontato, insomma a tarallucci e vino!!

martedì 22 marzo 2011, di Mauro Romano


La festività di San Giuseppe e relativa ‘festa del papà’, gioca un brutto scherzo alla compagnia barrese che al teatro/auditorium di Saviano ha messo in scena ‘’O miereco d’e pazze’, settima opera in concorso alla rassegna ideata e curata dal patron Giovanni Palladoro, che si è avvalsa della regia di Margherita Cirelli.

Non si è registrato, infatti il consueto pienone, situazione tipica anche di quando, nello stesso orario della rappresentazione, c’è il Napoli calcio in tivù! Nonostante tutto, però, superato il primo attimo di delusione, gli attori hanno ingranato la marcia giusta e tirato avanti per la propria strada incoraggiati a più riprese dagli applausi insistenti, e non solo per mero incoraggiamento o solidarietà. Applausi rivolti pochi attimi prima al ricordo di Enzo Cannavale, icona della comicità napoletana ed internazionale recentemente scomparso.

La recita è risultata alquanto devota al testo di Scarpetta, così come la scenografia e gli abiti dei personaggi, nell’intento di trasmettere alla nostra generazione un mondo ormai non più attuale, ma del quale non si intende perderne le tracce. Scelta rispettabilissima, anche se l’evenienza ha fatto riscontrare un certo appiattimento, comunque schiodato a più riprese dalla caterva di situazioni paradossali di una trama che gioca su madornali equivoci per tenere vivo il discorso recitativo e l’attenzione dello spettatore. Un crescendo di comicità che consente alla nostra compagnia di guadagnarsi la pagnotta e rendere oltremodo decoroso il nobile intento di devolvere l’incasso della serata in beneficenza alla comunità missionaria di ‘Villaregia’ di Piazzolla di Nola, alle prese con un rinnovamento strutturale dell’imponente complesso. Esperienza che si replicherà prossimamente al ‘Sannazzaro’ di Napoli, dove sarà ancora la generosità e la solidarietà a farla da padrone.

Teatro amatoriale, certo, ma quando questi è impegnato attivamente nel sociale merita tanto di cappello. E’ per questo che si perdona qualche sbavatura dovuta soprattutto alla giovane età di attori ed attrici dei quali si intravedono ampi margini di miglioramento, poiché il tempo gioca a loro favore.

Entrando nel merito del contenuto dell’opera, ci teniamo a dire che, contrariamente ad occasioni più classiche, la componente sorpresa si sviluppa per l’intera programmazione, senza attendere il finale per assestare il colpo di scena ad effetto. Quello di ‘’O miereco d’e pazze’ diviene, così, un finale bonario, scontato, insomma a tarallucci e vino!!!

Ma questo, anche se non dovesse piacere, non va a discapito della compagnia che si è presentata per la seconda volta sul palcoscenico savianese , facendo la sua buona figura. E’ la conclamata tematica scarpettiana, ambientata ad inizio novecento, che personalizza occasioni e personaggi, in modo da renderli alquanto irreali per poi ridar loro la più comune delle parvenze umane. Un gioco delle parti di pirandelliana memoria, anche se l’autore napoletano è da considerarsi un maestro tra i più eccelsi della comicità partenopea.

E questa, di suo già è una garanzia di spasso e divertimento senza assillare lo spettatore con problematiche che già penalizzano nella vita reale. Uno ‘staccare la spina’ dall’ingrato quotidiano senza illusioni ma anche senza eccessivi pessimismi. Insomma, un prendere la vita per quello che è. Nella gioia e nel dolore … nella buona e nella cattiva sorte!

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