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Palazzo Attena demolito, aggrediti giornalisti

martedì 22 marzo 2011, di Gabriella Bellini


DA METROPOLIS DEL 22 MARZO

Marigliano. Poche ore di lavoro di una ruspa hanno cancellato quello che è stato definito un unico e prezioso esempio di architettura civile razionalista del periodo fascista: Palazzo Attena. L’edificio, che si trovava all’incrocio tra via Isonzo e corso Umberto I era attribuito al noto architetto del fascismo Marcello Piacentini e nello scorso dicembre era finito in un esposto presentato in Procura. La Soprintendenza aveva inviato una lettera al Comune dove chiedeva chiarimenti in merito ad un intervento di edilizia che prevedeva l’abbattimento dello storico edificio per fare spazio a 6 appartamenti. In particolare l’Ente sollecitava l’Amministrazione a revisionare il regolamento edilizio applicando vincoli più efficaci per bloccare le mire speculative ai danni degli edifici monumentali. “Abbiamo inviato diverse lettere a tutti i responsabili, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ma non ci fermeremo”, si leggeva allora nella lettera, “Palazzo Attena, pur non essendo soggetto a vincoli, non è certo da abbattere”. Ieri mattina, invece, è finito in macerie, un’azione che dopo quanto accaduto con Palazzo della Baronessa a Portici qualche giorno fa diventa ancora più grave. L’ennesimo edificio di interesse storico per il quale nemmeno l’interesse della Soprintendenza è servito. Ma ieri mattina davanti a quell’edificio che veniva distrutto, e con esso la storia e l’architettura che rappresentava, è successo anche di peggio. Due aggressioni avvenute in momenti separati, ma quasi identiche ai danni di un fotografo e di una giornalista, entrambi hanno denunciato l’accaduto ai carabinieri. “Per fare una semplice fotografia che documentasse l’ennesima distruzione di un palazzo di un certo interesse storico è stato aggredito Maurizio Sena, fotografo”, fa sapere Saverio Lo Sapio, esponente dei verdi e responsabile dell’associazione cultura Oxigeno, “Maurizio, dopo aver riferito l’accaduto alla locale caserma dei carabinieri, è stato costretto a ricorrere alle cure mediche presso il vicino ospedale Civile di Nola. E’ grave che muore un altro pezzo della Storia della città, ma alla luce di quanto accade in questa città, ancora più grave è l’aria pesante ed inquietante che si respira. Ormai si è superato ogni limite della decenza. Si è abbassato gravemente il livello civile e democratico del paese, annullando persino la garanzia di sicurezza dei semplici cittadini. Attendiamo impazienti che le Istituzioni diano una risposta ferma e decisa a questa svolta violenta ed a questo decadimento della vita democratica di Marigliano”. L’altra aggressione ha riguardato una collega, Anita Capasso corrispondente del quotidiano “Il Mattino”. Anche lei stava facendo alcune foto all’abbattimento quando un tale dal cantiere ha gridato ad un operaio: “Acchiapp a chesta” ed l’uomo ha rincorso la Capasso che, nel frattempo, era riuscita a rifugiarsi nella sua auto, a quel punto è stata lei ad essere fotografata, eppure la collega era in compagnia della madre e della figlia che da poco ha compiuto un anno. Anche la giornalista ha sporto denuncia ai carabinieri. Tutto per fare il proprio lavoro: documentare l’addio ad un pezzo di storia della città.

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