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Angelica De Lucia: "Obiettivo formare una scuola di canto e lavorare coi giovani!"

Una ’confessione’ a tutto campo rivela sogni ed aspirazioni della giovanissima artista di Polvica di Nola che non ferma il suo talento - riconosciuto alle selezioni per il festival di Sanremo di Castrocaro Terme con l’assegnazione dell’ambito premio della giuria - al solo canto, ma anche all’impegno nel sociale.

sabato 26 marzo 2011, di Mauro Romano


L’intervista è a cura di Raffaella Roselli, presidente dell’associazione "Giovani er Polvica"

Angelica, oramai sei un’artista stimata e amata da tutti. Stai vivendo un periodo di successo. Quando è nata la tua passione per la musica? Che genere di musica ascolti? Qual è il tuo cantante preferito e perché?
"Fin da piccola. Ho sempre amato la musica. Amo molto la musica leggera italiana, ma non ho un cantante preferito. Quando si vive per la musica ci si innamora della canzone, non del cantante. Alcuni cantanti possiedono voci stupende, ma per quanto mi riguarda, sono sempre stata sedotta dalla musica".

Chi ti ha sostenuto quando hai capito che la musica è la tua passione?
"I miei genitori, in particolare mia mamma. Lei, a differenza di mio padre che è schivo e riservato, è molto espansiva ed affettuosa ed ha sempre avuto una parola di conforto per tutte le volte che sono tornata a casa a mani vuote. E’ bello quando la famiglia ti sostiene soprattutto nelle sconfitte. Ringrazio anche le mie sorelle. Devo molto alla mia famiglia, e mi fa piacere ammetterlo perché senza di loro, non sarei ciò che oggi sono. Un’altra persona importante è, il mio fidanzato. Veramente eccezionale. Spesso è lui che mi accompagna ai provini. Sono fortunata ad avere un fidanzato tanto premuroso e paziente".

Ti ricordi qual è stata la prima canzone che hai cantato? E dove?
"Sì, non si può dimenticare la prima canzone, la prima esibizione. E’ un evento che lascia il segno. A nove anni partecipai al canta.-bimbi, realizzato a San Felice a Cancello (CE), e la mia prima canzone è stata “La canzone del sole” di Lucio Battisti. Un’altra esperienza stupenda è stata la mia partecipazione al Festival di Castrocaro 2010. Essere arrivata in finale ed essere stata sostenuta da Lucio Dalla e Bartoletti, sono soddisfazioni immense. Veramente non mi aspettavo di avere così tanto successo. Ero convinta che mi avrebbero rimandata a casa al primo provino, invece, sono arrivata in finale. Tra tanti partecipanti, hanno scelto me, e Bartoletti e dalla mi hanno sostenuta fino alla fine. In più ho vinto il premio della critica. Questa è una di quelle esperienze che porterò con me per tutta la vita!".

Qual è il tuo cavallo di battaglia?
“Volami nel cuore”, interpretata da Mina. Tra l’altro mia mamma ascoltava sempre canzoni di Mina, Battisti e Ranieri".

Come hai superato gli ostacoli incontrati lungo il tuo cammino?
"Grazie alla mia stupenda famiglia e alla mia inarrestabile tenacia.

Se potessi descriverti con tre aggettivi?
"Domanda difficile da rispondere, ma ci provo. Beh,dovendo scegliere tre aggettivi direi: diffidente, permalosa, socievole. Sembra un controsenso, ma non lo è. Diverse volte sono stata delusa dalle persone, e di conseguenza non riesco a fidarmi subito. A volte una parola detta al momento sbagliato può ferirmi. Tuttavia, una volta capito chi ho di fronte, do tutta l’anima, sempre con la consapevolezza di potere essere delusa per l’ennesima volta. Non pretendo chissà cosa dalle persone, ma a volte si ha bisogno di un abbraccio o di un “grazie” che, nella maggior parte dei casi, non arrivano. E questo fa male. Ma la vita è così: o si rischia e ci si nutre di emozioni, piacevoli o dolorose che siano, oppure si cerca di sopravvivere nell’angoscia e nel rimpianto. Per quanto mi riguarda cerco di vivere, nonostante il dolore".

Da più di un anno sei diventata membro dell’associazione “Giovani per Polvica” ed hai partecipato all’organizzazione di diversi eventi. Qual è stato l’evento più significativo per te, e perché?
"Non c’è un evento in particolare che mi ha colpito. Ogni evento ha lasciato un segno, ha contribuito alla mia formazione professionale e caratteriale".

Dopo il “concerto di Natale”, realizzato nella Chiesa S. Vincenzo Ferreri di Polvica, hai deciso di realizzare un coro domenicale, come mai questa idea?
"Tutto è nato come una sfida. Oramai ogni Chiesa ha il proprio coro, solo Polvica ne è priva. E’ giusto che anche il mio paese abbia il coro domenicale. In più c’è tutto l’occorrente: attrezzature e giovani. Quindi, perché non tentare?! Negli ultimi anni ho notato che la gente si è allontanata dalla Chiesa. Quand’ero piccola la messa delle 9.30 e delle 11.30 era affollata, ora è quasi deserta, soprattutto quella delle 11.30. E’ deleterio vedere tanti banchi vuoti. Può darsi che i cittadini, incuriositi dal coro, possano riavvicinarsi alla religione e riprendere l’abitudine di frequentare la Chiesa".

Cosa provi quando lavori con i giovani?
"Non posso trasmettere a parole ciò che provo. E’ veramente gratificante lavorare con loro, soprattutto i bambini. Essi ti ascoltano, ti seguono, si impegnano tanto e regalano emozioni uniche. Ogni tanto fanno qualche marachella, ma si sa, i giovani sono amati anche per questo. Veramente li adoro".

Se dovessi dare una lezione di vita, un consiglio ai tuoi discepoli, cosa diresti?
"No, non mi sento all’altezza di dare consigli. Sono ancora troppo giovane per potere dispensare insegnamenti. Inoltre, a mio parere, solo la vita può impartire lezioni. L’unica cosa che posso dire ai miei ragazzi è di non arrendersi, di credere sempre nei propri sogni e nelle proprie capacità. Servono la stima, la determinazione, la tenacia e la voglia di fare".

Polvica è cambiata molto negli ultimi anni: il piccolo centro rurale è diventato una “small city” , ma se un domani dovessi andare via, cosa ti mancherebbe del tuo paese?
"Sicuramente gli affetti, le abitudini, la tranquillità. Polvica è un paese molto tranquillo, a differenza delle grandi città, troppo spesso caotiche e rumorose".

Cosa pensi si possa ancora fare per Polvica?
"Tanto! Si può e si deve fare ancora tanto. I ragazzi di oggi hanno bisogno di aiuto, di qualcuno che possa aiutarli a scoprire il loro talento le loro qualità. Spesso sono lasciati soli o in strada o davanti alla televisione e non hanno nessuno con cui parlare, confrontarsi. Purtroppo i genitori devono lavorare e non hanno molto tempo. Secondo me, le diverse associazioni operanti sul territorio potrebbero fare molto a livello sociale. Mi ha fatto molto piacere partecipare all’iniziativa promossa dal PDL giovani e dall’associazione “Giovani per Polvica”.Distribuire il tricolore alle famiglie italiane in occasione dei 150 anni dell’unità di Italia, è stato bello. Finalmente si sta cercando di riavvicinare i ragazzi ai valori di sempre: famiglia, patriottismo, religione. Oggi viviamo nella società moderna, siamo il popolo di facebook, della tecnologia, siamo spesso schiavi del consumismo, ed abbiamo dimenticato che la felicità è nelle piccole cose, come la famiglia. Bisogna guardare al futuro, usufruire delle tecnologie, ma mai rinnegare o perdere di vista i valori. Essi sono la nostra guida, il nostro sostegno. Mi auguro che l’associazione di cui faccio parte possa continuare a lavorare con i giovani, facendo ancora di più rispetto al passato".

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
"Aprire una scuola di canto, e tra l’altro sto già collaborando con alcuni maestri di canto per aprirne una a Brusciano. Inoltre spero di continuare con il canto e lavorare con i giovani. Essi sono il nostro futuro".

Raffaella Roselli, presidente dell’associazione "Giovani er Polvica".

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