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San Giuseppe Vesuviano. Vasca Pianillo, dossier sullo scempio. Una battaglia non di oggi ma dal lontano 1987

sabato 26 marzo 2011, di Giovanna Salvati


San Giuseppe Vesuviano. Scenari agghiaccianti, putride verità nascoste, ma soprattutto un giallo che finisce per diventare solo ed esclusivamente un mezzo per far campagna elettorale. “Non bastava la vasca e la sua melma a disgustare i cittadini ora ci pensano anche falsi miti”. E’ vero la Vasca al Pianillo rappresenta un biglietto da visita fatto di vergogna ma il cancro di quell’imbarazzo sotto gli occhi di tutti, nel corso di tanti anni non può aver fatto smuovere le coscienze solo ora. C’è chi ci accompagna in quei sentieri del disagio, chi forse vive sulla propria pelle da oltre vent’anni quell’incubo. Chi ha provato più volte a farsi sentire. E’ l’altra faccia di chi vuole la verità, di chi spinge a non strumentalizzare la questione della vasca solo per campagna elettorale. Ma non si può arrivare a tanto. Siamo alla storia di ieri ma ad un problema di sempre che non può far smuovere quelle maledette coscienza solo ora. Si vocifera che il Commissario per la Bonifica del Sarno, Generale Jucci, abbia chiuso un accordo con l’amministrazione comunale: portare i fanghi inquinati del canale Bottaro – Fienga da Scafati a San Giuseppe Vesuviano, in un sito temporaneo di stoccaggio individuato in via Martiri di Nassirya, procedere alla ripulitura di quei fanghi e subito dopo, seguire la bonifica della Vasca Pianillo. E’ il 9 Gennaio 2011. Inizia la battaglia. Si attivano le proteste,eppure un compromesso sembra essere arrivato “almeno dopo ci puliranno finalmente la Vasca”. E c’è chi grida “è uno sporco ricatto”. Nessuno prima d’ora aveva pensato a quel mostro in Via Pianillo? Perché solo ora? Assolutamente no. E’ il 1987, e qualcuno vede oltre e non ci sta a seppellire la vergogna, viceversa inizia una piccola battaglia. E’ il Gruppo Ecologico Vesuviano. Ma si sa una sola noce nel sacco non fa rumore. Anzi, forse da fastidio.Il gruppo senza troppi timore sollecita l’amministrazione comunale a indire le prime conferenze di servizio con la Regione Campania, per affrontare seriamente il problema. “Ripariamo sto guaio”. In quegli anni viene approntato, una campagna di sensibilizzazione che culmina tra le pagine del “Libro bianco sulla Vasca”. Il Gev e l’associazione Scansafossi organizzano proiezioni di audiovisivi nelle scuole e una raccolta di firme tra i cittadini. Ma purtroppo il silenzio e l’impotenza regna in ogni lato. Nel 1992, sempre il Gev e Scansafossi, non demordono e sollecitano l’amministrazione comunale prima e i commissari prefettizi dopo, ad intensificare la vigilanza sugli scarichi abusivi che nottetempo avvengono nella zona della “vasca”. All’epoca c’è chi parla persino di autobotti con targhe di province del Nord Italia viste scaricare uno strano liquido bluastro nell’invaso del Pianillo. Stranamente ogni notte quei cumuli di rifiuti che fanno compagnia ai liquami della vasca diventano cenere. Ma partiti e ambientalisti continuano “a dormire”. Si pensa allora, con la collaborazione della Unità sanitaria locale 33, di monitorare dall’unità mobile dell’Assessorato Regionale all’Ambiente, i livelli di diossina nell’aria della cittadina vesuviana, è il 1997, i dati sono sconfortanti e spaventosi. Nel 2004 i dati raccolti in un fascicolo vengono inviati a tutte le autorità competenti (sanitarie, politiche e forze dell’ordine), sortisce una sorta di indignazione tra i cittadini che a migliaia firmano la petizione. Dalle autorità solo risposte burocratiche, dai partiti e dalle altre sigle ambientaliste ancora silenzio. Arriviamonel 2005 esplode il caso discarica in Contrada Beneficio, il luogo è a meno di trecento metri dalla Vasca al Pianillo. Nel settembre di quell’anno per la seconda volta una discarica a suo tempo messa su dall’amministrazione comunale, nel tentativo di superare l’emergenza rifiuti, ma mai svuotata, prende fuoco per la seconda volta. Ma in fumo ancora una volta solo la dignità di una cittadina che non può svegliarsi solo ora.

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