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Ottaviano/Somma Vesuviana. E’ il Circolo Diaz, con le sue 100 candeline e il carosello di presenze, ad insegnare un pò di storia e perchè no...."a’ campare"

lunedì 28 marzo 2011, di Giovanna Salvati


Ottaviano. A volte quando nel cuore porti una ferita ancora aperta ti sembra che quello che prima fosse impercettibile persino ai sensi ora diventa una linfa che non so come, non so perché, ti fa riempire gli occhi di grandi lacrimoni. Se quel qualcuno che porto nel cuore avesse visto il piccolo grande miracolo andato in scena nelle sale del Circolo A.Diaz di Ottaviano, in occasione del centenario della sua fondazione, forse con quel solito sorriso avrebbe sicuramente commentato “viva la cultura”. Eh si, ma solo quando la politica non lo sporca. Da giornalista racconto, da donna percepisco ma da cittadina mi inorgoglisco di cosi tanta “cultura” in un mare cosi dilagante di “ignoranza”,dove la semplicità di un evento, curato con eleganza e minuziosità, diventa un vero galà del sapere. E questo mio raccontare oggi, consentitemelo, premia le sensazioni e le mie emozioni. Oscar Wilde scriveva “Uomo colto è colui che sa trovare un significato bello alle cose belle” e allora mi giudico colta come quelle sessanta persone che sabato sera hanno deciso di recuperare le proprie tradizioni, che hanno deciso di applaudire la storia del proprio paese, che hanno voluto esserci per curiosità o semplicemente per farsi stuzzicare dal cambiamento, dalla riconquista di quella piccola dignità cittadina che sembrava persa. Un evento molto singolare e suggestivo. Sono le 18,47 e il via viene dato dal professore, pilastro della cultura ottavianese (fonte dalla quale sgorga quella conoscenza per la quale ogni cittadino ottavianese dovrebbe imparare a dissetarsi) Carmine Cimmino. Sul suo volto scolpita la forza di chi sa di sapere, ma nei suoi occhi la bontà e l’umiltà di condividere “sono onorato e felice di rappresentare il Circolo A.Diaz e i tanti soci che ne fanno parte , ma sopratutto sono onorato di festeggiare il Circolo che si appresta a festeggiare i suoi primi cento anni”. Alle sue spalle una passerella fatta di storia umana: il Senatore Antonio Iervolino e suo fratello Gino, il presidente del sodalizio locale Francesco D’Ascoli, il Presidente dell’Ente Parco Ugo Leone e il simbolo dell’economia nazionale nei panni del beniamino locale Paolo Scudieri. Lo guardano. Lo applaudiscono ma i loro sguardi sono tutti verso quei cittadini che sperano nel riscatto e confidano nella crociata più difficile “recuperare la loro storia”. Non è una caccia al tesoro al “chi siamo, da dove veniamo” ma al diritto di tutelare e riconoscere le proprie tradizioni, la propria cultura, ma soprattutto la propria storia. E Cimmino lo sa “premieremo coloro che hanno dato lustro all’arte e i mestieri della nostra terra”. Ne seguono circa trenta riconoscimenti. Ce ne sono per tutti: dalla tipografia Pisanti alla ricamatrice, dai cultori della Zabatta all’agricoltore, medici, letterati, intellettuali, imprenditori, per non parlare della cura del corpo e della mente, insomma una motivazione per ciascuno di loro, poche parole ma cosi cariche di responsabilità che per ben cinque generazioni li hanno accompagnati ad ereditare e a tramandare. Una pergamena in Charta Bambagina, accompagnata da piccoli dipinti: è l’arte di Cimmino ad averli creati. A condurre nel viaggio alla scoperta del piccolo mondo Ottaviano la voce di Gino Aprile. Il prof. Cimmino nel frattempo continua e schivo osserva. Il miracolo sta prendendo vita. I riconoscimenti continuano e la parola passa al presidente dell’Ente Parco Ugo Leone “ I premi di stasera sono un grande esempio di coraggio e sacrificio di giovani che si adoperano solo ed esclusivamente per la propria terra”. Ad intervallare durante la serata l’incantevole voce del Soprano Valentina Iannone accompagnata dal Maestro Maresca. I festeggiamenti continuano. E’ la volta dell’intervento di Paolo Scudieri “Questo Sodalizio si è sempre distinto per l’organizzazione di manifestazioni di un certo spessore culturale. Purtroppo abbiamo tanto dentro ma lo dimostriamo poco sul territorio. Dobbiamo essere grati a chi, con costanza e lungimiranza, riesce ad organizzare eventi simili”. A questo punto è l’intervento del prof. Cimmino ad incendiare gli animi “c’è qualcuno che qualche mese fa stava incendiando pagine di volumi unici, pezzi di storia per un po’ di calore”. La sala si gela. L’evento risale circa ad un mese fa, quando lo storico Cimmino, per puro caso fu testimone dell’episodio. Una “confidenza” quella di Cimmino, che lancia un triplo messaggio ma soprattutto che carica di responsabilità chi dovrebbe tutelare e promuovere la storia e la cultura ed invece? Da qui l’invito del “non addetto ai lavori” (Cimmino) all’evento pubblico “qualcuno avrebbe dovuto avvertirvi che il nostro Castello Mediceo domani sarebbe stato aperto al pubblico ed invece non lo hanno fatto, io lo faccio e vi invito a prendere possesso di un nostro bene, della nostra storia”. Il dito sembra puntato contro chi forse è assente? Forse si, forse no? L’assenza è quella del primo cittadino Mario Iervolino. Un’assenza ingiustificata per due casi e cha fa scalpore per uno stratega che nonostante la sua assenza ha fatto parlare: l’uno perché un primo cittadino non può e non deve mancare ad un evento simile ma qualora lo facesse perché non delegare un suo rappresentante, tralatro nel suo esecutivo il buon sindaco vanta non solo un assessore alla cultura ma anche un docente ed un preside. Doppio fallo che gli permette di portare a casa un bel cartellino rosso. La sua assenza è notata e viene fatta notare in più passaggi e a scandirla è la presenza invece straordinaria di un sindaco che ha deciso di essere presente. E’ il primo cittadino di Somma, Ferdinando Allocca. E’ lui a presenziare e c’è chi invidia i cittadini per quel tricolore che inorgoglisce i tanti sommesi presenti in sala tanto che qualche ottavianese non esita e commenta “facciamo sempre le nostre belle figure”. “La festa di questa sera -ha invece commentato il Senatore, nonché Assessore provinciale Antonio Iervolino- ci fa scoprire l’identità del nostro territorio. Tutti insieme siamo stati capace di dare una speranza di rinascita a queste terre e dobbiamo continuare a farlo con coraggio e con passione. La Provincia, vi assicuro, è e sarà vicina a questa città.” A concludere è stata la tammorra di Angelo Tuorto e la mostra di documenti inediti allestita per l’occasione. L’atmosfera del Circolo A.Diaz fa da cornice al primo grande evento di forte spessore culturale che ormai da anni non andava in scena nella cittadina. C’è tempo per un caffè e qualche confidenza. Ed è proprio li che la corteccia di grandi uomini si trasforma in un formidabile miracolo: non sono le cariche politiche, i ruoli istituzionali e le responsabilità nella società e prevalere ma la semplicità di grandi uomini che entusiasti commentano “mi sono commosso, abbiamo finalmente valorizzato la nostra Ottaviano che merita di farsi sentire”. Merita di farsi sentire per color che non hanno voce, per coloro che a furia di gridare l’hanno persa, per coloro che fanno finta di non sentirla, per quanti non capiscono quella voce e per chi ancora intimidisce se quella voce grida un po’ più forte. E’ vero i piaceri semplici come quelli che danno appuntamento alla tradizione e alla storia sono senza dubbio l’ultimo rifugio della gente complicata ma quella stessa gente dovrebbe ricordare che “la semplicità è la forma vincente della vera grandezza” .

Un ringraziamento speciale al Comitato per il Centenario del Circolo A.Diaz ed in particolare ad Umberto La Marca. Ma sopratutto a quegli uomini che come Carmine Cimmino, Antonio Iervolino, Paolo Scudieri, Francesco D’Ascoli,Luigi Iroso, Raffaele Mezza, Gino Aprile smuovono le coscienze degli ottavianese e ci ricordano chi siamo. Un grazie anche a chi non era presente ma da lassù ha applaudito Carmine Ciniglio.

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