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Finanziara, Tecce: "Sviluppo Italia non deve revocare i finanziamenti e confiscare le imprese"

A Roma una manifestazione contro l’agenzia "Sviluppo Italia"

venerdì 30 novembre 2007, di Gabriella Castiello


ROMA - Nella capitale per protestare contro la scelta dell’agenzia “Sviluppo Italia” di non procedere alla rinegoziazione dei mutui di finanziamento a favore di numerose imprese.

Così ha reagito questa mattina l’associazione “Aziende 44”, rappresentante di circa 400 imprese meridionali e 6mila lavoratori. Secondo l’associazione la scelta di Sviluppo Italia "può decretare la morte di centinaia di aziende".
Gli imprenditori ed i lavoratori, in segno di protesta, hanno consegnato simbolicamente al Presidente di Sviluppo Italia, Domenico Arcuri, le chiavi delle aziende.
Erano presenti alla manifestazione diversi parlamentari, tra cui Raffaele Tecce (Partito della Rifondazione comunista) e Nuccio Iovene (Sinistra democratica). I due senatori hanno anche
presentato un’interrogazione al Ministro dello Sviluppo economico, chiedendo di intervenire in favore delle imprese a rischio chiusura e dei lavoratori occupati.
"Lo scorso 8 novembre il Senato ha approvato un emendamento - ricordano nell’interrogazione Tecce e Iovene - all’articolo 32 della Legge Finanziaria, che autorizza Sviluppo Italia a rinegoziare i mutui accesi entro il 31 dicembre 2004, rideterminandone la durata complessiva del rimborso".
L’emendamento, presentato da Rifondazione, "contemplava in
particolare, una dilazione dei pagamenti pari a cinque anni, con un abbassamento delle rate dovute dalle imprese a Sviluppo Italia" evidenzia Tecce.
"In attesa dell’approvazione definitiva del testo della Finanziaria alla
Camera- sottolinea il parlamentare - è necessario che il governo intervenga sull’Agenzia per chiedere di non revocare i finanziamenti e di non confiscare le imprese, evitando tra l’altro contenziosi che renderanno più difficile applicare la disposta dilazione dei mutui”. “Soprattutto - conclude il parlamentare del Prc - bisogna evitare decisioni che non tengano in conto gli indirizzi del Parlamento, con la pesante conseguenza della chiusura di centinaia di imprese e la perdita di migliaia di posti di lavoro".

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