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VII RASSEGNA TEATRALE AUDITORIUM SAVIANO

Spettacolo e Beneficenza, ecco l’Accademia degli Svevi!

La compagnia di ’casa’ chiude la kermesse savianese portando in scena ‘Rafaniello all’Ospedale’ di Gigi Manfredi che all’ultimo momento ha deciso di sostituire l’altra sua opera, ‘La Nazarena’, prevista nel programma iniziale.

domenica 1 maggio 2011, di Mauro Romano


L’incasso della serata è stato devoluto in beneficenza all’associazione italiana per la ‘Sindrome di Ondine’, rarissima malattia che in Italia colpisce 1 bambino nato vivo su circa 200.000. Nel nostro paese sono 45 i giovanissimi affetti da questa patologia, mentre nel mondo se ne conoscono 300 casi!

Il pubblico è quello delle grandi occasioni, richiamato nell’accogliente Auditorium del ‘patron’ Giovanni Palladoro, vuoi dalla curiosità di assistere all’esibizione della compagnia locale, ma anche e soprattutto per il senso benefico dato all’evento, pubblicizzato sul territorio in modo capillare.

Dopo il saluto/allarme portato dal dr. Michele Maione, che ha messo in evidenza le pericolosità e le difficoltà a ‘navigare’ nella sfera sanitaria al giorno d’oggi, ed il breve intervento del consigliere regionale, on. Carmine Sommese, che ha provato a giustificare eventuali ritardi o incongruenze dell’Ente campano, riferendosi alle passate cattive gestioni, i protagonisti si sono esibiti nella commedia in due atti dal tema analogo, che narra le disavventure del povero ‘Rafaniello’, il quale, ricoverato in ospedale per sospetta appendicite, le passa di tutti i colori.

La storia basata su ogni problematica della proverbiale ‘malasanità’ gira tutta intorno al malcapitato personaggio principe, collocato in una prova di forza, anche fisica, poiché ininterrottamente sulla scena dall’inizio alla fine. Di fronte al suo ‘dolore di pancia’ evolvono situazioni di ‘degrado ospedaliero’ buttate in scena senza riguardo alcuno dal Manfredi, in modo estremo, sicuramente all’eccesso, in maniera esasperata … che forse solo l’appellativo ‘provocatorio’ potrebbe in parte giustificare.

E il suo “Chiedo scusa ai medici in sala” a fine spettacolo, diviene obbligatoriamente la chiave di lettura di questa commedia che fa della monotonia del luogo la sua vitalità, della ripetitività la sua efficacia, della perseveranza dei personaggi il suo tema dominante.

Dottori che consultano manuali per ‘affrontare’ una semplice appendicite, più interessati ad una eventuale elezione a Sindaco del fantomatico paese di ‘Pucchiano’ che alla salute dei pazienti; Caposala e corpo infermieristico più intenti a barattare ricoveri o ‘regalie’ che ad assistere i malati; La ‘pillola’ data perché l’altro degente non l’ha presa!; Materiale dell’ospedale portato fuori a scopi commerciali o per ricavarne altro.

Un ambiente calato in situazioni promiscue e apparentemente paradossali – uomo e donna nella stessa stanza, malati di diverse patologie che s’incrociano dove non dovrebbero, visite inaspettate per sciorinare eventuali tresche amorose al limite della ‘follia ormonale’ – fa del degrado un fatto ovvio, quotidiano. Inaccettabile quanto vuoi, ma che alla fine schiaccia la persona sofferente in una routine che, nella migliore delle ipotesi, conduce a cliniche private o a visite specialistiche a pagamento, oppure all’assegnazione di eccessivi medicinali per false patologie, da scambiare, in farmacie compiacenti, con prodotti più utili.

Un ‘fritto misto’ anche l’assunzione della ‘ginecologa cecata’, presa in servizio perché raccomandata e messa dall’onorevole di turno nel primo ‘buco’ che si fosse liberato. “Come una zoccola!” precisava Rafaniello, a lei che per un semplice prelievo va a tentoni, come a percorrere una intricata cartina geografica per ‘trovare la vena’.

Naturalmente il tutto accompagnato da favoritismi a persone raccomandate che, di contro, sono soggette a ogni riguardo e cure. A poco valgono le furberie di Rafaniello di volersi ‘adeguare’ cercando di corrompere prima la nipote della caposala e successivamente la pupilla del primario per farsi togliere il male. Il corteggiamento prima all’una e poi all’altra, che all’inizio sembrava così promettente, finisce a ‘tressette quarantotto’ per quella sfiga che, la storia insegna, è tipica dei ‘poveri cristi’, trovandosi, le due donzelle contemporaneamente a ‘progettare’ - l’una all’insaputa dell’altra - col nostro ‘eroe’ e a respingerne le ‘duplicate avance’.

Fortunatamente per il malcapitato Rafaniello, l’insopportabile dolore di pancia era dovuto ad una indigestione e non alla patologia pronosticata così frettolosamente al ‘pronto soccorso’. Altrimenti, quasi staremmo a preparargli i funerali. Ma anche in questo caso non ci sarebbe stato da preoccuparsi. Si, perché le solerti infermiere, con una semplice telefonata avrebbero subito allertato la connivente impresa funebre. Dietro lauta ricompensa, s’intende!!!!!!

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