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Teatro Auditorium - settima Rassegna Città di Saviano

“Rafaniello in Ospedale” di Gigi Manfredi. In scena “ L’Accademia degli Svevi”

Alla fine il commediografo, autore del testo, Gigi Manfredi regista della compagnia teatrale, dopo una dirompente colonna sonora, che pochi minuti prima aveva chiuso il sipario sulla commedia, ha salutato il pubblico indirizzando un particolare saluto a medici presenti. “ Solo una storia da raccontare: non è fatto apposta!”.

venerdì 6 maggio 2011


Saviano – . Saviano – La Commedia in scena, per l’ultima serata della Rassegna teatro Festival Città di Saviano, è “Rafaniello in Ospedale” opera di Gigi Manfredi portata in scena dal gruppo teatrale locale “ L’Accademia degli Svevi”. Notevole consenso di pubblico e di critica. L’incasso della serata è stato devoluto in beneficenza all’Associazione italiana per la sindrome da ipoventilazione centrale congenita “sindrome di ondine”, una rarissima malattia che colpisce un bambino su 200.000.

In Italia si contano quarantacinque casi di giovanissimi pazienti che soffrono di questa patologia. Nel mondo, i casi diagnosticati, si contano intorno a 300. Prima dell’inizio dello spettacolo una testimonianza: Raffaele Maione, medico, ha introdotto il senso della serata all’insegna della solidarietà per una malattia rara non riconosciuta dal servizio sanitario nazionale. La trama: la storia è assuefatta in un ambiente ospedaliero, dove si muovono i personaggi, vestiti, la maggior parte, con i loro camici bianchi; Luogo di sofferenza per i pazienti ma anche occasione di curare la propria vita e la propria esistenza.

È in quest’ultima ottica che va letta la storia portata in scena. L’ambiente del palcoscenico è modellato per sorridere e riflettere. Il personaggio principale che ha un nome del tutto scenico e quasi folkloristico “ Rafaniello”, interpretato da Patrizio De Simone, è costretto a recarsi in ospedale per un dolore di pancia, una sospetta appendicite, quasi peritonite! La stabilità dello scenario unico e rotto da improvvisi imprevisti nei quali, in un ambiente irrazionale succede di tutto: medici, quasi maschere di carnevale, accentuate anche dai trucchi scenici, con delle guance appariscenti, rosse di colori vivaci, attenti più a chiedere voti per elezioni, o altri favoritismi, che a curare i loro pazienti.

La figura “rimandante all’inconscio” è presente si percepisce con risolutezza: un fantasma scenico interpretato da Rosa Grillo, un invisibile personaggio, quasi impercettibile, se non per il povero paziente protagonista della vicenda. Quest’ultimo grida il proprio disappunto: nessuno ode la sua voce ed è costretto più volte a rigirarsi nel suo letto d’ospedale divenuto luogo di pesantezza, postazione scomoda, delirio e comicità. La coscienza che rimprovera, ammonisce, è lo spettro scenico. Non è il solo elemento onirico, a intervalli regolari, ugualmente, entra in scena un tipo bizzarro con un teschio in mano, di amletica memoria a rappresentare, con ogni probabilità, la morte. Un elemento non drammatico con tanto di falce “ che pareggia l’erba del prato”, ma una figura buffa istrionica che si fa beffe di se e degli altri.

Un personaggio che non ha parole da recitare eppure proferisce molto solo con sofismi, perifrasi confuse. Il suo inserimento scenico è caratterizzato da parole incomprensibili da gestualità semplici e infantili. Rappresentazione di un proverbiale luogo, un’acutezza di osservazione, non ideale di certo! Una, a tratti, situazione, non generalizzata, un degrado di luogo ospedaliero che è un simbolo non riscontrabile, solo allo spazio della rappresentazione. L’elezione al sindaco, al quale è candidato uno dei medici di un inesistente paese, sono solo le punte di un iceberg.

Un’infermiera ginecologa quasi cieca è occupata, in quel lavoro, per pressioni in alto loco. Completano il quadro, di questi personaggi e quasi ombre sceniche, materializzato nello spazio di due letti di ospedale, il continuo fruire scenico: infermieri, caposala, gioco degli equivoci, isterismi e altro a dare attivismo alla rappresentazione. Alla fine il commediografo, autore del testo, Gigi Manfredi regista della compagnia teatrale, dopo una dirompente colonna sonora, che pochi minuti prima aveva chiuso il sipario sulla commedia, ha salutato il pubblico indirizzando un particolare saluto a medici presenti. “ Solo una storia da raccontare: non è fatto apposta!”.

Antonio Romano

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