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Pollena Trocchia, Il Comune perde il ricorso. La provocazione dei cittadini: “Completate il lotto 7 e riassegnateci le nostre case”

mercoledì 18 maggio 2011, di Gennaro Addato


Pollena Trocchia.Va avanti la storia infinita di un gruppo di soci della cooperativa edilizia Regione Campania 349, che danno sempre più filo da torcere all’attuale amministrazione comunale. “Le sentenze del TAR Campania n1825/2011 e n1826/2011hanno rigettato il ricorso proposto da Pinto – si legge sul manifesto murario a loro firma affisso negli ultimi giorni – riconoscendo ancora una volta come legittimati ad acquistare gli alloggi con diritto di superficie del P.E.E.P. ai soli soci della Cooperativa, che hanno subìto notevolissimi danni morali e materiali con sgomberi illegittimi. Le sentenze – continua il testo del manifesto – hanno altresì confermato in toto l’operato del Commissario ad acta che dichiara decaduta la convenzione dei lotti 11 e 12 del parco Europa facendo ritornare la proprietà degli immobili ERP all’Ente Comunale. Quanto tempo ancora, sindaco, vuoi perdere, danneggiando l’Ente e i cittadini aventi diritto? Quand’è che comincerai a fare effettivamente il sindaco nell’interesse dei cittadini tutti?”.

La storia, oltre ad essere infinita, è decisamente ingarbugliata. Per sciogliere i nodi principali è d’obbligo partire dal principio, ovvero dalla liquidazione coatta amministrativa della cooperativa e la nomina di un commissario liquidatore, tale Gioiello, avvenuta nel 2000, le cui condizioni d’acquisto non vennero accettate dagli inquilini. “L’assegnazione veniva effettuata con un atto non pubblico – spiega Ciro Coda, uno degli inquilini coinvolti – avremmo dovuto acquistare attraverso un’altra cooperativa e, inoltre, non c’era la possibilità di avere un mutuo fondiario: per questi tre motivi noi non accettammo quelle condizioni improponibili; non ci aspettavamo – continua Coda – che l’anno successivo Gioiello, insieme al costruttore Rea, avrebbe ottenuto direttamente da Roma (dal Ministero del Lavoro ndr) il mandato a vendere a terzi sbattendoci fuori dalle nostre case”. Risultato, vennero messi in atto dei veri e propri sfratti, colpevole il Comune, a parer loro, che non ha vigilato sul mancato rispetto dei diritti dei cittadini. Nel 2004 i soci della cooperativa hanno consultato per la prima volta il TAR e, sebbene abbiano dovuto aspettare quattro anni, nel settembre 2008 il commissario ad acta nominato dal tribunale, Salvatore Carli, ha dichiarato “caducata” (cioè, di fatto, nulla) la convenzione tra il Comune e la cooperativa 349 e decaduta la cooperativa stessa. L’anno dopo il sindaco Pinto ha presentato un ulteriore ricorso al TAR, contro Carli e contro la cooperativa. Purtroppo per lui, però, come ci fanno sapere i soci a mezzo manifesto, il 23 marzo scorso il Tribunale Amministrativo Regionale ha rigettato il ricorso, dando ragione al commissario ad acta.

Chiaramente questo non è e non può essere l’ultimo capitolo di questa tortuosa storia, che dovrebbe adesso passare al vaglio del Consiglio di Stato per un ultimo esame. Pasquale Murone, segretario della sezione locale del Partito di Rifondazione Comunista, intanto continua a supportare l’intero gruppo in questa battaglia: “Il diritto alla casa è insindacabile – commenta – L’amministrazione comunale deve farsi carico del problema di queste 24 famiglie e trovare una soluzione per risolverlo, nell’ottica di una rivalutazione complessiva dell’intero parco Europa”. Un’ipotetica soluzione viene suggerita anche dallo stesso Coda, che suggerisce di “completare il lotto 7 (altra spinosa questione nella storia edilizia del parco Europa ndr) e riassegnare alcune delle abitazioni alle nostre famiglie”

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