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Il sindaco di S.Anastasia e la “zona rossa”: "Non deve mummificare, spazio ad interventi”

sabato 21 maggio 2011


“Fare impresa oggi a Sant’Anastasia è problematico per diversi motivi”. Esordisce così il sindaco, Carmine Esposito, nel suo intervento al convegno “Fare impresa a Sant’Anastasia”, organizzato dall’A.I.A. I temi toccati dal sindaco sono stati molteplici, ma l’accento più marcato è stato messo sul suo “cavallo di battaglia”: la zona rossa. Una zona rossa che non è nata per “mummificare” il territorio, anzi per metterlo in sicurezza, con una programmazione – ove anche gli incrementi volumetrici residenziali possono trovare spazio – di interventi sulla qualità urbana, sullo sviluppo, agricoltura, paesaggio, turismo. Un buon piano, secondo il sindaco Esposito, può far superare la condizione di sospensione che viene individuata con la “triste locuzione di zona rossa”. Quindi sì a nuove infrastrutture di servizi pubblici, intorno ai quali far sviluppare le imprese. E per le attuali imprese, disperse sul territorio, la soluzione è il PUC e la realizzazione di due macro aree attrezzate per l’insediamento delle attività produttive. Tra i presenti al convegno anche alcuni consiglieri di opposizione, ai quali Esposito – rivolgendosi a Giovanni Barone (PD) - ha chiesto una collaborazione fattiva, nel rispetto dei distinti ruoli: “Il primo motivo è che è molto difficile oggi poter impiantare una nuova attività produttiva (di tipo manifatturiero, terziario, commerciale o ricettivo) o ampliarne una esistente, anche se fiorente e con buone prospettive di sviluppo: tra vincoli paesistici, idrogeologici, vulcanici e piani di coordinamento mai completati, allo stato non esiste una certezza delle possibilità urbanistiche e delle compatibilità ambientali”. E poi riguardo l’edilizia Esposito ha aggiunto: “A lungo l’economia anastasiana si è fondata sul settore edile, legato alle nuove costruzioni private e alle cooperative. La legge regionale n.21 del dicembre 2003, con l’istituzione della Zona rossa per il rischio vulcanico ha cancellato, da un giorno all’altro, un intero settore dell’economica locale, senza che al momento si sia consolidata alcuna convincente alternativa: si proviene da anni di penosa “sospensione”, in cui all’immobilismo della pubblica amministrazione ha fatto da controcanto solo una debole e necessariamente scoordinata miriade di piccolissime iniziative private, spesso di tipo informale ed incrementale”.

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