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Somma/S.Anastasia. Caseificio e scuola di formazione nei guai per abusi edilizi e sanitari

mercoledì 25 maggio 2011, di Gabriella Bellini


Somma Vesuviana. Sigilli ad un capannone abusivo utilizzato dalla scuola di formazione professionale “Michelangelo”, nei guai anche l’amministratore del caseificio “Latteria Vesuviana” di Sant’Anastasia per alcuni abusi riscontrati da Asl e Gori. I carabinieri della Stazione di Somma Vesuviana (agli ordini del maresciallo Raimondo Semprevivo) hanno denunciato una 52enne ed un 54enne, marito e moglie di Somma Vesuviana, per abusivismo edilizio e mancata autorizzazione di emissione in atmosfera di vapori e fumi. I militari, infatti, ispezionando la scuola che l’uomo gestisce in via Micco hanno accertato che le attività tecniche didattiche venivano svolte in un capannone costruito senza autorizzazione e nell’interno erano state installate macchine saldatrici funzionanti privo di sistema di areazione dei fumi di scarico. Inoltre vi era un locale attiguo, utilizzato come deposito, anch’esso realizzato senza autorizzazione. La scuola è molto nota in città anche per aver vinto per due anni di seguito l’appalto del Comune per la gestione dell’ufficio Informagiovani. Al momento è al vaglio degli inquirenti anche la documentazione relativa all’accreditamento della stessa presso la Regione Campania, documentazione che gli avrebbe concesso di vincere diversi appalti con enti pubblici e di svolgere i corsi di formazione. Entrambi i manufatti, di una superficie complessiva di 350 metri quadrati, per un valore di 200mila euro sono stati sequestrati insieme alle attrezzature didattiche. A Sant’Anastasia, invece, i carabinieri della locale Stazione (guidati dal maresciallo Fernando De Solda) hanno denunciato un 44enne anastasiano per immissione senza autorizzazione nella rete fognaria di acque provenienti dalla lavorazione industriale e per carenze igienico sanitarie. Gli uomini dell’Arma hanno effettuato i sopralluoghi nel caseificio di via Monsignor Cesar Romero in collaborazione con il personale dell’Asl e della Gori accertando che le acque di risulta della lavorazioni dei latticini venivano irregolarmente immesse nella rete fognaria ed inoltre alcuni prodotti venivano confezionati con carenze igienico sanitarie. Motivo che ha portato al sequestro di 161 chilogrammi di provola per un valore di 1.500 euro.

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