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Pollena Trocchia, "Il valore della diversità". Se n’è discusso al "Paolino Avella".

venerdì 10 giugno 2011, di Gennaro Addato


"Il valore della diversità”. Di questo toccante argomento hanno discusso ieri un centinaio di persone, tra genitori e docenti, insieme agli ospiti che il Coordinamento Genitori Democratici locale ha invitato per l’occasione al centro polivalente Paolino Avella. Sul piede di guerra Salvatore Nocera, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che ha ricordato ai presenti come il Ministero abbia “perso centinaia di cause per il mancato riconoscimento dei diritti dei bambini disabili, in particolar modo riguardo il monte ore di sostegno che viene sempre più spesso disatteso. Addirittura – ha continuato – sono stati costretti a pagare, oltre alle spese, i danni morali ai bambini e alle loro famiglie”. “Ma possibile che dobbiamo fare sempre cause?” si chiede, esasperata, una giovane mamma che, bimbo sulle gambe e frustrazione sul volto, ha l’aria di chi conosce bene il peso delle battaglie che chi vive in situazione difficili è costretto a combattere quotidianamente. Domanda senza risposta. “Quasi mi vergogno di essere qui in rappresentanza delle istituzioni – il mea culpa arriva direttamente dal direttore del servizio materno infantile dell’ASL Napoli 3 Sud, Anna Esposito – Nei nostri ospedali c’è un’allarmante carenza di personale: i neuro-psichiatri infantili sono oberati di lavoro ma non riescono, comunque, a visitare tutti quelli che ne hanno bisogno, sicuramente questo è uno dei fattori che ci crea grosse difficoltà”. Da qui l’idea di creare una rete tra docenti, genitori ed aziende sanitarie per lavorare alla risoluzione dei tanti problemi legati al mondo della disabilità. “Scuola e famiglia sono due aspetti che devono completarsi a vicenda – il commento di Maria Rosaria Di Tuoro, presidente del CGD Pollena Trocchia – ma, anche se siamo lontani dai tempi in cui esistevano classi differenziate per i diversamente abili, c’è sicuramente ancora tanto lavoro da fare; bisogna riconoscere, però – continua – che il lavoro maggiore va fatto proprio in famiglia: ancora esistono persone che, per paura o per vergogna, tendono a nascondere i problemi dei figli”. Parla con pertinenza e cognizione di causa la Di Tuoro, ma sicuramente quello che descrive non è il caso della maggioranza dei genitori intervenuti all’incontro di ieri pomeriggio, i cui occhi si illuminavano d’orgoglio ad ogni commento sui loro bambini spesso definiti non “diversi”, ma “speciali”.

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