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PRESENTATO IL LIBRO ’FUOCHI DEL VESUVIO’

Fabio Birotti ’sventra’ la leggenda della Madonna di Castello

Leggendo questo libro si avrà la sorpresa di provare un leggero turbamento. Quasi risucchiati verso nuovi interrogativi e dubbi. Si tratta di una ebbrezza emozionale...

giovedì 23 giugno 2011, di Mauro Romano


La chiesa dei SS. Apostoli in Nola, ormai relegata a tempio della cultura nolana - intesa nel senso più ampio del termine - figura in tutto il suo splendore non solo per la presentazione del libro del prof. Fabio Birotti, ‘Fuochi del Vesuvio’, riti e pratiche devozionali per la Madonna di Castello, ma anche per il colpo d’occhio che mirabilmente cadeva sulle opere pittoriche esposte dal maestro Michele Santonastaso, una quarantina di quadri raffiguranti paesaggi e ritratti in modo realistico, dal tratto deciso e fedele alla realtà o al personaggio rappresentato.

Il connubio, rivelatosi oltremodo appropriato, ha arricchito la scena
di suo già ravvivata dall’esibizione della ‘Paranza d’o Criscito’, esibitasi in due brani popolari al ritmo di ‘Nacchere e Tammorra’ che hanno suscitato nei presenti approvazione e compiacimento … e dalla degustazione finale offerta dall’enologo Francesco Giuliano della cantina avellinese ‘Fonte Novella’.

L’occhio, i suoni, la degustazione finale, sicuramente … ma l’attenzione si è subito impregnata sull’evento principe promosso nell’ambito degli ‘Incontri d’autore 2011’, a cura del comune di Nola e della Libreria Guida. La presentazione de ‘I fuochi del Vesuvio’, appunto.

Lo scrittore, già dal primo intervento si mostra padrone della materia trattata e difficile da cogliere ’impreparato’ ... anche quando la discussione scivola su binari ‘attigui’, quando riferimenti ed accostamenti fanno l’occhiolino alla festa ed alla tradizione dei ‘Gigli’, in auge a Nola in questo periodo con un ricco programma meglio definito nel contesto del ‘giugno nolano’.

Gli ‘assist’ sono sapientemente orchestrati dai preparatissimi moderatori, il giornalista Antonio Russo e l’avvocato Maria Almavilla, capaci di intercalare più volte tra il ‘mito di casa’ e i ‘fuochi’, in virtù del loro spigolare tra le pagine vibranti di una tradizione immortalatasi, oseremmo dire, fuori l’uscio di casa.

Eppure nessun riferimento, sebbene degno di rispetto e lode, è stato in grado di offuscare il fascino di cose da considerarsi ormai ‘desuete’ ma che comunque conducono nell’indefinibile scenario di “Un santuario mistico e carnale, sublime e ovvio, tenero e osceno, misero e prezioso, di memorie e di attese, d’immagini già viste e nuove” …

“Il tutto giocato e tenuto nell’ansia di attese non definite, tra la realtà di un canto, la sensualità di una danza, le vibrazioni di una tammorra, il vociare di una mangiata e la ciclica necessaria reinvenzione di dolci giorni di festa e di sudori acidi”.

L’assessore alla cultura dell’Ente bruniano, la prof. Maria Grazia De Lucia, nel confermare meriti all’autore raccolti da tante sue conoscenze, entra nella parte riferendo sensazioni personali dovute ad una sensibilità che ‘sversa’ sapientemente su quanto trattato.

“L’essere umano non può esimersi dall’avventurarsi nei sentieri dell’incerto del misterioso, del sensazionale … e di considerarla componente, marginale o meno, della propria esistenza”, afferma prendendo la palla al balzo. Uno spicchio di sale, insomma, per insaporire l’essenza di una vita che forse, in termini più attuali e moderni, potremmo definire con l’espressione evocativa/augurale, “Non smettere di sognare!”.

A conferma facciamo ancora riferimento alle ‘magie’ rivelateci con una seducente, verosimile induzione quantomeno alla curiosità: “Leggendo questo libro si avrà la sorpresa di provare un leggero turbamento. Quasi risucchiati verso nuovi interrogativi e dubbi. Si tratta di una ebbrezza emozionale che coglie chi, devoto o laico razionalista, si affaccia, sia pure attraverso la pagina stampata, su tutto questo mondo di suoni, di balli, di voci, di tammurriate, di commozioni e di gesti che dicono di una Madonna, che secondo la leggenda e la storia rinata dalle ceneri del Vesuvio, sia sempre pronta ad accogliere chiunque vada a farle visita, in particolare se è in grado da farlo dedicandole un canto, un ballo, una suonata”.

Così, accalappiati dall’elemento ‘vertigine’ ed ammaliati dalla calamita esplicativa del prof. Fabio Birotti, non abbiamo avuto il tempo di annoiarci nemmeno per un attimo! Merito della professionalità dell’etno/antropologo che svolge attività di ricerca presso l’università degli studi di Napoli ‘Suor Orsola Benincasa’, collaborando con la cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari tenuta da Vincenzo M. Spera nel corso di Laurea in turismo per i Beni Culturali.

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