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Perquisita anche l’abitazione dell’uomo che ha favorito la latitanza del boss Di Domenico

Nascondeva arsenale nella pescheria

venerdì 24 giugno 2011, di Gabriella Bellini


DA METROPOLIS DEL 24 GIUGNO

Cimitile. Quando i militari sono arrivati nella sua pescheria, in una zona centrale del paese, non c’era ancora nessun cliente. Ma tra le cassette di pesce e frutti di mare Nicola Di Palma (nella foto) nascondeva ben altro: una pistola, una bomba carta, munizioni, e non soltanto. L’uomo, 40 anni, commerciante è ritenuto dagli inquirenti elemento di spicco del clan Di Domenico, della cosca camorristica era probabilmente uno degli armieri. Nel negozio dove lavora i carabinieri del Nucleo Investigativo di castello di Cisterna (agli ordini del capitano Michele Meola) hanno trovato oltre alle armi anche un rivelatore di frequenze per microspie e un giubbotto antiproiettile oltre a 12.810 euro in denaro contante e assegni per 41.000 euro nonché 5 carte d’identità falsificate. Di Palma è stato quindi arrestato per detenzione illegale di armi e munizioni, ricettazione e possesso ingiustificato di valori aggravati dell’articolo 7 della legge Falcone. In pratica tutto il denaro che i militari hanno trovato nella sua disponibilità era, secondo gli investigatori, destinato a favorire le attività illecita della cosca di cui fa parte. Sul ruolo che ricopre all’interno del clan continuano ora le indagini degli uomini di Meola. In particolare l’arsenale di Di Palma era composto da una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa e 2 caricatori e di altra pistola semiautomatica calibro 7,65 con caricatore (risultata rubata l’11 settembre del 2006 a un 30enne di Camposano) nonché di 94 cartucce calibro 7,65, 8 cartucce calibro 12, 7 cartucce calibro 9, 22 cartucce calibro 38 special, 10 cartucce calibro 357 magnum ed una bomba carta. Quest’ultimo ritrovamento non fa escludere che la cosca si stesse preparando ad un nuovo attentato, diversi episodi hanno “infuocato” le ultime settimane nell’area nolana in coincidenza di alcune “scarcerazioni” eccellenti della famiglia dei Di Domenico e l’allontanamento del boss Marcello che si era reso irreperibile. Fino al 21 giugno quando proprio i militari di Meola lo hanno arrestato. Ieri, intanto, i carabinieri hanno perquisito l’abitazione di Felice Librera, il 39enne residente proprio a Cimitile, che è stato arrestato con il capoclan tre giorni fa perché lo ospitava in una sua villetta a Mondragone (Caserta). A casa sua è stata trovata una pistola semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa e 39 cartucce.

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