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Ottaviano. Caso Italgest, condannato l’ex sindaco Giovanni D’Ambrosio

martedì 26 luglio 2011, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Caso Italgest:sentenza di condanna definitiva per Giovanni D’Ambrosio, ex sindaco della cittadina: tre anni e sei mesi di reclusione, interdizione dai pubblici uffici, reato continuato in concorso formale e peculato. Con lui condannato anche Vincenzo Prisco,all’epoca dei fatti, ragioniere comunale. Un vero e proprio terremoto politico, quello che si è abbattuto nella cittadina ottavianese, dove la notizia della sentenza di condanna, attesa da più parti, ha completamente cancellato la figura di D’Ambrosio dal panorama politico locale per una condanna penale che più di tutto lo allontanerà per sempre dal mondo politico. Dieci pagine di accuse e difese, ma soprattutto dieci pagine dove in sintesi il vero reato risiede nel non aver controllato in qualità di sindaco ciò che non era di competenza esclusiva del collegio dei revisori dei conti, come si legge nella stessa sentenza, e aver cosi generato il dissesto economico circa le irregolarità che portarono le casse comunali ad un dissesto economico e conseguente sigillo attraverso l’Italgest, quella che all’epoca dei fatti fu ribattezzata come “una truffa di 13,972 miliardi di lire”. Eppure, nonostante il lavoro della difesa portato avanti con ricorsi dall’avvocato Consiglia Fabbrocini, il fascicolo della sesta sezione penale della Corte suprema di Cassazione parla chiaro, D’Ambrosio è colpevole: ma di cosa? Mentre da una parte si evince l’assoluzione piena per il reato di corruzione, l’uno relativa a prestiti di somme di denaro, l’altra a due assunzioni, di parenti presso la stessa Italgest, che la stessa Corte di Cassazione ha definito non valide dal momento che le assunzioni, ed in particolare quella del fratello e del nipote, risale ad un “epoca in cui il D’Ambrosio non era ancora sindaco” su eventuali prestiti di somme di denaro, l’unico responsabile era invece il tesoriere. Ed è per quest’ultimo che l’aggravante risiede nel ruolo che “il ricorrente aveva come attivo e propositivo - si legge nella sentenza – ed in ogni caso agevolativo delle illecite finalità perseguitate dai Chiacchio”. Un incubo per D’Ambrosio che dopo i tre gradi di giudizio lo vedono come “imputato in un contesto di consapevole compartecipazione ai fatti contestati anche dopo il luglio del 1992 e segnatamente dal settembre 1993 al maggio 1995”. Insomma un fulmine a ciel sereno per D’Ambrosio che cosi dice addio al panorama politico, per lui infatti primo fra tutti la decadenza dalla carica di consigliere comunale, arrivata dopo le ultime elezioni amministrative dove, candidato a sindaco, era uscito sconfitto al ballottaggio con l’attuale sindaco Mario Iervolino. Ma anche una condanna che citante cause ostantive alla candidatura non potrà più né candidarsi né avere diritto al voto, un interdizione dai pubblici uffici perpetua che mette cosi un punto alla politica di D’Ambrosio, conosciuto in città come “o’ Cappottaro”.
(Metropolis 26 Luglio 2011)

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