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Somma Vesuviana, abusivismo in pieno Parco del Vesuvio. Il presidente della Fondazione Lacryma Christi si difende

domenica 31 luglio 2011, di La redazione


Somma Vesuviana. Dà la sua versione dei fatti Giacomo Tuorto, il presidente della Fondazione Lacryma Christi di Fontana Cupa del Vesuvio Onlus a cui il Corpo Forestale di Ottaviano prima ed i carabinieri della locale stazione poi hanno sequestrato un immobile abusivo di 160 metriquadri nel cuore del Parco del Vesuvio. L’81enne, denunciato dalle forze dell’ordine per abusivismo e per una successiva violazione dei sigilli, padre del consigliere comunale della maggioranza del sindaco Raffaele Allocca, Nello Tuorto, ha scritto una lettera alla redazione nella quale spiega le sue ragioni. L’uomo si difende ammettendo l’abuso che però, a suo dire, non è totale, ma "semplicemente è una difformità rispetto alla documentazione in suo possesso". La tesi, il presidente Tuorto, la presenta nella sua richiesta di dissequestro del manufatto abusivo. "Nel relativo sopralluogo anche del tecnico comunale di Somma Vesuviana, si accertava che i lavori afferenti al predetto manufatto erano stati eseguiti in parziale difformità al rilascio di apposita D.I.A. autorizzata dal Comune di Somma Vesuviana, atteso che, i verbalizzanti descrivevano che in loco vi era u nmanufatto di circa mq. 160 per un’altezza di mt. 3,00 circa, completamente interrato, con solaio di copertura ancora da completare, parzialmente difforme rispetto a quanto descritto nella D.I.A. autorizzata dal Comune di Somma Vesuviana (30.07-08) col nulla osta anche il Parco Nazionale del Vesuvio (14-11-08)" recita la richiesta di dissequestro presentata al Gip di turno dall’anziano presidente."In particolare, anche a seguito della documentazione esibita si evidenziava la realizzazione all’interno dell’area di proprietà della Fondazione riportata del Comune di Somma Vesuviana, di un manufatto di dimensioni diverse rispetto a quelle riportate e descritte nella D.I.A. ad oggetto, tra l’altro, la ristrutturazione di un pozzo esistente per l’accumulo di acque piovane, poiché è questa l’opera oggetto di sequestro". Dunque era intenzione della Fondazione riqualificare un vecchio fabbricato, ripristinare la vecchia recinzione e ristrutturare il pozzo per la raccolta delle acque piovane " dando priorità a quest’ultima poiché indispensabile per le attività di irrigazione e di trattamento delle viti impiantate". "Così si è proceduto, in primis, a ripulire il vecchio pozzo di raccolta da tempo in disuso, per poi procedere agli interventi di ristrutturazione dello stesso. Proprio nell’esecuzione delle preliminari opere di sgombro e verifica dello stato del vecchio pozzo, si è riscontrato che, verosimilmente, nel corso degli anni, buona parte del pozzo, la cui profondità era originariamente di oltre metri 5 per circa mq. 40 di perimetrazione, così come riportato nei grafici allegati alla D.I.A.; risultava ostruita e di non facile recupero se non con l’impiego di specialistiche attrezzature per l’escavazione di pozzi"." Tale impedimento è stato l’unico e vero argomento che, in perfetta buona fede ci ha spinto ad ipotizzare la possibilità di evitare il ricorso a lavori con utilizzo di attrezzature pesanti ed invasive, in pieno Parco del Vesuvio, e fermarsi nella opera di ristrutturazione del preesistente pozzo ad una profondità di metri 3 in luogo degli originari metri 5, ampliando la perimetrazione al fine di ottenere approssimativamente una capacità di contenimento d’acqua sufficiente al fabbisogno dell’impianto viticolo, dotando il pozzo in corso di ristrutturazione di un più agevole e meno pericoloso accesso per le operazioni di ispezione, di manutenzione ordinaria e di pulizia". "In buona sostanza si intendeva passare da una vasca di profondità di metri 5 circa ad una vasca di perimetrazione più ampia ma con una profondità notevolmente inferiore, migliorando le possibilità d’accesso al pozzo, che comunque resta opera completamente interrata.
Questo è il fatto storico, queste le motivazioni e l’animus che mi hanno mosso nell’esecuzione delle attività ancora non completate, finalizzate alla ristrutturazione e soprattutto riutilizzo del pozzo per i fini agricoli descritti. A fronte di tutto ciò, c’é da constatare, un forte accanimento da parte di qualcuno operante o residente nei paraggi della proprietà della Fondazione, il quale, pur di contrastarne le iniziative, chi sa per quali oscure motivazioni; oltre a segnalare con isistenza reati inesistenti alle forze dell’ordine, è arrivato fino al punto di incendiare la cassetta Enel ed il contatore intestato alla Fondazione. Per tale fatto s’é provveduto già a sporgere apposita denuncia contro ignoti il 26 luglio scorso".

Messaggi

  • Egr. Direttore,
    leggo sempre con piacere ed interesse il suo giornale online in particolar modo gli articoli che riguardano il mio paese.
    Mio malgrado però le faccio notare l’accanimento del suo “giornalista” Di Matteo, nei confronti di alcune persone.
    Mi spiego meglio non ho gradito l’articolo dove si parlava di chissà di quale grandissimo abuso edilizio “Una violenza incarnata da una colata di cemento tra i vigneti del Parco nazionale del Vesuvio” così citava il giornale.

    Invece nell’articolo dove il Prof. Tuorto si difende leggo che si sta cercando anche con molti problemi, di realizzare un pozzo, ristrutturando un manufatto già esistente per poter poi servire al vigneto.
    Allora, caro direttore, le dico, meno male che ci sono ancora persone che con impegno, coraggio e difficoltà cercano di coltivare i campi (ormai abbandonati) valorizzando i prodotti tipici locali, portando così il nome della nostra cittadina in giro per il mondo non soltanto per la triste cronaca che spesso ci capita di leggere.

    Siccome amo passeggiare per la montagna, percorrendo la strada (cupa fontana) di qualche centinaio di metri oltre la proprietà della Fondazione si possono notare dei bellissimi fabbricati tutti in cemento armato, a due piani, ancora in fase di realizzazione e completamente mascherati, per le quali non si parlato e non si è fatto neanche un servizio.

    A questo punto, credo davvero che il cronista abbia voluto far comparire infierendo con ricamini vari soltanto contro il Consigliere Comunale piuttosto che parlare con dati certi sull’abuso edilizio realizzato da suo padre.

    Scrivendo quell’articolo il "giornalista" a soltanto fatto divertire gli avversari politici del Consigliere con commenti molto forti.

    Tempo fa lo stesso “giornalista” aveva apostrofato chiamandolo “tombarolo” un altro bravo professionista, Angelo Di Mauro il quale anche lui con il suo Impegno, il suo Lavoro e le sue Opere ci fa riscoprire i fasti di un tempo, divulgatore di usi, costumi e tradizioni del nostro amato paese e nonostante avesse in casa propria piccoli reperti regolarmente dichiarati fu accusato come un delinquente comune.

    Di Matteo faccia il cronista facendo attenzione a dire la verità senza offendere.

    • egr. Sig Antonio, credo che inutile ed ipocrita sia l’articolo del giornalista che dovrebbe anche scusarsi con le persone offese. Ma forse non ha letto bene gli articoli.

    • Egregio lettore rigorosamente Anonimo, lei dice di leggere "con piacere ed interesse questo giornale" . Io aggiungerei che però lo fa anche con un pizzico di distrazione il che rende il suo intervento un attacco personale più che una riflessione seria su una piaga come quella dell’abusivismo. Andiamo con ordine però. La prima confusione lei l’ha fatta proprio sulla sostanza di ciò che lei ha letto. Lei crede, o vuol credere, di aver letto un articolo. In realtà lei ha letto una lettera che riporta stralci dell’istanza di dissequestro che il prof. Tuorto presenterà all’autorità giudiziaria. Abbiamo accolto le parole del presidente della Fondazione per un sacrosanto diritto di replica che spetta a chi finisce sulle prime pagine dei giornali (così come a suo tempo accogliemmo quelle di Angelo Di Mauro). Poi saranno altri a giudicare. Lei dunque, che penso si ritenga un anonimo-perspicace, comprenderà che chi presenta un’istanza di dissequestro adduca le sue ragioni rispetto a quelle di chi ha posto i sigilli al manufatto (ci sarebbe anche una questione di violazione degli stessi, ma questo è un altro aspetto). Ancora. Lei parla di pozzo e quant’altro. Anche in questo caso sarà la magistratura a guardare le carte e a decidere se quello messo in piedi è un pozzo o meno. Sulla questione della coltivazione della terra io sono scettico. Ben vengano persone che rivalutino i terreni e le produzioni vesuviane, ma smettiamola con la scemenza dei prodotti tipici in tutto il mondo e bla bla bla. Il vesuviano, da un punto di vista agricolo è squalificato, svilito e tagliuzzato (basta ricordare che si è perso anche la provvisorietà dell’igp sull’albicocca vesuviana) per tutta una serie di ragioni che come ben comprenderà non sto qui a spiegarle. Veniamo al problema dell’abusivismo e sullo spazio che dedichiamo su questo giornale. E qui le spiego anche perché lei è un distrattamente-anonimo. Noi, nel momento in cui c’è una denuncia lo riportiamo (rispettando, per quanto si può la privacy dei denunciati). In questo caso però il denunciato è il papà di un consigliere comunale il che dà clamore alla notizia. Lei ritiene che i cittadini siano uguali. Si, aggiungerei io, ma solo di fronte alla legge. Di fronte all’atteggiamento pubblico no. Per me, ma è un’opinabile opinione personale, gli amministratori debbono sottostare ad una serie di adempimenti più ferrei rispetto agli amministrati. Le ricordo che fare "vita pubblica" comporta degli onori, degli oneri, dei vantaggi (e mi creda, in questa italietta, sono belli corposi), ma anche degli svantaggi. La mia meraviglia piuttosto sta nel fatto che la politica, proprio in questo caso, non sia intervenuta (come del resto in tutte le cose di questa cittadina dove regnano sovrani silenzio ed anonimato). Sul fatto che lei passeggi in plein-air tra casermoni a due piani nascosti tra i frutteti che lei ritiene abusivi senza denunciare il tutto non entro nel merito. I conti li fa con la sua coscienza di cittadino. Sulla questione Di Mauro aspettiamo che il buon Angelo possa dimostrare le sue ragioni all’autorità giudiziaria. Anche in quel caso, come in molti altri, saremo ben lieti di ospitare le sue parole sulla nostra testata giornalistica.

      Tanto le dovevo Gaetano Di Matteo

      P.S. Noto con particolare piacere che lei è dotato di una spiccata verve comico-anonima. Ma le posso garantire che può anche togliere il virgolettato quando scrive di me che sono un giornalista. Sono iscritto all’Ordine. Che le piaccia o no.

  • Volendo dare per buoni i permessi acquisiti dal sig. tuorto essi sono scaduti: ricordo ai difensori e agli accusatori di turno (e di tuorto) che la DIA è una denuncia di inizio attività, attività edilizia che deve iniziare entro l’anno dal giorno di rilascio e terminare entro tre anni dallo stesso, pena la sua decadenza.
    Tanto per onor di verità. Taluno vi saluta

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