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Somma Vesuviana, i terreni della Villa Augustea diventano di proprietà del Comune. Ora bisogna reperire nuovi suoli per permettere gli scavi ai giapponesi

lunedì 1 agosto 2011, di La redazione


Somma Vesuviana.I terreni del sito archeologico della “Villa Augustea” saranno gestiti direttamente dal comune di Somma Vesuviana. A prenderne atto il consiglio comunale che nella serata di giovedì ha accettato la donazione effettuata dalla fondazione Romualdo Del Bianco di Firenze. A votare positivamente, in un’assise che ha visto l’assenza del sindaco Raffaele Allocca per motivi di salute, la maggioranza senza l’ausilio dell’opposizione che per l’occasione ha abbandonato l’aula. L’unico consigliere a votare con il centrodestra è stato Gennaro Aliperta che nel parlamentino di Palazzo Torino rappresenta Sel (Sinistra Ecologia e Libertà). I terreni in questo momento sono in comodato d’uso gratuito al The National Museum of Western Art di Tokyo il quale sta effettuando gli scavi dagli inizi del 2002. Questo atto del consiglio comunale ha riacceso un faro su quelli che sono gli scavi, stando agli studiosi, nella villa patrizia più sontuosa ed importante dell’intera provincia di Napoli. Tutto ciò perché a marzo di quest’anno è scaduto la concessione che il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha assegnato alla fondazione fiorentina Del Bianco la quale a sua volta l’ha girata agli studiosi dell’università di Tokio. Ora il termine ultimo per rimettere gli archeologi sulle tracce degli antichi reperti romani a Somma Vesuviana è dicembre, dopodiché sarà un salto nel buio. Il rifinanziamento degli scavi per i prossimi 5 anni infatti è strettamente subordinato alla previsione scientifica che il team di studiosi giapponesi sta effettuando. Una previsione legata al rinvenimento di nuovi reperti e di una nuova porzione di Villa che potrebbe essere molto più vasta di quella che è stata portata alla luce. Il nodo quindi sarebbero i nuovi scavi da effettuare su dei suoli che in questo momento l’equipe scientifica del Sol Levante non ha disposizione. Fino a pochi mesi fa erano in piedi una sorta di trattativa privata del comune con i proprietari di un fondo di 2mila metri quadri, ed un esproprio di quasi 6mila metri di terra. Di entrambi al momento non se ne sa nulla. La certezza starebbe nel fatto che la seconda particella, quella da quasi 6mila metri quadri, stava per essere acquistata da un imprenditore locale disposto ad offrire sei volte il valore dell’esproprio quantificato dall’Ente comunale sommese. Secondo indiscrezioni nelle intenzioni dell’imprenditore la particella sarebbe stata divisa in tre parti ed una di queste donata al Comune di Somma Vesuviana il quale a sua volta, divenuto proprietario dei terreni, l’avrebbe messa a disposizione dei giapponesi. Poi l’intoppo, derivante dal fatto che lo stesso imprenditore avrebbe versato la caparra, ma non avrebbe ancora conseguito il totale acquisto dei terreni. Da qui la situazione di stallo che ha messo in stand-by la delicata vicenda che potrebbe veder sfumare la prosecuzione degli scavi dell’Università di Tokio, a meno che in intervenga il comune a sbrogliare l’intricata matassa.

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