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Cimitile, Felice Gaetano astro nascente del calcio azzurro

sabato 13 agosto 2011, di Domenico Maione


Cimitile. Si racconta che il suo provino per entrare nelle fila del Napoli durò pochi minuti, tanto che papà Gianfelice temeva fosse stato scartato. Era invece bastato un baleno agli attenti scout azzurri per intuire le potenzialità del baby prodigio. Troppo palese l’enorme tasso tecnico per restarne indifferenti, troppo efficaci il cambio di passo e il tiro per lasciarlo relegato ai campetti di provincia prima, e per non resistere alle offerte delle big poi. Per Felice Gaetano, classe ’96 oltre che cristallina, parla il “Torneo di Viareggio” edizione 2011 (categoria “Giovanissimi”), vinto da protagonista, come certifica il premio “Miglior talento del torneo” ritirato al termine della competizione, e i due gol risolutivi messi a segno in finale e in semifinale. Giusto perché i campioni, o aspiranti tali, emergono nei momenti decisivi.

CARATTERISTICHE - Estroso ambidestro, può ricoprire la linea mediana centrale, che viene illuminata dalla sua brillante regia, assistita da un’ampia visione di gioco, come la trequarti, dalla quale ha miglior modo di liberare conclusioni velenosissime, anche da calcio piazzato. Agile e scattante, resiste agli urti in quanto dotato di una fisicità che poco si addice alla sua tenera età. I suoi talloni d’Achille sono il colpo di testa e la scarsa concentrazione, messa in campo qualora ci si debba misurare con avversari più alla mano. Ma niente paura: neanche Diego Maradona era un portento nella prima materia, sebbene gli inglesi abbiano comunque dovuto cedere il passo, e in Serie A il giovane scugnizzo troverà sempre rivali di un certo spessore...

FUTURO - Il prospetto napoletano, per le sue indubbie qualità, è stato sovente oggetto di avances. Rispedite al mittente, in ossequio alla linea societaria imposta dal diktat presidenziale “voglio investire sui giovani”, per effetto del quale l’appetito Gaetano si allena e dorme a Castelvolturno, dove si sta diligentemente e sagacemente forgiando il futuro partenopeo. Ragion per cui, sul cancello della fucina azzurra, c’è idealmente affisso un cartello: "Giù le mani dall’oro di Napoli, giù le mani da Felice Gaetano!".
Gli addetti ai lavori ti hanno accostato a Pirlo per le geometrie che sei in grado di tracciare sul campo da gioco. Sei d’accordo o ti senti di dissentire, perché magari prendi spunto da qualche altro giocatore?
Il mio calciatore preferito è Andres Iniesta del Barcellona. Lo osservo spesso nei suoi movimenti e cerco di apprendere qualche trucco. Ciò non toglie che il paragone con Pirlo mi lusinga molto.
Che giocatore sei, al di là dell’aspetto meramente tecnico-tattico?
Sono un giocatore che gioca per il gruppo, umilmente e senza esaltarmi. Sono contento solo quando giochiamo insieme divertendoci!
Come ti trovi al Napoli? La società dà importanza al settore giovanile?
Mi trovo bene. Adesso le cose stanno migliorando molto in questo senso.
Oltre al calcio, coltivi qualche hobby?
E’ un’attività che ha a che fare sempre con la sfera, ma invece di giocare con i piedi si gioca con le mani: è il calciobalilla (ride, ndr)
Il rendimento scolastico è come quello calcistico?
Non credo proprio! (ride, ndr)
In quale occasione hai capito che il calcio poteva essere la tua vita?
Non c’è mai stato un momento particolare. Semplicemente, non riesco a stare senza toccare un pallone. Anche per strada: qualsiasi oggetto sferico trovi, ne faccio uso.
Per il resto, Felice è un ragazzo come tanti. Di quelli che si diverte a giocare a pallone. Di quelli che il calcio smette di essere sinonimo di “scommessopoli” o “calciopoli”, e torna ad essere ciò che deve essere: un gioco. Il più bello che esista.

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