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Ottaviano. Crisi economica: attività commerciali in declino

I dati del registro commerciale confermano che solo nel 2010 circa tredici attività hanno chiuso per crisi economica

domenica 14 agosto 2011, di Giovanna Salvati


Ottaviano. “Ho chiuso il mio negozio perché la mia attività non andava bene, purtroppo chiunque cerca di aprire un negozio qui non trova fortuna”. Amarezza nelle parole di un giovane, A.V. che ha dovuto chiudere la sua attività commerciale per crisi economica. Ha appena 36 anni e aveva provato ad investire in un’ attività nel settore dell’abbigliamento nel centro cittadino, solo tre anni di sacrifici, di illusioni, di entusiasmo, per poi rassegnarsi e con la tristezza nel cuore è stato costretto ad abbassare la serranda e affiggere il cartello fuori al negozio “Affittasi”. Non è l’unico e forse non sarà nemmeno l’ultimo, sono tredici le attività commerciali che nel giro di un anno hanno dovuto chiudere, lo dice il registro delle attività commerciali che ogni anno, attraverso un censimento sul territorio, stila un bilancio di quante attività si insediano e quante altre invece chiudono. Ma è l’estate che riesce a mettere a nudo le problematiche affrontate in maniera poco decisa e che inevitabilmente suggerisce assumerci maggiori responsabilità. Ed è leggendo quel report delle attività che si entra in possesso di un dato che regala uno scenario di una città che muore lentamente. Un controsenso? Forse si, se si pensa che da sempre Ottaviano si è distinta per la qualità delle sue attività commerciali. Basti pensare che l’antica dinastia dei Medicei aveva accompagnato e tramandato la piccola cittadina con l’appellativo di “paese dei signori” dove benessere economico, culturale e commerciale erano gli unici cavalli di battaglia di un paese, che oggi forse con amarezza rispolvera da un libro la sua storia e a cerca di mantenersi a galla in un mare dove inevitabilmente qualcosa oggettivamente sta cambiando. “Qui nessuno fa fortuna negli ultimi anni perché ormai tutto fuggono da Ottaviano che non piace più a nessuno”. Cosi c’è chi cerca di rispondere dando una papabile motivazione alla crisi che investe i diversi settori dell’economia cittadina e considera preoccupanti le gravi criticità che si registrano nel ramo produttivo: dal comparto agricolo all’edilizia, del commercio, settori che, nel corso degli anni, avevano consentito non solo la crescita delle imprese, ma permesso alla città di investire sul futuro in termini anche sociali e civili. Il tutto però ormai sembra solo un ricordo lontano. Una sala giochi, un bar, una pizzeria, un negozio di abbigliamento, un minimarket, e persino un calzolaio: queste alcune delle realtà chiuse per crisi economica. Uno scenario che si ripercuote soprattutto nelle fasce più deboli come i giovani che si ritrovano in un mercato che non offre lavoro, gli anziani che non fruiscono di adeguati servizi sociali ed ancora le famiglie che devono far fronte a tassazioni sempre più pesanti che gravano sui già magri bilanci. Il tutto con la complicità di un mutamento radicale dell’assetto urbanistico che inevitabilmente offre ancora una volta una stangata al commercio cittadino. Delicato cosi diventa il ruolo dell’amministrazione comunale ma anche delle stesse associazioni territoriali tese alla tutela del commercio che in questo frangente, dovrebbero trovare la capacità di guidare un percorso di ripresa e di ricrescita attivando una serie di incontri con le parti sociali e con tutti i soggetti economici per cercare soluzioni condivise che permettano alla città di uscire da una stagione negativa, che ormai persiste da ormai due anni.

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