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Tony e Danilo De Falco, padre e figlio. L’arte dello spettacolo in famiglia.

giovedì 18 agosto 2011, di Comunicato Stampa


Conclusa la serata, di routine si ritrovano in luoghi familiari a fare il bilancio degli eventi che hanno organizzato, discutendo come fanno i colleghi o semplicemente padre e figlio. E’ la storia di Tony e Danilo De Falco, due agenti di Somma Vesuviana, che da tempo si dedicano a procacciare voci talentuose, artisti di cuore e cantanti con una marcia in più.
Un passo indietro. Correvano gli anni ’60, l’epoca romantica e sana della musica osserverebbe qualcuno, e Antonio, noto come “Tony”, era già nel settore dello spettacolo con Italy 86, un gruppo di giovani appassionati in cui il suo ruolo di voce solista e batterista è stato determinante per vincere premi e concorsi canori. Poi negli anni ‘80 il primo 45 giri inciso con la casa di registrazione Baby. “Impossibile dimenticare -commenta commosso Tony-Su ogni lato c’era un brano: “Quando noi due” e “Di fronte casa tua”. Quest’ultimo realizzato con il grande apporto del maestro Antonio Seraponte purtroppo scomparso da pochi mesi”. E le due canzoni ben presto ebbero diffusione in tutte le radio campane con enorme successo tanto da approdare alle case discografiche in voga di Milano, Durium e Ariston, e alla Rca di Roma. Da lì una lunga carriera di De Falco padre nel campo della direzione artistica di numerosi festival musicali.
“Ho incominciato a cantare e suonare a soli otto anni. Suonavo ie sedute di compensato delle sedie, che si adattavano perfettamente a rullante della batteria. Stupivo chi mi ascoltava, ero capace di trasformarle in percussioni.-incalza Tony De Falco continuando con ironia- Ho suonato anche due fustini di detersivo che avevano appoggiati i coperchi di cartone capovolti e, poichè non avevo soldi per acquistare le bacchette, andavo a trovare il mio bassista, l’attuale cardiologo Rino Angrisani, che aveva un pò di giardino fuori casa. Così recidevo due rametti delle piante, ne facevo dei bastoncini e li utilizzavo per suonare: avevo la musica nel sangue”.
La prima vera batteria a 14 anni, ma la prima uscita in pubblico a 13 in occasione di un concerto in piazza Trivio dei Rokes, che giunsero a Somma con due tir per trasportare l’occorrente. “Piovve tre giorni, tuttavia l’ultima sera impugnai con determinazione il microfono come se avessi cantato da sempre.” Tony, così giovane, ebbe la lucidità di esibirsi di fronte a 50.000 persone “Una gioia immensa, un’emozione unica che ho vissuto con coraggio e testardaggine”. Trascorse gran parte della gioventù a suonare nei night e non era facile farlo, presupponeva davvero una grande professionalità. Bisognava cantare dal vivo, non come oggi che è quasi tutto in playback. “Nei locali, ora ci sono le discoteche, ero in un angolino con la batteria, non usavo quasi mai le bacchette, piuttosto le spazzole. Poi c’era chi suonava la tromba con la sordina e il piano.” E come tutti i ragazzini aveva un idolo, che in quel momento storico di rock, twist e musica leggera e di grande contenuto, era un simbolo di riferimento per molti: Peppino Di Capri con Il suo tono di voce, il suo genere, la gestualità, la compostezza e la delicatezza scenica. “Non solo lo conobbi, ma lo accompagnai con la batteria ad un congresso della Polizia nel napoletano cui partecipò anche Andreotti. Parlo di 35 anni fa, ma la scena è nitida, come appena vissuta. Che gioia! Una sensazione indescrivibile...”. Quella sera Peppino Di Capri portò solo il pianista personale e noi, gli Italy 86, avemmo l’onore di accompagnarlo, poi il giorno dopo sarebbe volato a Sanremo. “Lui era ed è tutto per me, come Fred Bongusto che ho conosciuto già in carriera di impresario. Ho vissuto da vicino anche Mario Musella, la voce solista degli Showmen. Con lui seduto accanto a me in auto scandivo il tempo dei brani”.
E quando De Falco padre in età matura ha guardato negli occhi il figlio ventunenne Danilo, ha confessato che ha riconosciuto da subito in lui un talento nella gestione della batteria, la sua celerità nell’apprendimento della musica senza che avesse studiato. “Fin da bambino ho avuto l’abitudine di suonare e portare il tempo battendo le mani sulle gambe e tastando a terra i piedi se ascolto un pezzo anche in televisione. Una sera con la coda dell’occhio osservai in silenzio la capacità di Danilo di fare lo stesso senza sbagliare. Non gli ho mai detto nulla, ma mi bastò poco per capire che anche nelle sue vene scorreva la musica”. Poi la seconda scoperta: il figlio aveva ereditato lo stesso grande interesse del padre a scoprire volti e voci nuove.
“L’agenzia di papà -dice Danilo De Falco- andava davvero forte, soprattutto quando decise di organizzare grandi eventi. Questa è una cosa che a me è sempre piaciuta, infatti a 12 anni ho iniziato ad organizzare le prime feste, ad esercitare come impresario di alcune sfilate. Il tempo mi ha permesso di capire che quella era la strada giusta per me. Così ci fu un viaggio a Roma, a Cinecittà. La prima volta che ho superato quella sbarra ho subito percepito un mondo magnifico. Notavo l’ambiente, cercavo di rubare con lo sguardo, di portare dentro quanto possibile”. Ed ora l’obiettivo da raggiungere è aprire un’agenzia di management e organizzazione eventi a Somma Vesuviana. Una sede stabile, anche se è fondamentale girare le grandi città del centro e del nord Italia, Roma e Milano.
“E’ un lavoro affascinante e molto meticoloso -insiste il giovanissimo Danilo- Mi soddisfa portare un ospite in un luogo. E’ trascorso qualche anno dalla mia prima esperienza, ma provo sempre la stessa emozione, se non più grande, quando organizzo una serata”. E fu davvero una soddisfazione ineffabile portare a soli 18 anni in esclusiva nazionale in un noto locale di Giugliano Alan Sorrenti a distanza di trent’anni dalla scena musicale. “Un vero professionista, sembrava ci conoscessimo da una vita”.
Oggi a Danilo De Falco basta dare uno sguardo a chi sale sul palco per riconoscere un talento. “Anche se non ha preso lezioni di musica e non legge il pentagramma -dice- ha una dote chi ha la caratteristica della padronanza e quella caparbietà di andare avanti e di relazionarsi con il pubblico, di trasmettere con energia quello che ha dentro”.
E’ proprio vero, ognuno ha una qualità. La sua, ereditata dal papà, è quella di esercitare nel mondo dello spettacolo, di farne ed esserne parte con cordialità e rispetto. Forse perchè mettere in atto il lavoro che piace diverte e fa sentire fortunati. “Di mio padre ho ammirato il modo che usava per intrattenersi al telefono con le case discografiche e le agenzie di management di Roma, Firenze, Milano. Lui era sempre cauto e attento nei dettagli, perchè ho capito col tempo che proprio questi ultimi fanno la differenza”.
Ora i giovani di successo si rivolgono alla segreteria artistica D&T (Danilo&Tony) Music di Somma Vesuviana, dove hanno l’opportunità di crescere e di esibirsi in pubblico. “Tutti vorrebbero diventare famosi, incidere dischi, avere fans, ma bisogna andarci piano. I primi requisiti sono l’umiltà e la volontà di ascoltare i consigli degli esperti. Ammettere di aver commesso un errore durante l’esibizione è importante: solo chi riesce a farlo e tende a migliorare ha tra le mani le carte vincenti. Ovviamente un pizzico di fortuna, lo studio, il talento fanno di un musicista un fuoriclasse”
Per molto lavoreranno a stretto braccio, con la carica degli appassionati, con la consapevolezza del loro bagaglio che parte dal concetto di famiglia e investe il settore del lavoro. Ma prima o poi Tony dovrà lasciare l’eredità assoluta a Danilo, come accade in qualunque società democratica e di principio che utilizza i validi insegnamenti per dar spazio ai giovani talentuosi.

di Simona Cerbone

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