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"Giornalista? No, grazie". "Honeste vivere, alterum non laedere, suum cuique tribuere"

mercoledì 24 agosto 2011, di Giovanna Salvati


“Siete solo mercanti di notizie, spacciatori della commedia umana”. Era Guy De Maupassant che lo scriveva nel suo capolavoro “Bel ami” e quanta amarezza in quelle parole che puntualmente fanno da preambolo a questo che più che un articolo, funge da riflessione. Riflessione mia. Nostra. Vi siete mai chiesti perché la maggior parte delle persone consumano corridoi delle edicole per comprare riviste di gossip o i giornali solo quando si parla male del proprio paese? Ovvio, perché più alta è l’indiscrezione, più cresce l’attenzione e la voglia di leggere. Gli amanti del pettegolezzo da portineria, i fedeli che giurano di godere quando si ascoltano i fatti altrui, o solo la semplice curiosità di conoscere gli intrighi targati per lo più di corna, sesso e politica, sembrano far gola a tutti.

Uno studio congiunto delle Università di Boston, della California e di Harvad ha stabilito infatti che il gossip non solo non fa male alla salute, ma possiede uno scopo socialmente utile perché serve a tenerci lontani dai guai, facendoci individuare i pericoli. A confermare tutto ciò persino un test sottoposto, risultato? Più la notizia riguardava il rinomato “inciucio” e più il grado di attenzione, accelerazione cardiaca ed eccitazione dell’uditore, cresce. Bhè, studi americani a parte, basta guardarsi nel proprio piccolo spazio di paese e quartiere per capire che questi americani hanno proprio ragione. Proviamo? Se la vostra vicina di casa vi parla di un pettegolezzo marcato tradimento o di un politico, sicuramente la vostra attenzione aumenta e il grado di curiosità lievita, se magari i protagonisti sono conosciuti in paese, o addirittura se voi li conosciate. Ecco allora che lo studio arrivato dagli stati uniti conferma il valore sociale di una notizia, se tale la si più definire, solo quando questa sfocia in un caldo e perché no, piccante, pettegolezzo. Ma quanto c’è di vero in cosi tanto raccontare?

Bisognerebbe domandarlo a chi, di un semplice pettegolezzo cittadino, riesce a farci un vero e proprio dossier, insomma il “mago giornalista”. Spiace deludervi, ma il giornalista non fa il mago, ma sembra, proprio per l’ultima pubblicazione a cura di Michele Partipilo “La deontologia del giornalista” viceversa è colui che riconosce tra i suoi doveri imposti quello “della liberà di informazione e di critica, limitata all’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è suo obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede” il tutto aggiunge “esercitare con assoluta correttezza il diritto di cronaca”. Insomma che si tratti gossip, cronaca nera o bianca che sia, il giornalista raccoglie i fatti, raccimola il materiale, interroga le parti e via con la sua penna a scrivere. Ricordate il buon Indro Montanelli come amava definirsi? Un mestierante. Lui metteva al primo posto la fiducia dei lettori, “senza la fiducia di chi ti legge non conti nulla, sei uno dei tanti. La fiducia la conquisti affermando la verità”,amava ripeterlo sempre. Questo significa che più ci leggono, più ci scrivono e più ci commentano e più apprezzano le nostre verità? Forse si, ma anche forse no. “La fiducia la conquisti anche scrivendo cose che alcuni non vorrebbero leggere”. Ebbene quando quelle parole però diventano troppo scomode, ruvide, secche, parole sagge, mai leziose, parole che non hanno mai voluto essere scuola di filosofia, ma che inducevano i suoi lettori a ragionamenti semplici ed efficaci, allora il gioco inizia a far scattare la querelle, o la querela, quella di facile uso nei nostri paesi.

Certo è da dire che non sempre i giornalisti scrivono parole sacre. E anche su questo Montanelli docet “chi riferisce di un fatto mentre accade può cadere in qualche inesattezza, l’importante è che, quando te ne accorgi devi riconoscerlo pubblicamente e chiedere scusa ai propri lettori”. E allora senza alcun timore, pronti a chieder scusa.

Ebbene se da una parte abbiamo lasciato il gossip che oggi purtroppo è l’unico che sembra inevitabilmente far notizia, sull’altro fronte abbiamo preso coscienza di un sistema di informazione sempre più legato ad interessi di parte, che limita la libertà di scrivere a penna sciolta. Un mondo, quello dell’informazione attuale a cui è saltato il riferimento di base dettato da Montanelli, la fiducia del lettore. Un lettore che per colpa di un sistema morboso che troppo spesso porta la macchia di politica, finisce per autorizzare qualche lettore ad offendere e denigrare la figura del giornalista, che ha solo un grande difetto: aver scelto di sposare la sua vocazione, raccontare ciò che gli altri purtroppo non sanno o non possono o vogliono leggere, ciò che gli occhi non possono vedere, osservando il principio che obbliga al rispetto della persona e quello della verità dei fatti.

A chiosa di questa riflessione mi piace pensare a Marco Travaglio quando a proposito di giornalisti che finiscono sempre nel mirino delle critiche dice “E’ ovvio, quando uno si informa è molto più difficile prenderlo per il culo”.

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