Home > Cultura > Ottaviano. Stemma ufficiale del Comune: quercia o castagno?

Ottaviano. Stemma ufficiale del Comune: quercia o castagno?

domenica 25 settembre 2011, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Cicerone insegnava “Alterius non sit qui suus esse potest” ovvero “non appartenga a un altro chi può appartenere a se stesso” e l’identità di ogni essere umano, la curiosità di scoprirla e comprenderla, il suo attaccamento alle radici e alla sua storia, la scoperta delle tradizioni come la conservazione per le stesse, lasciandosi affascinare dalla cultura e cullarsi dall’imparare, appartengono ai cittadini di ogni patria, un po’ come dire a mio avviso “sono di Ottaviano e me ne vanto”. Ebbene, se quella curiosità può appartenere a qualcuno per portar lustro, per far si che si possa sbandierare un altro tassello importante di uno spaccato cittadino teso alla rivalutazione, e si possa contribuire ad elencare ancora una volta un requisito positivo di un territorio, un’ occasione per imparare qualcosa, allora ne vale davvero la pena riflettere insieme. Mi chiedo: da dove nasce uno stemma? Per quale motivo si sceglie un simbolo piuttosto che un altro a rappresentare la propria città?Ottaviano vanta storia in ogni angolo del paese, si disseta da fonti inestimabili di storici locali, e delizia gli occhi tra un Castello Mediceo, masserie e perché no, angoli di quartieri storici, che se rispettati e rivalutati nel giusto modo, potrebbero davvero rappresentare anche il ripristino di uno sviluppo economico. Ma questa è tutt’altra storia. Storia di cultura e passione per la propria terra. Viceversa, è questione di iter storici, sulla scelta di stemma ed assodato che Ottaviano ne ha da vendere, questa è la domanda che mi sono posta questa mattina, da cittadina, uscendo dalla Chiesa di San Michele dopo il rituale religioso. Avvicinandomi all’acquasantiera ho infatti posato lo sguardo sul simbolo che essa sfoggiava e la mia, critica e giovane curiosità ,ha notato qualcosa di diverso: l’immagine sporgente, sfoggiata nella parte superiore del bassorilievo dell’acquasantiera, aveva qualcosa di non nuovo. L’oggetto disegnato infatti non era, o forse non sembrava, il castagno, albero simbolo del nostro comune. Scrutando con attenzione ho notato che la forma di quell’albero era simile ad una quercia. Certo, qualcuno potrebbe commentare “la differenza è poca”. Effettivamente come darvi torto, ma un albero stilizzato che sia, non cambia completamente la propria natura. E allora mi sono ricordata che quell’immagine l’avevo già vista da qualche parte: a confermare la mia memoria storica sono state le pagine del testo di don Luigi Saviano “Storia di Ottaviano”, è la sua penna a marchiare quell’emblema, della quercia come stemma ufficiale del comune. Basta spulciare infatti tra i documenti risalente al 1869 per vedere in calce la raffigurazione della quercia come stemma, in alto, al centro di ogni documento. Dopo qualche anno, la quercia viene stilizzata, rinchiusa in un anello e l’allungamento fa si che quello stemma che oggi vediamo riportato su una semplice carta intesta sembra essere un castagno e non una quercia com’era in origine. Insomma, che la quercia sia lo stemma ufficiale del comune di Ottaviano è storia, meglio conosciuto come "quercus ilex" appartenente alla famiglia del Leccio, (intorno alla chiesa di San Michele peraltro ve ne sono anche alcuni) e che quello che noi oggi chiamiamo volgarmente “logo” del Comune di Ottaviano sia quercia anche se non sembra: o è realmente una quercia imitata senza dettagli grafici, o è un castagno confuso con una quercia.Di fatto sul sito istituzionale si specifica che "Uno scudo sormontato da un elmo piumato con al centro una quercia su fondo azzurro, ornato alla base da un drappo rosso-blu con la scritta "Universitas Octajani". Dal Vangelo Secondo Matteo si legge “La bocca parla per l’abbondanza del cuore” e forse proprio perché si ama questa terra, i suoi pro e contro, a volte interrogarsi per toccare conoscenze nuove può rappresentare un valido contributo per tutti, d’altronde solo “chi si crede saggio, teme”.

Di seguito riportiamo lo stemma del Castello Mediceo nell’ingresso, e simboli araldi del Comune di Ottaviano

Messaggi

  • E’ lodevole interrogarsi sulla cultura e l’origine del proprio paese, ed è doppiamente lodevole se a farlo è una giovane cittadina. Non mi è mai capitato di soffermarmi sull’acqua santiera del santuario ma lo farò già stasera o domani mattina. Forse, e premetto forse, però anche nello stemma ufficiale del comune però mi pare di vedere una quercia, probabilmente la foto che lei ha riportato è integra della sua genuità di un documento d’archivio: disegnata a mano, come lo scritto sul foglio, e i caratteri regali ne dimostrano la straordinaria semplicità, oggi purtroppo persa. Riprendendo perciò l’immagine, qualche modifica, credo non voluta, è stata letale per la nostra storia. Buona Domenica. Grazie

  • Personalmente credo che l’albero che al meglio rappresenti il nostro Comune sia il loto.

  • Guardando con attenzione l’acquasantiera nella chiesa di SanMichele, ma anche le rappresentazioni dello stemma sulla balaustra prima dell’altare maggiore della chiesa del Rosario, oltre alla forma dell’albero si nota anche la forma del frutto, l’inconfondibile ghianda da quercia. L’albero in questione è il leccio, "quercus ilex" e lo si può ammirare all’esterno della basilica ottavianese, ve ne sono circa una decina in fila. La forma della foglia ovale, lunga e stretta trae in inganno, confondendosi con quella del castagno probabile ragione per cui nel passato venne sostituito nello stemma e poi rientrato nella sua posizione centrale nello stemma ottavianese. Il leccio, ricordate anche la strada, via Lecci e l’omonimo quartiere, ha avuto nel passato una valenza insostituibile nell’economia locale, veniva usato per la sua durezza nella realizzazione di ruote per carri, assi per solai, parti delle navi, come legna da ardere e talvota sostitito alla cugina roverella per la realizzazione delle botti, rientrando a pieno merito nell’economia del passato.
    Si narra che Ponzio Pilato, dopo aver condannato a morte Cristo avesse mandato due legionari ed un falegname a tagliare un albero per la costruzione della croce. Ebbena appena fuori dalle mura della città il falegname si avvicinò al primo albero disponibile e mentre cercava di sferrare il primo colpo d’ascia l’albero si frantumò in mille pezzi, come se fosse stato colpito da una saetta, Così avvenne per il secondo, il terzo il quarto albero. Giunti in un boschetto un magnifico leccio faceva bella mostra di se, il falegname ormai stanco ed impaurito alzò l’ascia e sferrò il colpo. L’albero non si distrusse ed il falegname riuscì nel suo intento. Il leccio aveva capito che sacrificandosi non avrebbe contrastato il disegno divino del Cristo. Lasciandosi tagliare preferì essere ricordato come l’albero maledetto sul quale era stato crocefisso Cristo, ma in cuor suo sapeva di essere stato l’albero che avrebbe sorretto il Signore nel momento più importante della sua esistenza, contribuendo così alla salvezza degli uomini.
    Sono molti i ragazzi di Ottaviano a sapere la storia del proprio stemma, mi dispiace che le maestre la ignorino, ma è solo colpa loro, se avessero letto i libri di Don Luigi Saviano questo non accadrebbe. Inoltre moltissime classi delle scuole ottavianesi tengono lezioni nel Palazzo Mediceo, di ogni ordine e grado!!!!!!!!!

    • Caro ottavianese doc,
      il suo sapere la storia di uno stemma, non la esula dalla conoscenza della lingua italiana o quanto meno dalla comprensione dei testi in lingua italiana: io non ho detto che ignoro la storia dello stemma, che non la conosco, viceversa ho fatto una semplice osservazione di come sono pochi i giovani che cercano di scoprire le proprie radici storiche di appartenenza. E poi mi perdoni ma credo ci sia una forte assonanza dalla storia che lei ha riportato (citando la fonte di provenienza) con quanto probabilmente si intendeva sollevare: e non è la storia di uno stemma, ma il perchè la quercia (stemma originario) nel corso degli anni sia diventato castagno (vedi stemma nostro comune). E poi credo che lei confonda la semplice visita al Castello Mediceo una tantum, con quelle che io reputo lezioni costanti e continue all’interno del Castello. Cioè almeno una volta a settimana sempre...magari con lei come docente, dato il suo sommo sapere! Maestra Anna.

    • Ma mi pare di capire che tra ottavianese doc e il presidente maurelli comunque c’è una grossa differenza...sono due tesi diverse o camminano insieme?Grazie per lo spazio che mi concederete.

    • Siamo alquanto confusi, anch’io sapevo la storia di Ponzio Pilato ma effettivamente nello stemma del comune io vedo un castagno,forse se si cerca qualche decreto di modifica si trova nel corso degli anni di amministrazione comunale, anche perchè potrebbe esistere qualche provvedimento ufficiale. Si potrebbe però chiedere lumi al professore Cimmino, è lui di solito in qualità di storico del paese a sapere tutto.

  • L’albero come simbolo, é la figura più diffusa, é presente sui 3 Livelli (Cielo, Terra, Inferni) collegando con le sue radici la morte, la vita terrena con il tronco e la vita futura (spirituale) con le foglie. La quercia è da sempre accreditata come il re degli alberi, con rilevante valenza simbolica e religiosa, essendo quasi universalmente considerata simbolo di durata nel tempo, di vita lunga, prosperità, dignità, maestosità, e soprattutto forza.
    La querceta è l’ultimo stadio nell’evoluzione di un bosco, può vivere migliaia di anni. I lecci le roverelle, i cerri, le farnie, le sugare regnavano sovrane su questo territorio sin dalla notte dei tempi. A loro sono legate innumerevoli storie, spesso seppellite sotto la pesantezza della religione cristiana. I querceti erano il ricovero delle streghe, in mezzo a loro danzavano nude durante i riti sabbatici con la luna piena che le illuminava e la grande quercia nera (il leccio)era uno dei simboli di vigore potenza e di grandi virtù. Quelle stesse virtù che, da quel che leggo, mancano a tantissimi ottavianesi e nonostante le belle parole, dietro si nascondono sempre piagnucolii e mediocrità. Per fortuna di insegnanti virtuose ce ne sono tante, molte tengono le loro lezioni sul Palazzo Mediceo e per i vicoli del paese, insegnano a Trappitella, ai Lucci alla Scotellaro. Ahimè alcune insegnavano alla D’Aosta, alla D’Annunzio ed era una emozione vederle con le proprie classi gironzolare per il paese a far domande, a fotografare, a disegnare. Mai nessuno degli insegnanti di quei fortunati allievi si è fermato davanti ad un diniego di un ente, anzi non sia mai chicchessia si fosse messo tra il loro lavoro, l’insegnamento e la negazione di un diritto per i propri allievi, quello di apprendere la storia del proprio territorio, la loro radice. Ma erano altri tempi e quegli insegnanti erano i figli della Montessori.

Un messaggio, un commento?

moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Chi sei?
I tuoi messaggi
  • Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.